Cinit è CULT (post Oscar!): l’incontro con il miglior film straniero, Il figlio di Saul

Secondo appuntamento con il ritrovato Cinit  – all’Img di Mestre – con le presentazioni questa volta a cura del saulSNCCI Triveneto (FB) e la collaborazione di Agis Fice Tre Venezie (FB). La manna del lunedì d’autore per tutti i cinefili della città Metropolitana. Il 7 marzo, questa volta alle 21.00, gli occhi del pubblico e dei nostri guru del cinema saranno tutti per l’ospite di casa Oscar, Il figlio di Saul, fresco di statuetta come Miglior film straniero.

Così ce lo presenta Cinit:

Ottobre 1944. Saul Ausländer è un ebreo ungherese deportato ad Auschwitz-Birkenau. Reclutato come sonderkommando, Saul è costretto ad assistere allo sterminio della sua gente che ‘accompagna’ nell’ultimo viaggio. Isolati dal resto del campo i sonderkommando sono assoldati per rimuovere i corpi dalle camere a gas e poi cremarli. Testimoni dell’orrore e decisi a sopravvivervi, il gruppo si prepara alla rivolta prima che una nuova lista di sonderkommando venga stilata condannandoli a morte. Perduto ai suoi pensieri e ai compagni che lo circondano, Saul riconosce nel cadavere di un ragazzino suo figlio. La sua missione adesso è quella di dare una degna sepoltura al suo ragazzo. Alla ricerca della pace e di un rabbino che reciti il Kaddish, Saul farà la sua rivoluzione.

 

La distorsionsaule della realtà che si abbatte sul protagonista del film e che lo abbandona a un inferno di desolazione e depredazione dell’identità e degli affetti, potrà trovare pace solo nella sicurezza di un ricordo puro e spirituale: la riconnessione con l’anima del figlio e la creazione di un posto sacro, unica terra che non potrà generare altri orrori come quelli di un genocidio e che non sia insediata di brutalità umana.

Una metafora struggente sul mito della degna sepoltura, Il filgio di Saul, racconta la liberazione del pianto del dolore attraverso la redenzione del rito.

Il figlio di Saul è un film duro, di rara poesia. Ci ricorda che l’umano è corrotto e corruttibile, e pertanto ci insegna a essere vigili di fronte alle esperienze e al senso che diamo alle cose. Chi è non-sense è perduto…

 

 

 

 

Un punto di non ritorno nella storia del cinema (Le Monde)

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