Florence-Cantare nonostante tutto e tutti

Lo so, parlo bene di tutto ciò che fa Stephen Frears, però anche stavolta il regista britannico ha fatto centro. Portando il suo stile e il suo attore protagonista British nella New York degli anni ‘40, Frears nel suo Florence racconta in modo semplice e delicato la storia di Florence Foster Jenkins (già portata sullo schermo nel 2015 in Marguerite di Xavier Giannoli) dandole la dignità che merita, grazie anche al superbo lavoro della sua attrice protagonista.

Ancora una volta la storia di una donna, ancora una volta una grandissima interprete a darle vita. Come la protagonista dei suoi Philomena (Judi Dench) e The Queen (Helen Mirren), Florence Foster Jenkins è una donna forte delle sue convinzioni, che si trova però a confrontarsi con persone o gruppi di persone che cercano di ostacolarla.

Ecco la trama: Florence (Meryl Streep), ricca ereditiera newyorkese, è una grande amante della musica e non perde l’occasione per finanziare concerti ed eventi musicali nella sua città. Appare anche come attrice in alcuni spettacoli, accanto al marito, l’attore St. Claire Bayfield (Hugh Grant). Un bel giorno la donna decide anche di ricominciare a prendere lezioni di canto lirico con l’aiuto del pianista Cosme McMoon (Simon Helberg) e dopo un po’ neanche il solo cantare per se stessa le basterà più e Florence inizierà ad esibirsi in concerti dapprima per pochi intimi, poi per un pubblico sempre maggiore. Fino a qui tutto bene, se non fosse per un piccolo dettaglio: Florence è stonata come una campana, non ha musicalità o senso del ritmo e soprattutto non ne è consapevole. Aggiungiamoci poi che il marito e il pianista glielo tengono nascosto e che lei è dotata di un carattere deciso e pieno di convinzione e l’ironico gioco è fatto.

L’iniziale gratificazione dei primi concerti davanti agli ammiratori renderà quindi ancora maggiore la delusione che verrà in seguito. Florence infatti, proverà a realizzare il suo più grande sogno, quello di esibirsi in concerto alla prestigiosa Carnegie Hall. Le pesanti critiche negative che riceverà inaspettatamente la feriranno profondamente.

Per Florence cantare non è solo un passatempo, è una lotta, il suo modo di combattere la malattia contratta dal suo primo marito, che la affligge da cinquant’anni, e il modo in cui ha scelto di aiutare gli altri. Per lei la cosa più importante è la felicità del suo pubblico e il regista mette in evidenza proprio questo aspetto.

Il film è una commedia, e come tale deve essere apprezzato. Meryl Streep dimostra ancora una volta di essere la più grande attrice vivente, entrando con disinvoltura in un ruolo diverso dalle sue ultime interpretazioni, con un un lato comico e a tratti leggermente macchiettistico, ma pieno di intensità e umanità. Hugh Grant, dal canto suo, è la perfetta controparte della protagonista, serio, affezionato e con il giusto aplomb. Una coppia che incredibilmente funziona alla grande e dà al film quel balance tra allegria, comicità e profondità che lo rende un buon film. Un film che ad ogni eventuale critica può rispondere con le parole della protagonista:

“Potranno dire che non so cantare, ma non potranno mai dire che non ho cantato!”

 

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