Hell or High water di David Mackenzie – Recensioni FEMS

Hell or High water, un titolo misterioso, non solo perché non si capisce proprio cosa significhi (anche una volta visto il film), ma anche perché fa parte di quei rari titoli che, pur avendo successo negli Stati Uniti, da noi non arrivano.

Streight to video

Il caso in questione è però particolarmente eclatante: presentato in concorso a Cannes, raccoglie ottimi consensi, successivamente ai buoni risultati al box office americano, anche tre candidature nelle categorie principali ai Golden Globes (miglior film drammatico, miglior attore non protagonista-Jeff Bridges, miglior sceneggiatura), senza contare altri premi come i Critic chioce award, e le probabili nomination agli Oscar.

Nel passato recente era già successo qualcosa di simile, The Blind side nel 2009, non solo sbancò il box office americano, ma permise la Sandra Bullock di acchiappare il premio Oscar come miglior attrice. Il film in Italia non uscì al cinema ma direttamente su Mediaset premium, con super anteprima. In quel caso però la scelta di non farlo uscire in Italia sembrò opportuna: il film prodotto con pochi mezzi, raccontava una storia vera molto americana, da noi assolutamente sconosciuta e al di là dei buoni sentimenti e dell’interpretazione della Bullock aveva ben pochi meriti.

Con Hell or High water invece è tutta un’altra storia.

Dal titolo al film

Cominciamo dal titolo, che sarebbe stato bello traducessero, visto che si tratta di un modo di dire: “Qualsiasi cosa accada/A qualsiasi costo”.

Nella profonda campagna del Texas: due fratelli (Chris Pine e Ben Foster) molto legati, ma estremamente diversi, cercano di salvare la fattoria di famiglia con delle rapine in banca. Hanno un piano ben congegnato, ma sulle loro tracce si mette una coppia di poliziotti capeggiata da un arguto ranger vicino alla pensione (Jeff Bridges), che non ha davvero nulla da perdere, o almeno così crede.

Siamo di fronte a un bel mix di generi: western moderno, thriller, dramma familiare, con un sottofondo di denuncia sociale. C’è poi un’attenzione particolare alla caratterizzazione di tutti i personaggi, le loro motivazioni, la loro psicologia; la prima parte della pellicola infatti da’ a loro la priorità, rispetto all’azione, hell or high water 2senza però annoiare. In particolare il poliziotto di Jeff Bridges, grazie a una magnifica interpretazione (e quando mai non è bravo??!!) colpisce per il suo realismo: un americano vecchio stampo, tormentato dall’insonnia, senza peli sulla lingua, apparentemente fin troppo politicamente scorretto, ma con un forte senso di lealtà e giustizia.

L’America in crisi

L’ambientazione infine la fa da padrona: un mondo reale, in crisi, quello dimenticato dall’alta finanza e dalla politica americana, dove gli anziani cowboy vivono di abitudini, nel ricordo della gloria del vecchio west, gli eredi degli Apachi sono ricchi di rimpianti e i padri di oggi si aggrappano alla speranza di un futuro migliore per i propri figli. Certo in tutto questo c’è anche l’uso quotidiano delle armi e un ricorso alla violenza per noi decisamente estraneo, si tratta pur sempre nella versione “senza filtri” del Texas degli orrori di Animali notturni.

Una sequenza in particolare ci porta ancora una volta al titolo, e non ci sembra casuale: i due poliziotti si trovano davanti alla pianura sconfinata, un incendio infesta i campi, e un gruppo di cowboy cerca di portare in salvo un branco di vacche. A questo punto un poliziotto chiede all’altro se sia opportuno avvertire i soccorsi, ma questi gli risponde che non farebbero in tempo ad arrivare e che farà prima l’incendio ad arrivare al fiume e spegnersi. A quel punto salutando i cowboy, uno di loro si rivolge al poliziotto dicendogli che trova davvero assurdo che negli anni duemila lui si trovi a cavallo a salvare una mandria da un incendio, non lo stupisce quindi che il figlio voglia fare un altro mestiere.

Pochi minuti a mostrarci un mondo allo sbando, in balia di se stesso, dove modernità e passato convivono in conflitto, ma nessuno interviene, ciononostante, col tempo, le cose si risolveranno…in fondo c’è sempre il fiume.

Una situazione di stallo, un po’ come nel magnifico finale “super western”.

Western invisibili

E allora perché se è davvero un buon film Hell or High water non ce l’hanno voluto far vedere al cinema?

Forse perché si tratta di un film fin troppo americano? In fondo i western da noi notoriamente non vanno molto bene e spesso viaggiano straight to video. Una scelta simile è stata fatta anche per  il, quasi pessimo, Wild horses di Robert Duvall con James Franco e Josh Hartnett, che pur se in male, ricorda molto Hell or High water: un mix tra western moderno, giallo, thriller, dramma familiare. Molta carne a fuoco mal miscelata, in un’ambientazione rurale, arricchita da un super cast maschile.

O forse il motivo è un altro, infatti il film è prodotto da Netflix, ed ha avuto un itinere molto simile a quello del caso Beast of no nation, presentato a Venezia 72, e poi uscito negli USA al cinema  e sulla piattaforma on demand. Netflix da noi è ancora poco ricco e lanciato, così per ora non si sbilancia con uscite cinematografiche… Ma grazie alla possibilità di attivare la prova gratuita di un mese, perché non farselo per poter vedere questo famoso Hell or High water? E’ certo un’ottima idea pubblicitaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

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