Chi l’ha visto (il film): 2022: i sopravvissuti di Richard Fleischer

Il film che vi presentiamo oggi è pura fantascienza distopica.

Soylent Green (il titolo italiano è talmente brutto e complicato che da qui in poi useremo quello originale) ci colpisce con un quadro cupo e plausibile del futuro dell’umanità. Tratto dal romanzo Largo! Largo! di Harry Harrison (un nome che è tutto un programma), Soylent Green cala lo spettatore nell’atmosfera soffocante di un mondo sovraffollato e caldo. A causa dell’inquinamento, il pianeta è diventato un deserto. Sopravvivono solo poche oasi agricole sorvegliate come fortezze e città piene fino a scoppiare di persone che si ammassano ovunque. Nelle città, la sopravvivenza delle persone si basa su razioni di cibo e acqua distribuite ogni settimana. I prodotti freschi sono riservati ai ricchi, mentre tutti gli altri sopravvivono con gallette fabbricate dall’enorme compagnia Soylent. Un vero e proprio monopolio. Le gallette sono di vari colori e quelle verdi, prodotte però in quantità limitate, sono le più saporite e richieste.

In questo contesto così allegro, crea scompiglio l’omicidio di un alto funzionario della Soylent. Il caso viene assegnato al detective Thorn, un Charlton Heston disilluso ma dedito al suo lavoro e abbastanza onesto. Thorn si renderà presto conto che il caso scotta, ma non mollerà la presa e in un crescendo di tensione scoprirà verità terribili. Ad aiutarlo nelle indagini, l’anziano archivista Solomon Roth con cui abita nei quartieri poveri. Roth, a differenza di Thorn, ricorda il mondo com’era prima; questo lo rende un personaggio intenso e nostalgico.

Altro personaggio degno di nota è Shirl, la convivente dell’uomo ucciso, “dotazione” dell’appartamento. In Soylent Green i complessi per i ricchi sono dotati di ragazze, considerate e spesso trattate come mobilio (“furniture” nella versione inglese). Anche Shirl è perciò un personaggio complesso: la sua condizione è privilegiata, ma allo stesso tempo del tutto priva di libertà. Anche la sua relazione con Thorn appare sbilanciata ed effimera; una breve parentesi di leggerezza in un film per molti versi opprimente.

Soylent Green è breve, un’ora e mezzo in cui ogni fotogramma ha valore. Non ci sono cali di ritmo, digressioni, niente di superfluo, niente di sospeso. In un’ora e mezzo, questo piccolo gioiello ansiogeno dice tutto ciò che deve dire. Il film è stato girato nel 1973 e tratto da un libro del 1966; naturalmente alcuni elementi, come la tecnologia, non corrispondono alla realtà. Aldilà di questo, Soylent Green è spaventosamente attuale e realistico; quello che presenta è un futuro possibile.

Tre motivi per riscoprire il film Soylent Green

  • Se si amano fantascienza e distopie, ma si è un po’ stufi di scenari improbabili e CGI spettacolare. Questo film è semplice e discreto, quasi minimalista. Trasmette sensazioni forti grazie alle interpretazioni efficaci e a una sceneggiatura che non perde un colpo. Lineare e di grande effetto.
  • La storia attuale e realistica: come già detto, una storia in cui possiamo identificarci fin troppo. Non una previsione ineluttabile, ma un avvertimento che avremmo dovuto ascoltare da tempo. Non si tratta di un film di militanza ecologista: il pianeta in Soylent Green è già ben oltre qualsiasi possibilità di salvezza. La storia però ci mette davanti alle possibili conseguenze per la sopravvivenza dell’umanità, se ci ostiniamo a continuare su questa strada. Un film per risvegliare il nostro istinto di conservazione della specie.
  • La fotografia, incredibilmente suggestiva: da inquadrature di giorno polverose e afose, quasi in stile western, a scene notturne immerse nel fumo in uno spirito noir. Tante le sequenze memorabili, come i titoli di testa, il filmato di Solomon accompagnato dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, l’inseguimento finale al cardiopalma.

Speriamo di avervi fatto venire voglia di riscoprire questo film, magari sgranocchiando popcorn anziché le tristi gallette Soylent.

Buona visione e alla prossima puntata di Chi l’ha visto (il film)!

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