FEFF 2017 – Il ponte tra Udine ed Estremo Oriente

Alla sua 19° edizione, il Far East Film Festival (FEFF) è ormai un’istituzione per chiunque sia interessato al cinema dell’Estremo Oriente, nonché per ogni regista asiatico che desideri promuovere il proprio lavoro a livello internazionale.

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L’esposizione “L’uomo senza talento” al Visionario

Il tutto ha come sempre luogo nell’affascinante cornice della cittadina di Udine, che per l’occasione cambia completamente volto. In questi nove giorni all’anno diventa infatti un circo di colori, sapori, workshop, mostre, mercatini e manifestazioni di ogni sorta legati all’Asia e distribuiti per la città. Ad esempio la mostra “La metamorfosi in oriente”, ospitata dalla Galleria Modotti  e organizzata dal Colletivo SpiceLapis Illustratori FVG attorno al tema della metamorfosi in racconti e leggende popolari. Altro luogo espositivo è il Visionario, che ospita anche una sala a supporto del Teatro Nuovo Giovanni da Udine. L’esposizione è “L’uomo senza talento”, in cui autori del nostro fumetto contemporaneo omaggiano il mangaka Yoshiharu Tsuge e la sua principale opera dallo stesso titolo.

Un ulteriore evento collaterale  è l’immancabile appuntamento alla Loggia del Lionello per il FEFF Cosplay Contest. Qui gli appassionati della pratica del cosplaying si possono sfidare a chi sfoggia il costume del proprio eroe più sorprendente e somigliante all’originale. Anche quest’anno le performance, presentate dalla celebre Giorgia Cosplay (ormai considerata un idolo nel suo campo), sono state notevoli. Il premio della giuria (che vogliamo ricordare essere un viaggio intercontinentale!) come migliore cosplayer maschile è andato ad Amedeo Tiozzo come Bowser di Super Mario Bros. Il premio come miglior cosplayer femminile è invece andato a Gloria Boscolo Camiletto, in versione sposa di Habaek.

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I vincitori del FEFF Cosplay Contest 2017

A queste manifestazioni si possono aggiungere gli immancabili incontri mattinieri con registi e produttori, dal titolo Coffee&Talks. Poi, gli eventi FEFF Nights, in cui DJ dell’estremo Oriente allietano le serate con musica dance-fusion. Infine, anche i bar e i ristoranti di Udine si lasciano coinvolgere dalle atmosfere orientali, creando menù e piatti esclusivi in onore del FEFF.

Le pellicole selezionate per ogni edizione non hanno nessuna particolare caratteristica, se non quella di apportare un valore in più alla Settima Arte, indipendentemente dal paese di produzione o dall’essere film per il mainstream oppure più di nicchia.

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“Survival family” di Yaguchi Shinobu

Anche al FEFF di quest’anno abbiamo potuto godere di una lunga serie di pellicole degne di nota. Tra l’inaugurazione e la conclusione, il 21 e il 29 aprile, sono stati presentati in concorso più di 70 film da 13 diversi paesi. A questi si aggiungano gli altri 12 titoli fuori concorso, tra restaurati e retrospettive. Il film di apertura è stato “Survival Family” di Yaguchi Shinobu, tragicomico racconto di una famiglia che, in mezzo all’isteria generale di un completo black-out di Tokyo, cerca per di sopravvivere seguendo un nuovo stile di vita privo di tutti i comfort della civiltà odierna.

“Close-knit” di Ogigami Naoko

Altri film che vorremmo segnalare sono Close-knit” di Ogigami Naoko (regista che abbiamo avuto il piacere di intervistare), di cui potete leggere la nostra recensione cliccando sul titolo. “Mr. Zhu’s summer” del regista cinese Song Haolin, umile commedia sulle difficoltà di un insegnante tenuto sotto scacco da due suoi studenti e con un cast eccellente, soprattutto l’attore che interpreta Mr. Zhu e i due ragazzini. Lo spassoso My uncle” di Yamashita Nobuhiro, del quale abbiamo pubblicato un’altra recensione (il link nel titolo). Infine, il mistico e affascinante “Soul on string” di Zhang Yang, racconto di viaggio in stile western in collaborazione con il Trento Film Festival (evento contemporaneo al FEFF in mostra in questi giorni) e con paesaggi mozzafiato, esaltati dalla splendida fotografia.

