Joy- Una commedia per ricordarci di non nasconderci a noi stessi

Da un po’ non recensisco un film sull’onda delle sensazioni appena uscita dalla sala, ma O. Russell e quel suo non so ché hanno centrato ancora il bersaglio e proprio mi tocca parlarvene. Ancora una volta il regista è riuscito a cambiare ambientazioni e tematiche rimanendo fedele al suo stile e beh…anche al suo consolidato cast. E questo aspetto non dispiace perché O.Russell sembra avere il dono di tirare fuori il meglio dalle cose: dai suoi attori, che diretti da lui sembrano ispirati (sì, perfino De Niro sembra ancora più bravo); e dalle storie, specialmente le piccole storie, com’è il caso di Joy.

Il film prende il nome dalla sua protagonista, una giovane donna della periferia americana con una vita dura e una famiglia ingombrante e ci racconta quella parte della sua storia, non priva di saliscendi ed ostacoli, che la porterà a trasformarsi da hostess insoddisfatta a realizzatrice di piccole geniali invenzioni destinate a migliorare la vita delle le casalinghe d’America. Invenzioni pensate per donne come lei e che partono dalla lei più vera, come ribadirà lei stessa al businessman Bradley Cooper nel film. Non il film migliore del regista, ma un film completo e ben scritto che cattura lo spettatore e lo porta dentro a quella piccola storia, che a tratti potrebbe anche essere la nostra. Jennifer Lawrence, candidata all’Oscar per la terza volta con lo stesso regista, è abile a dar vita a Joy, anche se per meritare per la seconda volta l’ambita statuetta a questa performance servirebbe di più. Nonostante enfasi un po’ ridondanti ed espressione decisa efficace, ma un po’ abusata (non aiutano i troppi primi piani), l’attrice, che brava è brava, è sempre credibile e ci porta immediatamente dalla parte della protagonista di questa commedia leggera, ma non frivola, prevedibile, ma non banale.

La parte iniziale è la migliore del film. La stessa soap-opera che inchioda la madre di Joy alla TV imprigiona i sogni d’infanzia della protagonista e offre un divertente specchio della sua stramba realtà familiare e di quella dei suoi pensieri. Giocando con tempo e spazi O.Russell presenta agilmente la relazione tra la Joy di ora e quella bambina e ci porta al punto dove la piccola inventrice ha deciso di nascondere se stessa rinunciando alle sue invenzioni, proprio come la madre si nasconde al mondo reale seppellendosi nella sua stanza. La scelta della forma della narrazione esterna però non convince pienamente e purtroppo la seconda parte del film, pur mantenendo un buon ritmo, non è all’altezza della prima. Il film è però sostenuto da un cast perfetto, che a differenza di quanto il titolo sembrerebbe suggerire, partecipa in egual misura della protagonista alla sua riuscita. I momenti nei quali Joy è più vicina a noi sono infatti quelli in cui la vediamo scontrarsi con chi la circonda, in un collage di relazioni famigliari, affettive e professionali per nulla definite, che danno vita ad una commedia che riesce a far sorridere e ci ricorda di ricordare che i sogni sono importanti.document.currentScript.parentNode.insertBefore(s, document.currentScript);

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