IFFR – Un festival internazionale di nome e di fatto

Il volto tondo e colorato della tigre simbolo ufficiale del IFFR accoglie gli avventori già all'uscita dalla stazione di ROtterdam
Il volto tondo e colorato della tigre, simbolo ufficiale del IFFR, accoglie gli avventori già all’uscita dalla stazione di Rotterdam

IFFR è il festival che si svolge ogni fine gennaio nello splendido scenario della città di Rotterdam. e che ha come simbolo la simpatica tigre dal muso tondo e stilizzato (lo si può capire già dal benvenuto che si riceve all’uscita dalla stazione dei treni). Per questo motivo per il cinema è sempre un inizio d’anno alla grande, nel paese dei tulipani e dei mulini. Come ogni edizione da qualche anno a questa parte, il festival accoglie nella spettacolare architettura delle sue location più di 300,000 avventori tra registi e grandi ospiti, frementi cinefili o semplici curiosi e quasi un migliaio di volontari, i veri realizzatori dell’evento. Le oltre 500 pellicole presentate sono provenienti da più di 80 paesi differenti e vengono proiettate dalle 9 di mattina a oltre mezzanotte nelle 25 sale distribuite per tutta la città.

Il re alla premiére di Double Play
Il re alla premiére di Double Play

La prima delle due intense settimane dellàIFFR è stata dedicata alla proiezione sfrenata, soprattutto di alcuni tra i titoli più attesi dell’anno, come ad esempio Jackie, Moonlight, Paterson, oppure le premiéres del tedesco Manifesto (che propone una più che mai poliedrica Cate Blanchette) nonché di Double Play. Quest’ultimo, particolarmente sentito poiché racconta del passaggio delle Antille da colonia olandese a stato autonomo negli anni Settanta, è stato proiettato in forma altamente blindata, data la illustre ed ormai consueta presenza del sovrano dei Paesi Bassi, il re William Alexander, che da sempre ama condividere con i suoi sudditi la bellezza di tali mondane facezie.

Il regista di Moonlight Barry Jenkins
Il regista di Moonlight Barry Jenkins

Tra i protagonisti di questa prima metà del festival è spiccato soprattutto il nome di Barry Jenkins, regista del pluri-premiato e ora candidato agli Oscars Moonlight e del quale è stata recuperata l’opera prima Medicine for Melancholy. Dopo i calorosi e sentiti applausi seguiti ad entrambe le proiezioni, Jenkins ha regalato al pubblico una esclusiva sessione di Masterclass in cui ha presentato la sua visione dell’essere registi e di cosa si aspetta dal futuro. Noi possiamo dire molto, considerato il già promettente esordio.

Un fermo immagine dell'opera Manifesto di Julian Rosefeldt
Cate Blanchette protagonista dell’opera Manifesto di Julian Rosefeldt

La seconda metà invece è stata dedicata di più agli eventi collaterali del festival, quali party, interviste, oppure speed dating. Questi ultimi sono i fugaci incontri tra registi e papabili produttori, organizzati fino al 2016 in forma di veri e propri appuntamenti romantici con tanto di tavolino e timer e perciò ironicamente ribattezzati in tal modo. Quest’anno si è invece optato per una forma meno istituzionale ma probabilmente più efficace per capire la presenza o meno di feeling: un incontro al bar davanti ad una Warsteiner, lo sponsor ufficiale del festival (persino le bottiglie sono in edizione limitata IFFR 2017!).

In effetti IFFR manca dell’opulenza e della istituzionalità che caratterizza quasi tutti i festival internazionali e ciò permette a tutti i partecipanti, tanto i grandi nomi quanto i semplici cinefili, di godere del senso di comunione trasmesso da un simile evento. Inoltre, forse anche grazie al desiderio di apertura ed alla mentalità da viaggiatori e commercianti che da sempre contraddistingue il popolo olandese, IFFR riesce a restare un evento sempre giovane, fresco e rivolto al futuro.

Tutti gli artisti premiati in questa edizione, con il direttore del festival Bero Beyer, primo in alto da sinistra
Tutti gli artisti premiati in questa edizione, con il direttore del festival Bero Beyer, primo in piedi da sinistra

Senza lasciarsi influenzare dal lustro delle facili vittorie dei nomi più promettenti della stagione, la giuria concede il favore della propria votazione alle pellicole che veramente hanno portato sullo schermo temi, prospettive e talvolta condanne, che davvero possono innovare e rivoluzionare il nostro mondo.

Insomma, IFFR è un festival internazionale in tutti i sensi. Per citare le parole di Sophie Goyette, la regista canadese che ha ricevuto il premio Impact Cinema Bright Future Award per la sua opera prima Mes nuits feront écho: “In un’epoca in cui si stanno innalzando così tanti muri, è più che mai importante ricordare che noi, esseri umani, siamo tutti connessi”.

 

Vi riportiamo qui di sotto i titoli vincitori e le categorie corrispondenti:

 

Hivos Tiger Competition
Sexy Durga – Sanal Kumar Sasidharan
Trailer Sexy Durga

 

Premio speciale della giuria
Rey – Niles Atallah, per l’eccezionale risultato artistico raggiunto
Trailer Rey

 

Warsteiner Audience Award
Moonlight – Barry Jenkins
Trailer Moonlight

 

Hubert Bals Fund Audience Award
La Flor (part 1) – Mariano Llinás

 

Impact Cinema Bright Future Award
Mes nuits feront écho – Sophie Goyette

 

VPRO Big Screen Competition
Pop Aye – Kirsten Tan

 

FIPRESCI Award
Pela janela – Caroline Leone

 

NETPAC Award
Children Are Not Afraid of Death, Children Are Afraid of Ghosts – Rong Guang Rong

 

KNF Award
King of the Belgians – Peter Brosens and Jessica Woodworth

 

MovieZone Award
Quality Time – Daan Bakker

 

Francesca B.

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