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“Mr. Zhu’s summer” di Song Haolin

Tra i motivi che probabilmente risultano più affascinanti in questo tipo di cinema, oltre al fatto di essere un mercato tuttora piuttosto limitato in Europa e di suscitare per tal motivo grande curiosità, è il fatto di non relegare le opere ad una singola categoria di genere, almeno per come li intendiamo noi Occidentali. Per tale difficoltà di adattamento alle nostre categorizzazioni, oltre che di appartenenza ad un singolo genere, ogni film raramente risulta aderire alle aspettative dello spettatore europeo, sorprendendolo (quasi sempre positivamente) ogni volta. Ne sono un esempio pellicole come “Scoop!” di One Hitoshi, “Love & other cults” di Uchida Eiji, oppure il filippino “Seclusion” di Erik Matti.

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“My uncle” di Yamashita Nobuhiro

La varietà delle opere selezionate si unisce ad un tema sempre differente di anno in anno di retrospettive e cinema ritrovato, che attrae annualmente un numero sempre crescente di amanti del cinema e dell’Asia, pur riuscendo a mantenere la fedeltà degli avventori abituali. Questa 19° edizione ad esempio è dedicata al cinema di Hong Kong degli ultimi venti anni, riportando a Udine vecchie conoscenze del FEFF, come ad esempio “Ip Man” (2008), “Love in a puff” (2010), o ancora “A simple life” (2011).

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“Soul on a string” di Zhang Yang

Non fosse per il suo esclusivo carattere orientale, il FEFF rappresenterebbe comunque una fornace di idee e ispirazioni come fulcro di scambi e connessioni tra registi, produttori, giornalisti e “semplici” cinefili affamati di cultura e soprattutto cinema nel senso più puro del termine.

Una delle tante possibilità per i registi nei contesti internazionali è di trovare supporto finanziario per i propri progetti. Una possibilità che dal 2016 è promossa dal FEFF in collaborazione con Focus Asia XYZ, progetto che dà mercato ai nuovi film di genere.  Nel corso di questi giorni del festival, già due dei progetti presentati hanno trovato un supporto finanziario. Sono la black comedy indonesiana “Abracadabra” di Faozan Rizal e il supernatural drama del Laos “The Long Walk” di Mattie Do. Entrambi saranno supportati da Aurora Media, casa di produzione di Singapore.

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“Shock wave” di Herman Yau

Il festival si è infine concluso con “Shock Wave” di Herman Yau, amico di lunga data del FEFF. Il film è un thriller adrenalinico, il primo vero e proprio blockbuster per Herman, che concilia “The Hurt Locker” con “Attacco al potere”.

Infine, il momento delle premiazioni da parte del pubblico, da sempre l’unico giudice delle pellicole in concorso. Il Gelso d’Oro 2017 è andato a Close-Knit” di Ogigami Naoko, che ha portato a casa anche il quality award degli accreditati Black Dragon. Al secondo e terzo posto due film sudcoreani, rispettivamente  “Split” di Choi Kook-hee“Canola” di Chang. Il premio MYmovies è invece andato a “Mad World” di Wong Chung, anche grazie alla preziosa presenza di Eric Tsang, icona del cinema di Hong Kong al quale quest’anno è stato anche consegnato il Gelso d’Oro alla Carriera 2017. Altro premiato di quest’anno con il Gelso d’Oro alla Carriera è stato Feng Xiaogagang, conosciuto come lo “Spielberg cinese”. 

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Cerimonia di premiazione FEFF 2017

In conclusione, il FEFF 2017 ha mantenuto il suo standard di ingressi raggiunto nel 2016. Parliamo di 60.000 visite, tra accreditati (circa 1.200) e semplici visitatori, da più di 40 paesi. Insomma, un grande successo per la Presidentessa del FEFF Sabrina Baracetti e il Coordinatore del Festival Thomas Bertacche. L’entusiasmo giusto per giungere così alla 20° edizione, che sappiamo già essere dal 20 al 28 aprile 2018. Save the date!

Fra B.

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