Recensioni FEMS: Biennale College alla Mostra del Cinema!

Durante l’edizione 73 della Mostra del Cinema di Venezia, abbiamo avuto occasione di ammirare gli enormi progressi compiuti da una sezione che come FEMS in mostra vedemmo per la prima volta nel 2013, quando anche noi eravamo agli inizi: la Biennale College. L’iniziativa, portata avanti dalla Biennale di Venezia, seleziona ogni anno fra centinaia di candidati dodici progetti per lungometraggi: i tre migliori vengono successivamente finanziati e sostenuti durante la realizzazione e infine presentati alla Mostra del Cinema.

Nel 2013 assistemmo alle proiezioni della Biennale College nella sala delle Conferenze Stampa, insieme a pochi altri spettatori. Tuttavia, già allora la qualità e originalità dei progetti ci colpì molto. Una caratteristica rimasta invariata nelle edizioni successive, che sono cresciute in visibilità e importanza. Quest’anno abbiamo avuto di nuovo il piacere di assistere alle proiezioni della Biennale College, in una Sala Giardino nuova di zecca e decisamente affollata. I film erano, caso straordinario, quattro: infatti, oltre ai tre canonici, quest’anno è stato ammesso a titolo eccezionale Orecchie di Alessandro Aronadio, il progetto italiano più importante dell’edizione. I film che abbiamo guardato noi FEMS sono l’indiano Hotel Salvation di Shubhashish Bhutiani e La Soledad di Jorge Thielen-Armand. Abbiamo avuto inoltre l’occasione fantastica di intervistare entrambi i registi, insieme a Adil Hussain, attore protagonista di Hotel Salvation e prolifico attore di Bollywood apparso anche in opere internazionali come La Vita di Pi.

Hotel Salvation di Shubhashish Bhutiani

Il film Hotel Salvation è una piccola perla, un film leggero su temi difficili come il lutto, lo scontro generazionale e l’evoluzione della cultura indiana. Il film parte da un padre anziano e difficile che si sente vicino alla fine e decide di trasferirsi a Varanasi, capitale spirituale dell’India, per raggiungere la salvezza prima di morire. Il figlio Rajiv, un impiegato frustrato e dominato dalla figura paterna, si vede costretto ad accompagnarlo. Il rapporto ambivalente tra Daya e Rajiv si rispecchia nel rapporto di Rajiv con la sua stessa figlia Sunita, verso la quale risulta più severo e conservatore dello stesso nonno Daya.

Fra situazioni familiari sempre al limite fra tensione e comicità e lo spettro del distacco e della morte sempre sullo sfondo, si costruisce una commedia-dramma agrodolce nella quale prende vita anche il paesaggio. Le musiche e la fotografia calano pienamente lo spettatore nella vita ritualizzata e lenta delle ‘pensioni di salvezza’ di Varanasi, luogo che ha ispirato il regista a fare questo film. Il contrasto fra queste atmosfere magiche e la frenesia e ansia del lavoro d’ufficio di Rajiv mette in gioco l’eterna dialettica fra tradizione e progresso, dipinta in modo particolarmente estremo da Bhutiani. Fra l’anziano Daya e la giovane Sunita, il povero Rajiv interpretato da un fantastico Hussain pare confuso e in bilico tra due approcci completamente diversi alla vita: ma nel film i ruoli si confondono, i personaggi evolvono mostrando tutte le loro complessità umane, senza cristallizzarsi come stereotipi. Un film fresco, che costruisce un magico equilibrio fra commozione e risate.

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La Soledad di Jorge Thielen-Armand

La Soledad è un film autobiografico in modo radicale: racconta una storia vera, ambientata nei luoghi reali e recitata dai protagonisti veri. Il film, concepito e realizzato dal regista Jorge Thielen-Armand, è ambientato in Venezuela, in una grande villa in rovina che si chiama appunto La Soledad. José è nipote dell’anziana domestica di una famiglia benestante che possiede la villa, dove non abita più da anni. Lui e la sua famiglia, composta dalla nonna, dalla compagna e una figlia piccola, occupano la villa e cercano di  sopravvivere in una Caracas messa in ginocchio dalla crisi economica. I proprietari della villa decidono di mandarli via per demolirla e vendere il terreno; José si mette così alla ricerca di un leggendario tesoro che secondo la leggenda si troverebbe nella proprietà.

La Soledad è un film irregolare e a tratti onirico, quasi una serie di istantanee sulla situazione attuale del Venezuela. Vengono ritratti momenti di disagio sociale causato dalla crisi, come quando José gira inutilmente farmacie e ospedali in cerca delle medicine per la pressione della nonna, che non si trovano più neppure al mercato nero. A colpire davvero è però il disagio individuale dei personaggi, l’isolamento che patiscono in cui anche il calore familiare è labile e temporaneo e l’apatia da cui l’unica soluzione pare essere l’emigrazione, la fuga dal paese. Durante il film appare di tanto in tanto un personaggio, membro della famiglia di proprietari della villa, che sognava di restaurare completamente; questo personaggio è l’unico che esprima apertamente sentimenti di rimpianto, nostalgia e in qualche modo anche affetto nei confronti di José e della sua famiglia; è il padre del regista.

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Due opere molto diverse, sorprendenti, originali e di alta qualità. Speriamo che la Biennale College mantenga questo trend assolutamente positivo e non vediamo l’ora di vedere i lavori del prossimo anno, ora che la quinta edizione è già in moto e ha appena presentato la lista dei dodici titoli tra cui verranno scelti i tre film da produrre.

Appuntamento alla prossima Mostra del Cinema!}

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