Cinema e cibo: cinque film per un menu cinematografico

Cinema e cibo hanno un rapporto che dura fin dagli albori della sua storia; un rapporto stretto, a volte controverso, a volte idilliaco. Il cinema ci ha presentato storie di affamati che mangiano scarpe, di pranzi immensi che portano alla pace spirituale, di abbuffate letteralmente mortali, di piatti semplici che risvegliano affetto e ricordi, di schiavi costretti a nutrirsi di escrementi. Oggi noi vogliamo celebrare lo stretto legame fra cinema e cibo proponendovi un menu speciale. Costruiamo una cena luculliana di celluloide con una selezione speciale dall’antipasto al dessert!

Apparecchiate la tavola e buon appetito!

Menu di cinema. Antipasto: Jiro dreams of sushi

Cominciamo in modo leggero e raffinato a stuzzicarvi l’appetito con un documentario dedicato a Jiro Ono, considerato dai suoi contemporanei come il migliore chef di sushi del mondo. Il regista David Gelb aveva inizialmente pensato di creare una panoramica dedicata al sushi. Quando però ha incontrato Jiro è rimasto tanto affascinato dal personaggio da cambiare il progetto iniziale. Jiro ha 85 anni nel film, e ancora ricerca insaziabilmente la perfezione; suo figlio Yoshikazu lavora con il padre e ha sulle spalle la difficile prospettiva di dover un giorno subentrare alla guida del ristorante.

Il ristorante di Jiro si chiama Sukiyabashi Jiro, ha tre stelle Michelin e si trova a Tokyo. Ci sono dieci posti in tutto e i menu partono da 30,000 yen giapponesi. Insomma, non esattamente l’all you can eat a dieci euro dietro casa. Il documentario è squisito nella presentazione e coinvolgente nella dimensione umana, soprattutto nella complessità del rapporto tra un artista instancabile nella sua voglia di migliorare e la devozione di un figlio con un’eredità pesante nel futuro.

Menu di cinema. Primo: Ricette d’amore

Continuiamo il nostro menu con un primo caldo e semplice, all’italiana. Ricette d’amore racconta proprio come piatti semplici possano scaldare il cuore più di elaborate pietanze stellate. La protagonista è Martha, cuoca di un ristorante prestigioso di Amburgo; il suo carattere chiuso e la sua necessità maniacale di controllare tutto la tiene a distanza da qualunque rapporto umano. All’improvviso la sua vita viene sconvolta dall’arrivo di Lina, la figlia di sua sorella morta in un incidente stradale. La sorella era divorziata da un italiano che è tornato al paese d’origine; Martha cerca di rintracciare il padre e la bambina viene temporaneamente affidata a lei. Nel frattempo, come se non bastasse, le viene affiancato nel ristorante un estroverso e poco ortodosso cuoco italiano (Sergio Castellitto).

Tra crisi d’identità e aperture, il rapporto fra Mario, Martha e la bambina apre un varco nella personalità arroccata della cuoca tedesca. Il film, realizzato e sceneggiato dalla regista Sandra Nettelbeck, pesca a piene mani nel repertorio di stereotipi sull’Italia e sulla Germania. Tuttavia, come per i piatti di spaghetti di Mario, la semplicità scalda il cuore e fa sorridere. Ne è stato realizzato un remake americano dal titolo Sapori e dissapori, che però la critica ha apprezzato meno dell’originale.

Menu di cinema. Secondo: Come l’acqua per il cioccolato

Dal titolo questo sembrerebbe più un film adatto a un dessert. Tuttavia, il piatto centrale di questo delizioso e assolutamente non dietetico film è una portata di carne: le quaglie ai petali di rosa. Come l’acqua per il cioccolato è una storia di passione e repressione familiare, di cucina e liberazione. Tita è la figlia più piccola di Donna Elena, proprietaria di una fattoria. Tita è di carattere buono e con un talento incredibile per la cucina, ma Donna Elena è dura e anaffettiva con lei, e la bambina cresce praticamente abbandonata alle cure della cuoca. Tita si innamora, ricambiata, di Pedro, un ragazzo locale di buona famiglia. Tuttavia, la tradizione messicana impone che la figlia minore non si sposi e si occupi della madre per il resto della vita. Pedro sposa la primogenita Rosaura, pur di poter stare vicino a Tita.

