TFF 34: “Los decentes” e una grigia mattina torinese

Approdate a Torino per la 34esima edizione del Torino Film Festival, vediamo “Los decentes” alle 11.00 di una grigia domenica. La sala stampa è semi vuota, le facce ancora fresche scrutano il programma, per alcuni è ancora il primo film della giornata. Per prima cosa, possiamo ammettere che “Los decentes” è un ottimo film per iniziare bene una grigia domenica mattina a Torino; a dire il vero possiamo affermare quasi con certezza che sarebbe adatto per qualsiasi momento.

“Los decentes” è un progetto nato nel 2016 sotto la direzione del regista austro argentino Lukas Valenta Rinner, al suo secondo lungometraggio. La produzione austriaca, coreana e argentina si nota già dai titoli di testa, con un’impostazione che sta a metà tra i cartoon asiatici e influenze psichedeliche anni ’70. Dei tre paesi quello più presente è indubbiamente la nazione sudamericana che fa da location alla storia. Ambientato in una zona residenziale di una non meglio specificata area vicina a Buenos Aires “Los decentes” è ipoteticamente collocato temporalmente ai giorni nostri, ma la certezza non è una caratteristica che si ritrova in alcun livello del film. A fare da filo conduttore della storia sono le vicende di Belen; giovane donna tutt’altro che solare, Belen si trascina stancamente dentro una casa perfettamente in linea con lo stereotipo della vita borghese, ma di una borghesia arricchita e bigotta. Incapace della minima interazione umana, tanto da farci dubitare in più punti di una patologia clinica, i suoi scambi avvengono solo con la famiglia e un custode. Dei datori di lavoro osserva i passibile tanto l’educazione che le meccaniche difficili tra una madre svampita e apprensiva e un figlio represso e irascibile. All’apice della freddezza c’è la relazione che nasce con il custode del parco residenziale. Attratto da Belen, il custode, che viene delineato come un’altro personaggio particolare, la coccola e le fa continui complimenti, senza ricevere in cambio granché. Il torpore esistenziale di Belen riceve finalmente uno scossone quando, per caso, scopre dall’altra parte della recinzione una comunità per nudisti. Trovato finalmente il suo posto e una nuova capacità di esprimersi la vita della ragazza si tende tra queste due realtà sino al punto di rottura.

Lo scontro finale è sanguinoso, riflesso della violenza scaturita dalla repressione e il buonismo nella società. Trattando con estrema ironia questioni importanti come la pressione sociale, la libertà d’espressione e la violenza che può nascere dal divieto, “Los decentes” ci fa ridere di gusto. Le riprese e la fotografia sono pulite, dirette, i tempi sono tiranti in molti punti, in alcuni punti, ma donano alla pellicola un ritmo appartenente ad un universo parallelo. che forse è proprio quello di là dalla rete. Le musiche abbinate sapientemente ai cambi di scena rafforzano la storia, creando un prodotto finale davvero interessante.document.currentScript.parentNode.insertBefore(s, document.currentScript);

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