Cinit è cult: un nuovo imperdibile Lunedì d’autore all’IMG di Mestre

Il prossimo appuntamento con l’ormai vincente rassegna di Cinit sarà il 30 Novembre. Il posto è sempre lo stesso, il multisala IGM di Mestre; l’orario pure, in due turni: alle 16.45 e alle 20.00.
Nel suo quarto appuntamento, Cinit celebra il regista Nabil Ayouch con il suo Much Loved (MM), svisto di stagione che fa del lato piccante e peccaminoso della vita una trama neorealista.
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Nabil è un artista delle terre di mezzo, quei luoghi di nessuno dove abitano le generazioni dalla doppia cultura. Marocchino di nascita, cresce però nella Parigi delle benlieues. L’esperienza di non appartenere appieno a nessuna cultura concede il privilegio di poter guardare a entrambe con intensa lucidità, a tratti talmente tersa da diventare accecante a un occhio non allenato. Lo sono, con lui, tutti i grandi che chiamo mediatori di civiltà. Prendiamo il caso Hanif Kureishi, nella scrittura, dove una lingua secca e bollente come il Pakistan che ne ha segnato l’infanzia incontra la compostezza e il riserbo anglosassone. L’audace accostamento – spesso non richiesto –  in cui si imbattono questi personaggi lascerebbe intendere un corto circuito assicurato. Eppure, l’animo del grande interprete sa fare di necessità virtù e raccontarci tutti i punti di vista, anche i più sgradevoli.
Guardare una cultura dall’esterno riuscendo però a intenderla è il modo più arguto per rendere un contesto egregio, e pertanto caratteristico, unico, e irripetibile: lontano da pregiudizi infondati, ma anche da esaltazioni stereotipate che dimenticano le contraddizioni. Significa, in sintesi, rimescolare costantemente le carte per rifuggire le rigide considerazioni e fissare l’attimo in cui una cultura si manifesta per quella che è in quel dato momento. Concede, quindi, il lusso del beneficio del dubbio, difficile e meno sbrigativo, ma calzante se permette di lasciarsi stupire da una risposta inattesa.
Questo è ciò che accade in Much Loved: un contesto, il Marocco odierno, bersaglio di molti giudizi inappropriati (è il Paese che ha appena inaugurato la centrale a energia solare più grande del mondo), ma anche il Paese di una Marrakesh celata e violata dalla sua stessa cultura. Compare una città che non è solo ineccepibile religione e remota tradizione, scandita dai canti della preghiera (davvero affascinanti!) e dalla linee rette delle strade dellaMedina; è, come in fondo tutte le città, anche obliqua e distorta, lontano dall’integerrimo che si vuol far credere e, forse proprio perché censurata di continuo, preda di illeciti e immoralità.
Così Nabil solleva il velo di quattro donne – come molte altre – negate nella loro propria identità, ma raccolte nel letto della libido di ‘generosi’ sauditi, per i quali la donna vive nella sensualità e nell desiderio. Il tutto raccontato con la leggerezza di chi conosce già un finale: questo è il Marocco moderno, fin troppo, che ci somiglia più di quel che possiamo immaginare. Si è celebrata da poco la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ma i casi di soprusi e prostituzione anche in Italia sono ancora un numero assurdamente elevato. Donne amate da morire, ma ben lontano da quel posto <<dove tuttu gli uomini ci tratteranno da signore>>.
Pensiamoci un po’ su con Alessandro Cuk, Presidente del Comitato Provinciale Cinit di Venezia, che ci introdurrà al film e condurrà la conversazione al termine della proiezione.

In attesa, qualche idea ce la facciamo venire con il video, sempre attuale, The girl Effect!

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