Fedeli a Sorrentino. The Young Pope arriva a Venezia

Sono iniziate a fine luglio le riprese del nuovo kolossal di Sorrentino, The Young Pope. La produzione, nata dalla coproduzione fra Sky Atlantic, HBO e Canal+, vedrà un set itinerante, che si muoverà fra la Città Santa, e l’estero. Una produzione internazionale, dunque, per raccontare la vita del giovane Papa Pio XIII, unico italo-americano – Lenny Belardo – fino ad ora annoverato fra i pontefici.

Il cast è ormai noto e vede protagonisti della serie di otto puntate talenti non solo di fama ma proprio d’origine internazionale, per lo più a stelle e strisce. A partire dall’iconico Jude Law nei panni del Young Pope, affiancato dal’eclettica e sempre sorprendente Diane Keaton nei panni di sorella Mary, la tutrice di Belardo.

Lo sceneggiato, scritto e diretto da Paolo Sorrentino, vuole ridisegnare la fisionomia del piccolo Stato del Vaticano, sondando il tema della Fede, la sua dirompente forza, ma anche i pericoli della passione totalizzante. Cosa significhi avere fede è l’interrogativo archetipico. Una questione delicata, alla quale la maturità spesso ci avvicina, quando ci sembra di aver vissuto abbastanza vita per guardarci indietro con un certo distacco e analizzare chi/cosa ci abbia guidati nelle trame seguite. Una riflessione più abituale in un non credente, ma che si voglia o no, che sia dio o un principio, abbiamo bisogno di uscire dai confini di ciò che è sotto il nostro controllo.

Sorrentino, grande innovatore del cinema, ma sopratutto maestro scandagliatore dell’agire umano, un poco ce l’aveva anticipato, con il ritratto di una Roma decadente ne La grande Bellezza che tanto aveva diviso gli animi fra chi assieme al regista se n’era persuaso e,  chi – invece – si ostinava a invocare l’assoluzione della città; poi è stata la volta di Youth – La giovinezza, una narrazione a rebour per eroi fuori dalla propria epica. Cosa rimane una volta terminate le prove, le prodezze, gli incontri, gli amori, i viaggi e, a volte, i fallimenti? Che sia forse la fede?

Un’altalena fra la vita e la morte, che con il suo tragitto si muove sulla linea del tempo, sulla quale Sorrentino è salito e non è più sceso. Fin dal suo esordio, infatti, con il corto Il Paradiso il regista si persuade che alcuni attimi siano più elegiaci di altri, elevino in qualche modo a un livello più spirituale che concreto: “Ogni uomo negli ultimi istanti di vita, rivive i momenti più importanti della propria esistenza”. Che sia un modo per avvicinarsi a una fede in qualcosa che non ha nulla a che vedere con il materiale?

‘Un Paradiso’ (1984) – il primo cortometraggio di Paolo Sorrentino e Stefano Russo

Non sappiamo esattamente gli intenti Sorrentino, ce li svelerò all’uscita della serie che, assieme a Gomorra, è l’unica italiana ad entrare nelle case degli americani. Certo, perché Sorrentino, oltre che essere un grande interprete della società, possiede anche il talento dei rari e grandi artisti che sanno valorizzare e valorizzarci. Il suo inarrestabile interesse per il contesto internazionale lo ha reso celeberrimo anche fuori d’Italia; ma Sorrentino ai rapporti ci tiene, e non sembra mancare occasione per rivitalizzarli, organizzando produzioni ‘globali’, capaci di mettere insieme professionisti provenienti da svariate parti di mondo. Un ottimo esempio di collaborazione, speriamo sia l’inizio di una nuova stagione per il cinema italiano, aperta allo scambio e alla libera circolazione dei professionisti del cinema!

Unica nota, Sorrentino di star italiane ancora se n’è sentito poco o nulla parlare… Mi domando dove pecchino gli attori nostrani. Qualche risposta l’ho ipotizzata e nei prossimi aggiornamenti da Venezia magari ve ne parlerò- visto che fra pochi mesi gireranno nella città lagunare.

Per ora affidiamoci all’ingegno e alla creatività di Sorrentino, che magari qualche risposta per uscire dalla mondanità l’ha trovata!

CB

 

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