Gender Bender Cinema: “Viva” l’edizione 2016

“Avresti voluto che fossi diverso, vero?”

“Sarebbe stato più semplice”

Già osannato al TGLFF 2016 con il premio del pubblico, “Viva” è arrivato fino alla nomination come miglior film in lingua straniera agli Oscar. Al Gender Bender Festival è la pellicola con la quale ci salutiamo alla chiusura dell’edizione 2016, e ci diciamo arrivederci all’anno prossimo. Uscito nel 2015 dalle abili mani di un regista irlandese, Paddy Breathnach, il film drammatico è in lingua spagnola.viva-film-still-notion-magazine-1050x552

“Viva” è un ragazzo, ma anche una diva, ma anche tutta Cuba e la vita di Jesus (uno splendido Hector Medina). Ragazzo omosessuale lasciato solo dal padre galeotto, orfano di madre, ha come unica famiglia la strada e il lavoro. In una casa sgangherata e cadente nella quale è cresciuto riceve le clienti che acconcia in cambio di pochi spicci o alle volte di cibo; le incursioni dell’inquieta amica d’infanzia lo costringono spesso a girovagare tra le strade di Cuba dove incontra diversi amici pittoreschi. A modificare bruscamente la rotta della sua quotidianità due eventi intervengono quasi contemporaneamente. Jesus scopre, partendo da una necessità economica, una parte di se che emerge come una bolla, esplodendo in un’ovazione. Jesus è anche “Viva”, diva drag queen dal raro talento. Ogni storia ha però il rovescio della medaglia, e in questo caso anche il rovescio fisico che il padre scaraventa sul viso di Jesus. Uscito dalla prigione decide di riscattare la casa e la patria potestà su Jesus, cambiando in una sola notte il suo destino.

 A questo punto della storia che si inserisce la traccia drammatica del rapporto padre-figlio, dell’accettazione faticosa, e anche del sentimento di fallimento. Jesus che con coraggio decide di affrontare il suo dovere di fronte ad un uomo che a lui risulta quasi sconosciuto, si ritrova di fronte al fallimento della sua ambizione; ma fallisce anche il padre, incapace del suo ruolo, stretto tra la morsa del passato di grande boxeur e piccolo uomo violento e il futuro fatto di malattia e indigenza.drag

Nonostante “Viva” affianchi tematiche estremamente delicate e risvolti prevedibili che ci accompagnano al lieto fine, il risultato è superbo. Mai stucchevole, “Viva” riesce a toccare corde intime dello spettatore, muovere compassione anche per quell’uomo che abbiamo odiato al suo arrivo.

Al momento di accendere le luci in sala, metà platea ha le guance rigate dalla commozione. O dalla tristezza di un’eccellente edizione di Gender Bender volta al termine. Siamo già in attesa del prossimo anno.

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