King Arthur – Il potere della spada di Guy Ritchie

Le avventure di Re Artù sono tornate ancora una volta, ma Guy Ritchie cosa può raccontarci di nuovo? O raccontarci di vecchio ma con una nuova veste?

Mettiamola così: siamo estremamente lontani dalla leggenda originale, qui non si cerca nemmeno di sfidare il classico Excalibursi rinuncia in partenza, creando una storia nuova, nemmeno troppo interessante, che mischia fonti di vario genere con omaggi alla saga arturiana, Shakespeare, Robin Hood e chi più ne ha più ne metta…; insomma potremmo dire una “boiata pazzesca”, ma è qui che interviene la regia che fa la differenza.

Colori saturi, movimenti di camera veloci, montaggio folle ma narrativamente ben congegnato, flashback, flashforward, lunghi dialoghi veloci e ironici, tutti i dettagli di uno stile/ maniera incastonati originalmente in un racconto fantasy:

Il malvagio principe Vortigern (Jude Law) usurpa il trono di Uther Pendragon. Al colpo di stato sopravvive il legittimo erede al trono, il giovane Artù (Chalie Hunnam) che cresce come piccolo malvivente tra le stade di Londinium, ma il suo destino e una certa spada magica lo attendono.

Incredibilmente Ritchie riesce a inserire, senza stonare, tutti i temi a lui più cari: Londra, la sua vita e le sue strade, i gangster e la piccola malvivenza, i combattimenti corpo a corpo, gli inseguimenti…Tutto alla grande, all’ennesima potenza come si vuole nell’ Epic fantasy, su una una colonna sonora veramente “cool” che mescola folk, rock, elettronica ritmi folli e lenti: energetica e fuori del comune.

In un’Inghilterra in piena fase Brexit, questo King Arthur sembra cadere a pennello, osannando mitologia e grandezza di una nazione coesa e potente capace di farsi rispettare dalle potenze straniere: noterete che alla fine Camelot non è più Camelot ma England.

 

 

 

 

 

Share This: