Fems in viaggio e recensioni: Monster Hunt!

Torniamo su quell’aereo di ritorno dalla Corea del Sud. Dopo la visione del film storico coreano The Throne e di una solenne cavol… ehm, di Pixels, opto per Monster Hunt che si presenta come una specie di fantasy cinese. Ignoro totalmente che due mesi dopo quel film uscirà nelle sale in Italia come Il regno di Wuba.

Monster Hunt racconta la storia di un mondo simile alla Cina del Medioevo in cui mostri e umani convivevano, finché gli umani non hanno cacciato i mostri, che sono quindi andati a creare un regno oltre le montagne. In questo regno, il re dei mostri viene ucciso da un usurpatore, perciò la regina fugge nel mondo degli umani con in grembo il piccolo erede. Cacciata dai sicari dell’usurpatore, trasferisce in punto di morte il suo “uovo” non ancora schiuso in Tianyin, un ragazzo sempliciotto ma gentile, che vive in un villaggio con l’eccentrica nonna. Ben presto il ragazzo diventa il bersaglio di tutti, mostri e cacciatori di mostri. Sarà proprio la furba e decisa cacciatrice Xiaolan ad aiutarlo a gestire la ‘gravidanza’ e le sue complicate conseguenze.

Il film di Raman Hui mi ha sorpresa: un’opera di animazione CGI dalle linee molto morbide, con un bel po’ di azione e una dose generosa di umorismo demenziale. Si nota l’influenza di Shrek – Raman Hui ha co-diretto Shrek terzo – soprattutto nella rotondità dei personaggi fantastici, e nei caratteristici occhioni, presenti in tanto cinema di animazione contemporaneo. Il suo target sono palesemente i bambini, e buona parte delle gag sono a sfondo fisico, legate a deformità o flatulenze: la scena del parto del povero Tianyin è surreale e buffa al punto giusto. C’è poi una componente ‘alimentare’ nella persecuzione dei mostri da parte degli umani che se da un lato ironizza sulla caratteristica della cucina cinese di ‘mangiare tutto’, dall’altro pare un riferimento al consumismo di una società in cui nulla più è sacro e perfino le tradizioni sono fagocitate o sfruttate.

La semplicità del film a mio parere non lo danneggia; è un’opera resta godibile e divertente, anche grazie all’estetica e alla fotografia, a mio parere molto curate e piacevoli. Il prologo, interamente animato, è la parte migliore del film dal punto di vista visivo, delizia con sfondi e colori pastello dall’atmosfera fiabesca degni dei primi film d’animazione Disney che hanno segnato l’immaginario della mia generazione.

E poi diciamocelo, come si fa a dire di no a questi occhioni?

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