El clan di Pablo Trapero

“El clan” parla di Arquimedes Puccio, padre di famiglia amorevole ma autoritario. Non permette a nessuno di contraddirlo, nemmeno se si tratta di un figlio che tenta di prendere le distanze dai loschi affari paterni cui tutta la famiglia è chiamata a collaborare. Solo il figlio minore si allontanerà dall’orrore della realtà, troppo quotidiana per essere notata in quel clima instabile e tumultuoso dell’Argentina degli anni Ottanta.

Spaventosa e raccapricciante la glacialità dello sguardo di Arquimedes (interpretato di uno strepitoso Guillermo Francella), tanto spietato negli efferati crimini di cui si macchia assieme alla sua fidata ghenga, quanto tranquillo ed affettuoso nei confronti di una famiglia debole e connivente, che lo ama ma forse lo teme altrettanto, a partire dall’invertebrato figlio maggiore.

Gli atteggiamenti di Arquimedes, violenti e distaccati fuori casa e di padre-padrone tra le mura domestiche, raggiungono l’apice verso la fine della pellicola, facendo intuire allo spettatore come forse l’equilibrio dissimulato non sia niente di meno che un pacifico lampo di follia. Tutto ciò risulta tanto più inquietante quando si viene a sapere che tutto il fatto appena presentato è tratto da un caso di cronaca realmente accaduto trent’anni fa.

Per chi se lo fosse perso quest’estate, lo vada a recuperare in DVD o qualche cinema di seconda visione, perché è una pellicola che vale la pena guardare, possibilmente in lingua originale:
Trailer di “El clan”

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