Questo è solo l’inizio della saga familiare che è questo film, tratto da un libro di Laura Esquivel. Il film presenta un rapporto della cucina con le emozioni quasi esoterico. Alcune scene sono indimenticabili. Ne citerò una: Tita è costretta dalla madre a preparare la torta per il matrimonio di Pedro e Rosaura e mentre cucina piange tutte le sue lacrime nell’impasto; il giorno dopo, tutti gli ospiti al matrimonio si scioglieranno in un pianto disperato dopo aver mangiato la torta. Vi chiedete cosa significa il titolo? Deriva da un proverbio messicano sull’amore, secondo cui chi si innamora “è bollente come l’acqua per fare la cioccolata calda”. Un’ottima descrizione anche per questo film, caldo, dolce e denso come cioccolata. Magari con un pizzico di peperoncino.

Menu di cinema. Dolce: Waitress

Waitress è una storia dolceamara che va benissimo come dessert per il nostro menu. Perché? Perché parla di torte. Jenna è una cameriera con un dono particolare: inventa torte favolose a cui dà nomi strani. A un grande talento si contrappone un grande problema: Jenna ha un marito che abusa di lei, trattiene i suoi soldi e la controlla in modo ossessivo. La sua vita inizia a cambiare quando rimane incinta. La notizia non la rende felice, ma le permette di incontrare una persona speciale: il ginecologo. Da questo momento, Jenna inizierà a raccogliere la forza per uscire dal circolo vizioso della sua vita, cercando nel frattempo di gestire i problemi della gravidanza e la relazione clandestina.

Un film frizzante, che affronta temi difficili con un pizzico di leggerezza. Waitress è stato presentato al Sundance Festival nel 2007. Un avvenimento al tempo stesso felice e triste, perché la regista e sceneggiatrice Adrienne Shelly, presente anche nel film, era stata uccisa prima di sapere la notizia. Un adattamento del film con canzoni scritte da Sara Bareilles è stato messo in scena a Broadway nel 2016 e ha riportato alla ribalta questo gustoso film a lungo dimenticato. Ne siamo felici, perché questa tragicommedia merita una visione, non fosse che per farsi venire l’acquolina in bocca e per qualche risata. Voi non guardereste un film dove una donna fa una torta chiamata “Non posso avere una relazione perché è sbagliato e non voglio che mio marito mi uccida”?

Menu di cinema. Vino di accompagnamento: Un’ottima annata

Chiudiamo il nostro menu con un film celebre dal cast stellare. Un’ottima annata in effetti si focalizza meno sul vino e più sul coltivare. Coltivare una vigna o coltivare la propria vita. Il protagonista Max Skinner è un cinico broker londinese, una macchina da soldi senza scrupoli. Gli giunge notizia che lo zio, a cui era molto legato da piccolo, è morto e gli ha lasciato una villa in Provenza. Max decide di andare a vedere la villa per valutarne il valore e venderla. Arrivato, però, viene sopraffatto in breve tempo dai ricordi della sua infanzia e dallo stile di vita, completamente diverso dal suo. Si innamorerà anche della bellezza locale, una fantastica Marion Cotillard.

Un’ottima annata è un film corposo dal bouquet di buoni sentimenti. Perfetto per alleggerire e digerire i piatti intensi del nostro menu, e per una serata rilassante. Un film che, nonostante l’ampio ricorso agli stereotipi, fa realmente venire voglia di ripensare alla nostra vita e riscoprire i valori della lentezza. Un invito a godere delle gioie semplici. E pensiamo che questo invito sia la migliore chiusura possibile al nostro menu cinematografico.

Buona visione e buon appetito!

Francesca

Share This: