Esiste la Memoria che resta? Il docufilm su fascismo e resistenza della regista-docente Francesca La Mantia ci dice sì e perché

La memoria che resta, un docufilm che si presenta sobrio, elegante e centrato. chiama Francesca La Mantia, fa la docente di lingua e letteratura latina ed è una regista. Lo scorso anno ha vinto il premio Videomakars, edizione milanese, collaborando con i suoi allievi alla realizzazione di un video-spot sul volto artistico del capoluogo lombardo. Oggi esordisce con il suo primo lungometraggio, il docufilm che racconta come Milano ha vissuto la nascita del fascismo, Resistenza e letteratura del periodo. Un progetto che ha goduto del sostegno delle isituzioni, e seppur autofinanziato, è promosso da ANPI Crescenzago Zona 2 Milano in collaborazione con alcune sezioni ANPI milanesi (Zona 8, Zona 9, ANPI ATM e ANPI CGIL), ANED Sesto San Giovanni, CGIL-FLC, Circolo Cerizza di Crescenzago e Fondazione Roberto Franceschi. 

Chi di noi non ha sognato una prof così?

Un esperiemento che appartiene all’immaginario di tanti storici delle testimonianze e di storia orale. Si tratta di una serie di ritratti composti insieme dei protagonisti che hanno ‘incorporato’ il secondo conflitto mondiale e la guerra civile. Un dietro le quinte che avvicina con delicatezza racconti inimmaginabili attraverso la forma dell’intervista. Un progetto che nasce non con l’intento di dichiarare o imporre una visione delle vicende. Per questo ci sono i manuali, i saggi e i vecchi schieramenti politici. Viene piuttosto avvicinato il volto umano del conflitto, una sorta di flusso di coscienza di una voragine di vissuto inespressa. E mano a mano che la udiamo affiorare ci persuade l’illusione di essere vagamente consapevoli di ciò che è stato e ci prende la voglia ostinata di allontanare la possibilità che riaccada. Un documentario senza denuncia, ma onesto, che attribuisce valore alle Storie nella Storia e dignità alle vicende umane più che a numeri e battaglie.

Infatti, il progetto coinvolge molte fra le personalità più rappresentative di quel delicato periodo storico. A raccontare sono gli ultimi sopravvissuti alla guerra e alla Resistenza, personaggi del calibro dello scrittore Franco Loi, del musicologo Luigi Pestalozza, del giornalista Libero Traversa, di don Fono e di Sergio Violante, ma soprattutto di molte donne forti che con la loro bicicletta hanno corso più velocemente delle mitragliatrici tedesche come Dina Croci, la giornalista Laura Wronowska, la psichiatra Claudia Ruggierini che con Vittorini si barricò al Corriere della Sera all’alba del 25 aprile, e tanti altri.

Un’esperienza originale anche nelle pratiche di coinvolgimento. Tramite una divertente ma intelligente campagna di crowdfunding, Francesca e la sua troupe cercano finanziamenti per la distribuzione del film. Sentirsi parte di una Storia e di una Cultura significa anche prendersi cura della sua memoria, come dimostra il  video Free Candy! Aiutiamo la memoria che resta!

Tant’è che molti dei cittadini coinvoli non hanno certo l’età di chi il conflitto l’ha vissuto in prima persona. Allora, perché non dargli una mano?

Dopo settant’anni Milano, ‘medaglia d’oro per la Resistenza’, e sede dell’esposizione mondiale che ha incoraggiato una visione del mondo sostenibile si pone, attraverso il lavoro di Francesca, un grande interrogativo: che fine fa la memoria del futuro?

Chiunque può versare un contribuito anche minimo e sarà inserito nei titoli di coda.
IBAN ANPI Crescenzago: IT61 P031 2701 6050 0000 0100 287.
Regia: Francesca La Mantia;
Riprese: Corrado Lannino, Ilenia Bartolone e Matteo Cavalletto;
Montaggio: Antonio Giua;
Fonico di presa diretta: Lavina Nocelli;
Aiuto montaggio: Ilenia Bartolone e Corrado Lannino;
Musiche originali: Francesco Maria Martorana;
Sottotitoli in lingua: Nauka Nobile.
http://infointerstampa.jimdo.com/

 

Documentario vexata quaestio

Sebbene il genere documentario non sia ancora pienamente riconsciuto in Italia. Poco frequentata nonostante da anni attragga la prestigiosa statuetta –  si tratterebbe di una formula perfetta per informare senza annoiare, inventare senza tradire. Tuttavia, la tradizione registica italiana possiede nel dna tale attitudine (dal neorealismo agli ultimi esperimenti di Andrea Segre). A ulteriore riprova, un festival come il DIG – Documentario, Inchiesta, Giornalismo – di Rimini, quest’anno alla prima edizione, e le numerose realtà che esistono sul territorio (http://www.ildocumentario.it/set/) testimoniano un interesse crescente per questa forma di rappresentazione fedele della realtà. Molti dicono che il documentario è noioso e manca d’inventiva. Suggerisco di guardare anche uno soltanto di questi documentari stilati in classifica dal British Film Insitute.

Concordo con un primo posto al capolavoro del metacinema, L’uomo con la macchina da presaun Vertov del lontano 1929! Ma non amo il fatto che molti dei capolavori italiani vengano spesso bistrattati dai cugini – a volte invidiosi, a volte da noi poco aggiornati sulle novità – del Commonwealth. Qualcosa di intramontabile che dovrebbe trovare riscatto all’estero è certamente Sei Venezia, di Carlo Mazzacurati.

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