Al Future Film Festival la storia dello spirito volpe Liza

Il concorso competitivo dellan uova edizione di Future Film Festival presenta una gran varietà di lavori. Tra questi spunta il muso di una simpatica volpe. È quello di “Liza, the fox fairy”, pellicola firmata Károly Ujj-Mészáros. Uscita nel 2015, la storia di Liza conquista lo spettatore per diversi aspetti.

I titoli di testa predispongono da subito la tavola dell’ironia, condita con sapienti effetti speciali che rendono la visione più che piacevole. Caratteristica che doveva essere necessariamente presente in una pellicola in competizione al FFF. Ben fusi con la storia, nelle scene non si percepisce il confine tra realtà e finzione, che sono invece ben miscelate nelle atmosfere e nei colori anni settanta. Tanto nel personaggio più negativo del film come nelle peripezie dell’eroe, la mano artistico-tecnologia dona brillantezza ai personaggi. Nella parte finale la presenza imprescindibile di effetti a forte impatto permette di dipingere appieno la grande tensione della scelta di Liza. Tutta la storia viene puntellata poi da patine e filtri che glassano questa storia e la rendono prelibata per tutti. Forse l’unica punta di amarezza è l’ultimissima scena, dove si percepisce minimamente uno stridio visivo. Ma tanto non basta a disgustarci dopo le risate che ci hanno riempito le labbra per la durata del film.

“Liza, the fox fairy” potrebbe essere un fumetto, una favola per bambini, o anche un racconto un poco noir per grandi. Ha caratteristiche versatili che lo rendono piacevole senza schierarsi nettamente in un solo verso. Si costruisce dentro una bolla, volteggia e rimane leggero, piacevole e riflessivo. La storia ruota come si può immaginare intorno a Liza, la principessa un po’ svampita e un po’ ingenua in cerca del grande amore. Il principe azzurro oggetto della ricerca apparirà il giorno del suo trentesimo compleanno, e lei sa che lo troverà in un romanticissimo fast food, il Mekk Burger. Intendiamoci, già dai primi dieci minuti è chiaro a tutti che questa favola giapponese non si avvererà sul serio. A tutti tranne che a lei, che non demorde nella sua ricerca senza però accorgersi che come in tutte le favole c’è un cattivo: un cantante pop giapponese anni cinquanta. E un incantesimo, molto meno musicale. Poco importa se alla sua vista del malvagissimo non si sappia se ridere o prenderlo sul serio. Tanto le sue intenzioni quanto le narrazioni delle sue attività a tempo perso sono malvagie. E peggiorano con il passare del tempo, tanto da farci intendere dopo poco dove vuole andare a parare. Per fortuna, come in ogni fiaba che si rispetti c’è anche un principe azzurro. Anzi due: uno stile biondo-cavallobianco, l’altro meno belloccio, ma notevolmente più buono. È con lui che il malvagissimo spirito di un cantante giapponese degli anni ’50 si deve battere per l’amore di Liza. Per non togliervi la più prevedibile delle sorprese evitiamo di svelarvi come andrà a finire la saga della bella ungherese nipponica; sappiate che la glassa di ironia è ben spessa anche nell’epilogo.

Primo debutto nell’ambito dei lungometraggi del regista ungherese, “Liza, the fox fairy” approda al FFF dopo un viaggio. Vincitore di sette riconoscimenti internazionali, una storia fatta di romanticismo, giappone, ungheria, colori anni settanta e spiriti malvagi. Da non perdere.

 

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