IFFR 2018 – Il trionfo delle donne impopolari

Come ogni anno, l’International Rotterdam Film Festival (IFFR) è un festival internazionale caratterizzato dalla ricchezza di opere sempre diverse e colorate: proprio in quanto variegato e mai scontato, è considerato un festival sorprendente e davvero speciale. L’idea di base del team organizzativo è infatti di non avere storie o nomi eclatanti, quanto piuttosto storie che colpiscano perché fuori dagli schemi. Quanto ai nomi, qualora un giorno dovessero veramente diventare grandi, si spera non si dimentichino di chi per primo ha donato loro fiducia e visibilità a livello internazionale.

Per l’edizione di quest’anno è sembrato che il filo conduttore fossero le donne; soprattutto quelle sconfitte e impopolari, ma che traggono forza da questa loro condizione e da loro stesse, sono diventate le anti-eroine delle opere presentate al festival. Quelle che sono anti-eroine nell’immaginario comune giunto fino ad oggi (soprattutto maschile), diventano vere e proprie eroine nella loro condizione di personaggi sconfitti che riescono a rialzarsi: esattamente come tutto il genere femminile negli ultimi tempi. Siamo pertanto testimoni del capovolgimento rivoluzionario di un’immagine che è rimasta immutata per secoli e che ci auguriamo non sarà più la stessa.

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Tra le anti-eroine vediamo la protagonista di “Nico, 1988” (2017) di Susanna Nicchiarelli. Nico è una donna sconfitta perché ripudiata dalle persone appartenenti al suo passato. Un passato che lei stessa ripudia a sua volta, optando invece per la scelta dolorosa di restare sempre fedele a se stessa.

Altra anti-eroina è la Tonya Harding di “I, Tonya” (2017) di Craig Gillespie, la cui sorte è stata segnata fin dalla nascita in una famiglia con una madre castrante e anaffettiva; successivamente, si lega ad un marito violento e che porterà la carriera di Tonya ad una definitiva quanto ingloriosa conclusione. Eppure, lei è stata in grado di difendersi ed allontanarsi da tutto ciò, ricostruendo la propria immagine anche in un contesto avverso. E la pellicola le restituisce ciò che è suo di diritto, ovvero le sue straordinarie abilità tecniche ed i primati atletici raggiunti da lei come pochi altri nella storia del pattinaggio artistico.

Continuiamo con “Lady Bird” (2017) di Greta Gerwig, delicato e realistico ritratto di una diciassettenne (interpretata da Saoirse Ronan) che commette il peccato di pensare di meritare qualcosa di più di una vita di provincia, nonostante le limitate possibilità economiche della sua famiglia e la sua mediocrità nei risultati scolastici.

O ancora Eliza (Sally Hawkins), protagonista dell’acclamato “The Shape of Water” (2017) di Guillermo del Toro. Nonostante il suo fare gentile e quieto la facciano apparire timida e indifesa, Eliza è dotata di incredibile forza d’animo. Ha un coraggio ed una determinazione dettate dall’amore, sovente nei personaggi femminili, ma che in questa pellicola risaltano anche di più grazie al contrasto del suo eloquente mutismo con gli schiamazzi gretti ed inutili del personaggio di Strickland (un perfetto Michael Shannon).

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Date le premesse, non sorprende quindi che per l’edizione 2018 del IFFR la vittoria della competizione principale sia andata alla pellicola “The Widowed Witch” (2017) di Cai Chengjie. La storia è quella di Erhao (Tian Tian), rimasta vedova per la terza volta e che, in una Cina provinciale ed arretrata che la addita come una strega maledetta, decide di assumersi questo ruolo e sfruttarlo per aiutare le persone a lei vicine. Purtroppo, il potere della fede nelle superstizioni non può andare oltre un certo limite e ciò che prima sembrava pura magia si trasforma nuovamente e inaspettatamente in realtà, con tutte le sue amare conseguenze.

Concludiamo questa carrellata di eroine/anti-eroine proposte dall’IFFR 2018 con la piccola Moonee (Brooklynn Prince) di “The Florida Project” (2017) di Sean Baker. Moonee non ha avuto la fortuna di nascere in una realtà equilibrata e serena, ma grazie alla sua deliziosa innocenza di bambina trova non solo il bello in ogni cosa che vive, ma anche il coraggio di provare ad ottenere ciò che desidera. Che nel suo caso non è altro che amicizia, affetto e felicità.

Tutti questi racconti tanto diversi hanno però un fil rouge che li accomuna: il desiderio e l’obiettivo di mostrare la terza dimensione delle donne, comunemente relegate ad un’immagine bidimensionale, limitata e offensiva per tutti.  Non sono infatti isteriche come nei film italiani o francesi, né vittime come nei film americani. Queste donne lottano invece contro un destino avverso e, anche nel momento in cui si rendono conto di non poterlo contrastare, accettano la condizione in cui si trovano, ma senza vittimismo. Esse ne traggono comunque la forza per andare avanti e sfruttarla a loro vantaggio; per capire chi sono e come affermare il proprio ruolo nel mondo.

Fra B.

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