Gender Bender Cinema: “Summertime” riempie la sala

La proiezione di “Summertime” di mercoledì 26 ottobre è la prima in sala dopo il party di apertura della sedicesima edizione di Gender Bender. Fuori c’è una pioggerellina lieve, quel tempo che favorisce ancora di più l’idea di accomodarsi su una poltrona ad assaporarsi un film. La fila alla biglietteria è lunghissima, la sala affollata, e dopo un breve discorso di presentazione del festival vediamo per la prima volta la sigla dell’edizione targata 2016. 1224107_belle-saison

Ironia, semplicità ed efficacia i temi per lo spot. Due su tre sono aggettivi che potremmo usare anche per descrivere “Summertime”. Vincitore del Premio Piazza al Festival di Locarno e miglior lungometraggio al TGLFF 2016, il viaggio di scoperta personale raccontato da Chaterine Corsini è un percorso intimo, che ci mette alla prova. Il tema dell’omesessualità che percorre “Summertime”, è presente in tutto il percorso artistico della regista; sono cinque, dal 1994 ad oggi, i lavori che ha diretto, tutti dedicati anche in maniera autobiografica al tema della scoperta della propria identità sessuale.

In “Summetime” facciamo un viaggio indietro nel tempo, marciamo con le femministe dei primi anni settanta, prendiamo parte alle assemblee sul tema delle interruzioni di gravidanza. Fuori da quell’affascinante metropoli che è Parigi però conosciamo anche una Francia meno colpita del fermento. È nella campagna, culturalmente più chiusa e dedita a problemi differenti che iniziamo a conoscere una delle due protagoniste. Delphine, consapevole della propria identità sessuale da sempre, si trasferisce nella capitale francese lasciando dietro di se la vecchia vita fatta della fattoria dei genitori, di uno spasimante non ricambiato e di un cuore infranto. La ragazza della quale è innamorata la lascia per sposare un uomo pieno di ambizioni. È dopo questa partenza che, tra le strade delle femministe parigine, Delphine incontra Carole. Un colpo di fulmine monodirezionale, sino a che uno scambio di battute ci fa capire che siamo in procinto di un brusco cambio di rotta della storia. “Ho molte amiche lesbiche, ma io non sono quel tipo”, “Oh, nemmeno io”. Ma sono i gesti a valore di più delle parole, e proprio questo porta ad un vortice di cambiamenti che ci trascina nella seconda parte del film. Carole è messa di fronte alla presa di conoscenza di un’identità sessuale diversa da quella nella quale si era identificata sino a quel momento; pronta a gettare tutto all’aria, si trasforma in arma a doppio taglio per Delphine. Tornata alla vita rurale per un’emergenza, si trova tra due forze opposte. Se da un lato l’amore per Carole è travolgente, dall’altro il destino la costringe a tener nascosta la sua storia.

La Corsini ci presenta le mille sfaccettature della scoperta della propria identità e dell’accettazione, propria e degli altri. Le protagoniste, Cecile De France e Izia Higelin interpretano perfettamente due donne che vivono una realtà che, anche a distanza di quarant’anni, potrebbe risultare probabile anche oggi, ponendoci in una posizione di riflessione.

Un inizio col botto per Gender Bender, che ci ha lasciato decisamente a bocca, e occhi, aperti.

 

Share This: