Chedeng and Apple (2017) di R. Red e F. Tabada

Chedeng e Apple sono due grandi amiche ultrasessantenni e molto diverse tra loro: Chedeng è stata sposata tutta la vita con il marito ma mai dimenticando la donna che aveva amato in gioventù; Apple che non riesce a dimenticare la sua (pressoché inesistente) carriera attoriale, passando da un compagno violento ad un altro. Da un giorno all’altro, però, le due donne si troveranno entrambe da sole: una perché ha perso improvvisamente il marito, l’altra perché ha ammazzato il compagno. In fuga dalla polizia (con la testa dell’uomo in una borsa!) e in missione per trovare il vecchio amore di Chedeng, le due vivranno un’avventura colma di energia, amore e complicità femminile senza pari.

Prendete “Thelma e Louise” e mischiatelo a “Pazzi in Alabama”: il risultato sarà questa dissacrante commedia che ne ribalta tutti i canoni, destabilizzando e divertendo. Le situazioni che si vengono a creare sono le più assurde: un amante molto più giovane di Apple che si innamora perdutamente di lei; una fortunata schivata dello scanning della borsa contenente la testa al security check dell’aeroporto; l’incomprensibile aiuto da parte di un anatomo-patologo per mettere la testa in formalina.

La fuga di Chedeng e Apple è solo un pretesto: presto si trasformerà in un viaggio liberatorio, una boccata d’aria fresca della quale entrambe avevano bisogno e che loro colgono con lo spirito indomito e coraggioso di chi ormai non ha più nulla da perdere. Coscienti del pericolo che stanno correndo, le due donne non si arrendono, ma si godono ogni momento di quella libertà che forse non avevano mai vissuto se non per un breve momento delle loro vite (Chedeng quell’estate con la sua amata, Apple in quella battuta del film che ripete in continuazione, facendola diventare un leitmotiv della pellicola).

I dialoghi sono spettacolari e le situazioni nonsense: tutto ciò non può che far innamorare perdutamente lo spettatore delle protagoniste. Si ride moltissimo e si partecipa a questa avventura, quasi con invidia e con un pizzico di compassione al pensiero che ci sia voluto tutto questo tempo e che sia stata anche necessaria una “frattura” (la morte dei rispettivi compagni di Chedeng e Apple, causata o meno) per permettere alle donne di vivere.

Dietro a tutta questa ironica facciata di commedia nera, ci pare quasi di scorgere un monito, o forse un quesito, volto allo stesso spettatore: sapendo che tutti agogniamo libertà e felicità, è possibile ottenerle in questa vita e senza aspettare passivamente per anni, o ricorrere a gesti estremi? E’ possibile, ma forse solo la saggezza di un’età in cui si sono avute vissute le proprie soddisfazioni e i propri dolori permette di riconoscerle, raggiungerle e goderne fino in fondo. Non dev’essere un caso che Thelma e Louise, con una vitalità e uno sprezzo maggiori dati probabilmente dalla loro (più) giovane età, siano giunte inevitabilmente ad una fine distruttiva, diventando così eroine tragiche.

Una versione quindi questa più positiva, che riporta alla mente alcune scene del film diretto da Banderas con protagonista la moglie Melanie Griffith (Lucille): una violenza necessaria, poiché troppo a lungo subita; una libertà troppo a lungo sognata e che ad un certo punto è diventato fondamentale raggiungere, per l’amore dei propri figli. Diversamente da Lucille, Chedeng ed Apple lo fanno solo per loro stesse: in questo modo si fanno esempio e paladine delle donne, poiché dimostrano che la difesa della propria persona e della propria libertà non debbano essere necessariamente giustificate da un moto di aiuto verso qualcun altro (un figlio, ad esempio), ma che possono e devono esserlo prima di tutto verso se stesse.

Trailer del film sul sito ufficiale del FEFF

Francesca B.

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