IT di Andrés Muschietti: Una Sneak Preview incompleta – Recensioni FEMS

Questa sarà una recensione incompleta. Perché incompleta? Lo scoprirete leggendo.

Lunedì 18 Settembre io, la F numero due, sono uscita dalla mia casa a Francoforte per andare al cinema, senza sapere che film avrei visto. Sono parte di un gruppo che si riunisce tutti i lunedì in un cinema che proietta le cosiddette Sneak Preview, ovvero film a sorpresa in lingua originale, di solito non ancora usciti nel circuito cinematografico normale. Spesso si tratta di film poco conosciuti, ma ogni tanto capita un gran titolo. La proiezione in teoria è una sorpresa, ma esistono siti web che segnalano le scelte più probabili settimana per settimana.

Arrivo, incontro il gruppo, e già corre la voce: il film potrebbe essere la nuova versione di It. La cosa mi preoccupa e mi intriga allo stesso tempo. I film dell’orrore mi piacciono, ma mi hanno sempre terrorizzato e solo di recente ho iniziato ad approcciarli con una certa cautela. Sempre a casa e a luci accese, però. Non guardo un film horror al cinema dall’estate del 2006, quando vidi The Ring in un cinema all’aperto deserto e successivamente mi rintanai in camera con tutti i miei libri più allegri, determinata a non addormentarmi per non sognare Samara.

Dieci anni dopo, eccomi qui.

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Entriamo, ci sediamo, scorre un numero imprecisato di trailer, e parte una di quelle voci infantili che canticchiano; voci che vorrebbero suonare inquietanti nel contrasto fra la spensieratezza infantile e l’orrore in agguato, ma che sono ormai legate inesorabilmente ai film horror. Il loro contrasto è sparito, rimane l’ansia. Comunque, voci, e palloncini, e un grido di trionfo in sala. La sala è piena e ben pochi si alzano e se ne vanno. Andarsene è prassi comune alle Sneak Preview, particolarmente nel caso degli horror. Si vede, però, che molti scommettevano su It stasera, e hanno vinto. Un tale senso di comunità cinefila l’ho provato soltanto alle proiezioni della Mostra del Cinema. Ma torniamo – per l’ennesima volta – al film.

La scena iniziale, la più classica, stabilisce il tono del film intero: è più cupa, più frenetica, con una colonna sonora più disturbante, rispetto alla celebre miniserie degli anni Novanta. La violenza non è tagliata né abbreviata. Gli effetti speciali (gli occhi di Pennywise che cambiano colore, i denti all’improvviso) sono dosati con una mano intelligente. E per la prima volta, vediamo tutto con i nostri occhi. Il braccio strappato del piccolo Georgie, i denti di It, il sangue.

Il film continua sullo stesso tono, in un’alternanza di momenti leggeri e sequenze di terrore puro. Si nota bene quanti anni siano passati dal primo adattamento sullo schermo. I già nominati effetti speciali, per esempio, aiutano il film, pur senza eccedere. Alcuni paragoni dalle recenti serie tv vengono in mente: ogni volta che i ragazzini sono in sella alle bici, pare di veder arrivare il Demogorgon di Stranger Things. Alcune delle apparizioni terrificanti sembrano prese dritte da The Walking Dead. Poi lo spettatore si ricorda. Sono le nuove serie che hanno preso l’ispirazione, non viceversa. Muschietti restituisce a Stephen King ciò che è di Stephen King e lo fa con una bravura testimoniata dal successo con l’unico critico possibile: il pubblico. Per quanto in questo caso anche gli esperti siano rimasti soddisfatti.

Un personaggio in particolare colpisce per il contrasto con la sua versione nel precedente adattamento: Beverly Marsh. L’unica ragazza del gruppo appare molto più adulta della sua controparte degli anni Novanta, più scafata e quasi sbruffona, alla maniera dei ragazzi fragili e maltrattati. Inoltre, mentre la Bev precedente era quasi una bambina, un maschiaccio con le trecce, la nuova Bev è inconfondibilmente una ragazza, e la sua presenza scompensa il gruppo dei Perdenti in alcune scene buffe che fanno da contrappunto all’orrore d’insieme. Il cambiamento è stato molto discusso, una ‘deriva conservatrice’, come l’hanno visto alcuni, ma su una cosa ci sono pochi dubbi: è fedele al libro. Nel libro i personaggi ragazzini sono palesemente sorpresi dal dualismo insito nel vedere Bev come ‘uno di loro’ e come ragazza allo stesso tempo. Inoltre, viene detto molto spesso che è bella, con appunti continui sui suoi occhi, sui capelli rossi, persino sulle lentiggini.

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Su una cosa il film tradisce radicalmente e in modo programmatico il volume, ancora più della miniserie: l’assetto temporale. Il nuovo It è interamente ambientato negli anni Cinquanta, con un seguito in cantiere che narrerà il secondo scontro dei Perdenti con la creatura. Una scelta che non toglie nulla alla godibilità dell’opera e che probabilmente si presta meglio all’impianto cinematografico.

Queste riflessioni spezzate sono per me il risultato di una generale conoscenza incompleta: non ho finito di vedere il film. In effetti, ne ho visto poco meno di metà, fino alla scena del lavandino a casa di Beverly. In quel momento ho deciso che la notte avrei avuto bisogno di dormire, e sono fuggita. Scomunicatemi pure. Non ho finito neanche la prima miniserie di It, che lasciai quasi allo stesso punto, anche se in quel caso per motivi di tempo, non di paura. E il libro? Ho iniziato a leggerlo, dopo anni di propositi e curiosità, il giorno dopo la mia Sneak Preview incompleta e a oggi, 22 Settembre, ho già letto un terzo. Più di quattrocento pagine.

Direi che, aldilà della completezza o meno della mia visione e della mia lettura, tutto questo testimonia di quanto la storia e la sua rappresentazione siano in grado di rapire e sconvolgere, di attirare e spaventare allo stesso tempo, di catturare in quel limbo di sospensione dell’incredulità in cui è possibile che gli album di foto prendano vita e le donne di Modigliani escano dai quadri. Una cosa che distingue tutto il cinema d’eccezione – oltre che la letteratura d’eccezione –  da quel cinema e da quella letteratura che sì, sono buoni, ma che svaniscono senza lasciare traccia. Anche se la traccia in questo caso è il morso di un clown dagli occhi gialli.

Buona visione!

Francesca Maria Solinas

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