La GUERRA negli occhi dei BAMBINI

Vi presentiamo la nuova rassegna della videoteca di Venezia, la Casa del cinema, organizzata dalle associazioni rEsistenze, IVESER e ANPI, in collaborazione con il Circuito Cinema del Comune di Venezia. Bambini e guerra è il titolo di questo piccolo ciclo composto da 3 film classici, in cui sono i bambini a raccontare la II Guerra mondiale.

La rassegna inizia lunedì 23 novembre alle 17 con la presentazione del ciclo e interventi di Maria Teresa Sega, Lia Finzi, Marco Borghi, Michele Gottardi e Susanna Kuby; a seguire e alle 20.30 la proiezione di Germania anno zero.

Prosegue venerdì 27 con L’infanzia di Ivan alle 17.30 e alle 20.30.

Si conclude lunedì 30 novembre con Arrivederci ragazzi sempre alle 17.30 e alle 20.30.

Lo sguardo “diverso” di un bambino sul dramma della guerra ha sempre avuto un fascino particolare per il cinema, dove è il regista ad essere lo sguardo esterno, ed è in questa immedesimazione che sta proprio la difficoltà maggiore: rendere il punto di vista del bambino realistico. Che cosa vede un bambino diversamente da un adulto? I bambini infatti soffrono e reagiscono a cose diverse rispetto ai grandi. I tre titoli scelti però riescono appieno nell’intento. Maria Teresa Sega di rEsistenze (associazione per la storia e la memoria delle donne in Veneto) spiega a Circuito cinema il perché di questa scelta:

“La II Guerra Mondiale, come tutte le guerre contemporanee, è guerra totale, essa coinvolge i civili, compresi bambini e ragazzi, come vittime o come resistenti. Non memo drammatico è il dopoguerra dei sopravvissuti, orfani, abbandonati, profughi che devono affrontare un difficile ritorno alla vita, a partire dalla ricostruzione di sé per coloro che hanno cancellato la loro lingua e il loro nome, perso i propri cari, la propria identità; ricostruzione che si configura come un adattamento ad un mondo nuovo, sconosciuto, dove le domande non hanno risposte, dove la pace è non meno drammatica della guerra e si convive con il “mormorio dei fantasmi”, come lo psicoanalista francese Boris Cyrulnik chiama il lutto, il senso della perdita, il trauma provocato dall’impatto diretto con la violenza. Abbiamo scelto per questa breve rassegna tre capolavori pluripremiati, che rappresentano diverse filmografie autoriali e affrontano diverse problematiche: dal bambino combattente, eroe e nello stesso tempo vittima, protagonista del film di Andrej Tarkovskij L’infanzia di Ivan (1962), al ragazzo ebreo braccato e deportato di Arrivederci ragazzi di Louis Malle (1987), al ragazzo tedesco che vaga nella Berlino distrutta ma ancora abitata dai fantasmi del passato in Germania anno zero di Roberto Rossellini (1947)”.

 

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