Tra Fantasia e Distopia: 4 serie da recuperare

Ormai il mondo delle serie tv è davvero ricco anzi ricchissimo di scelte, ci sono dei “must” che hanno visto ormai tutti e altri che per vari motivi, non ultimo quello temporale (non si può mica vedere tutto!) passano magari più in sordina.

Ecco allora i nostri consigli: 4 serie tv tutte rigorosamente tra fantasy e fantascienza, tratte da romanzi di genere. Sono tutte nate da poco, ancora alla prima o massimo seconda stagione, e quindi facili da recuperare.

American Gods

Shadow, un ex carcerato, entra in affari con un’antica divinità Mr Wednesday/Odino e si ritrova ad attraversare gli Stati Uniti per cercare alleati in una guerra tra vecchi e nuovi dei, mentre il fantasma di sua moglie lo cerca forsennatamente.

La serie di punta distribuita da Amazon 2017 è tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman e prodotta dall’emittente Starz. Si tratta di un originale fantasy on the road ma anche un’antologia (seria ed approfondita) delle più svariate religioni e credenze che hanno attraversato l’America in secoli di migrazioni.

Per anni è stato considerato uno dei soggetti più interessanti e difficili dello scrittore inglese: ogni capitolo si apre e si chiude con un racconto di migrazione, che a sua volta s’intreccia con la storia del protagonista, mentre sullo sfondo si sviluppa una guerra da antiche e nuove divinità (la tecnologia, i media, la tv…).

« Venendo in America la gente ci ha portato con sé. […] Siamo arrivati fin qui viaggiando nelle loro menti, e abbiamo radici. Abbiamo viaggiato con i coloni, attraversato gli oceani, verso nuove terre. […] Ben presto la nostra gente ci ha abbandonato, ricordandosi di noi soltanto come creature del paese d’origine, creature che credevano di non aver portato nel nuovo mondo. I nostri fedeli sono morti, o hanno smesso di credere in noi, e siamo stati lasciati soli, smarriti, spaventati e spodestati, a cavarcela con quel poco di fede o venerazione che riuscivamo trovare. […] Vecchi dèi, in questa nuova terra senza dèi. »

Partendo da un materiale così complesso i creatori della serie si sono dati davvero da fare, riuscendo ad approfondire e legare tra loro i personaggi di modo da rendere tutto non solo suggestivo ma anche ben amalgamato e denso di connessioni con la società americana contemporanea. Il buon risultato deve molto agli ottimi attori protagonisti, in primis il Signor Wednesday/Odino (Ian McShane), mentre non a tutti piacerà l’impianto estetico fortemente stilizzato, violento e fumettistico.

La prima serie s’interrompe a circa metà libro e non si sa bene ancora chi lavorerà sulla seconda.

American Gods 2

Altered Carbon

In un futuro lontano l’uomo potrà vivere in eterno, salvando la propria essenza e memoria in una sorta di cip asportabile in diversi e nuovi corpi. Nella città di Bay city (la nuova San Francisco), dove questa pratica è ormai una regola viene risvegliato un guerriero/detective per risolvere un difficile e complesso caso di omicidio…

Tratto dal romanzo di Richard K. Morgan ,  la serie è considerata l’azzardo di Netflix 2018: immenso, costoso e pieno di effetti speciali. Eppure Altered Carbon è molto più di questo: parte lento presentando la complessità di questo nuovo mondo, multietnico, degradato, violento e corrotto (siamo dalle parti di Strange days). Ben presto però il giallo si complica e coinvolge avvicinandosi prima al modello noir-scifi di Blade Runner per poi allontanarsene, mescolandolo con forti elementi di saga fantasy: battaglie, guerriere, principesse e chi più ne ha più ne metta. I fan dei Wachowski non potranno non amarlo. E poi…ci sono quelle domande esistenziali che sottendono alla domanda: non sogniamo tutti che il corpo possa essere trattato come un pezzo di ricambio?

****Per alcuni potrà risultare difficile digerire la violenza estrema di alcune sequenze, ma forse sono davvero l’unico ingrediente capace di suscitare il disgusto dello spettatore verso un mondo dove il corpo umano non ha più valore.

 

altered carbon 2

The man in the high castle

Cosa sarebbe successo se la Germania e il Giappone avessero vinto la Seconda Guerra mondiale e si fossero poi spartiti gli Stati Uniti? In questo futuro distopico Juliana Crain entra in contatto con la resistenza e con alcuni filmati misteriosi che mostrano la vittoria degli Stati Uniti o la fine di questo mondo. L’autore dei filmati pare essere un certo “L’uomo nell’alto castello”: che siano finzione o realtà?

 

Spionaggio, intrighi di potere, resistenza in un mondo alternativo ma fortemente realistico (per ricostruire Berlino sono stati usati tutti i progetti del Reich mai realizzati), curato in ogni minimo particolare, sono gli ingredienti forti di una serie, per ora composta da due stagioni continue senza interruzioni tratte dal romanzo incompiuto del maestro della fantascienza Philip K. Dick. Il racconto, nato come metafora e contestazione della Guerra fredda si dimostra ancora fortemente contemporaneo nella capacità di esplorare le possibili evoluzioni e risvolti delle ideologie passate, ma che in realtà vivono sempre dietro l’angolo pur se diversamente evolute.

Per quanto la sceneggiatura sia ben articolata, coinvolgente e non manchino i momenti di pathos capaci di mettere davvero alla prova lo spettatore, non si tratta di una serie “veloce”, anzi, ma tutti i personaggi sono talmente sfaccettati e approfonditi (non esistono buoni e cattivi ma solo persone e scelte complesse) che è impossibile non appassionarsi.

The man in the high castle

 

The handmaid’s tale

In un futuro non troppo lontano l’uomo non riuscirà più a riprodursi. Negli Stati uniti un gruppo politico estremista religioso (una sorta di talebani protestanti), attraverso un colpo di stato prende il potere e instaura un governo dittatoriale dove le donne in grado di procreare diventano le schiave da riproduzione dei ricchi e potenti, chiamate ancelle. Una di queste è June Osborne/Difred.

La serie di Hulu (l’avversario di Netflix) trionfatrice ai Golden globes e agli Emmy è da pochi mesi disponibile in Italia sulla piattaforma Tim Vision. Come le altre ambientate in futuri distopici parte cercando di farti entrare in un’altra realtà; il senso di oppressione, noia, angoscia sono funzionali a farti entrare nella mentalità della protagonista: una donna a cui è stato rubato tutto, nome, vita, dignità, famiglia, ma a cui possono bastare poche scintille per risvegliarsi.

Per quanto sia tratto da un romanzo femminista degli anni ’80 (l’autrice è Margareth Atwood) le tematiche forti della serie risultano estremamente attuali: uteri in affitto, estremismo, violenza sulle donne, inquinamento, decrescita, intolleranza religiosa, LGBT, e soprattutto parità uomo e donna. Oltre ad essere una di quelle “storie che fanno pensare”, ha anche la qualità imprescindibile di essere avvincente grazie alla struttura a flashback, personaggi in continua evoluzione, e l’aggiunta di diverse piste narrative rispetto al romanzo, che all’incirca si conclude dove finisce la prima serie. Aspettiamo di vedere cosa succederà adesso!

 

The Hand Maid tale 2

 

 

 

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