C’è del coraggio in questo ‘Last Duel’. E non è solo quello dei duellanti…

The Last Duel non è il film che ci si aspetta. Così come la verità, non è sempre quello che ci si aspetta. E nell’ultima opera di Ridley Scott di verità ne vediamo tre, una dietro all’altra, solo l’ultima però è quella che accetteremo.

The Last Duel è ambientato nella Francia del medioevo e racconta la storia (o almeno sui fatti reali si basa il racconto) dell’ultimo duello avvenuto in nella nazione prima che questa forma di ‘giustizia’ cadesse in completo disuso. I fatti che porteranno al duello sono raccontati tre volte, ogni volta attraverso il punto di vista di uno dei protaginisti: i duellanti, nonché nemici fraterni, Jean De Carrouges (un grande Matt Damon) e Jacques Le Gris (Adam Driver) e Marguerite De Carrouges (Jodie Comer), moglie di Jean, la donna per la cui verità, almeno formalmente, si deciderà di combattere.

Il film parte con dei cambi scena e salti temporali un po’ troppo veloci, che ci portano di qua e di là tra campi di battaglia e ricevimenti a palazzo, dandoci un senso di confusione iniziale. Il tutto però dura poco e una volta entrati ne ritmo e capito cosa ci aspetta ci incolliamo alla vicenda e non la molliamo più, in un crescendo di coinvolgimento emotivo che manca un po’ in tanto ultimo cinema. Sì, perché la forza del film è in gran parte nei personaggi e nelle magistrali interpretazioni, soprattutto quella di Jodie Comer, che non è azzardato dare già in profumo di Oscar.

Jodie Comer, come gli altri protagonisti, è chiamata a interpretare tre personaggi diversi, a seconda della storia in cui siamo. Mai come nella sua interpretazione però è evidente come la Marguerite di Jean De Carrouges, quella di Jacques Le Gris e quella autentica, siano tre persone molto diverse. Anche Matt Damon regala un’ottima interpretazione, diventando il brusco e animalesco Jean De Carrouges, ma rivelandosi solo gradualmente, a seconda del racconto in cui si trova. Una conferma del fatto che l’attore quando diretto da Ridley Scott da veramente il meglio di sé. Adam Driver è bravo, ma la sua interpretazione è di certo quella che rimane più ambigua e il suo personaggio resta non del tutto delineato e non totalmente compreso. Forse qualche scena in più avrebbe aiutato. Ottimo poi Ben Affleck, spregevole quanto basta nella parte del conte Pierre d’Alençon.

La regia è naturalmente ottima e i dialoghi e il ritmo scorrono, senza però brillare. Non siamo davanti ad un capolavoro e nemmeno ad un film perfetto e tranne l’interpretazione di Comer e alcune scene di combattimento non ci sono elementi memorabili. Eppure, nonostante questo, The Last Duel è un film potente, e la sua forza è nel suo messaggio.

Il ritratto della condizione femminile e la denuncia del maschilismo strutturale nella società Medievale a tratti riflettono un po’ troppo nitidamente la nostra attualità e ci fanno pensare, chiamandoci tutti in causa. Ridley Scott usa la storia per parlarci di attualità senza retorica, lo fa mostrandoci tre punti di vista, mettendoci davanti alla prova di come spesso quella che viene raccontata non sia la verità o comunque ne sia sempre solo una parte. Grazie al coraggio della protagonista, troviamo in questo film quel coraggio, quel qualcosa in più, che ci era mancato nell’altro attesissimo film fuori concorso a Venezia 78 Last Night in Soho (anche quello un film femminista). Con The Last Duel usciamo dalla sala scossi (la violenza di alcune scene le rende difficili da guardare), arrabbiati, ammirati (la scena del duello è spettacolare) e ,stranamente per un film con diversi punti di vista, senza troppe domande, ma con una certezza. C’è tanto di ingiusto da migliorare e tanto su cui riflettere e il cinema, anche quello più celebrato e commerciale, può ancora aiutarci a farlo.

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