Lo abbiamo visto in sala web: TEMPÊTE – SAMUEL COLLARDEY

Una storia di mare e di un marinaio che non è alle prese con una tempesta in mare aperto, ma con una turbolenza che al contrario imperversa in terraferma, laddove a volte riappoggia i piedi.

Tempête è la storia di Dom, un trentaseienne che vive sui pescherecci dei mari del nord da sempre innamorato del mare e della pesca, ma anche della sua famiglia che ruota intorno alle sue decisioni e che lui ritrova di volta in volta cambiata quando per 48 ore ritorna a terra dopo assenze di settimane. E’ proprio una di queste soste che lo mettono di fronte alla realtà, mentre il mare lo chiama, anche la famiglia ha bisogno di lui e se non vuole perderla la necessità di cambiare rotta alla sua vita risulta una scelta inevitabile.

Collardey è capace di metterci davanti alla tempesta interiore che travolge Dom, ai suoi sentimenti e alle sue paure, agli sforzi che fa per non affogare e non perdere di vista l’orizzonte e la sua boa di salvataggio, i figli, che sembrano pian piano allontanarsi mente si avvicina un senso di annegamento. Nonostante alcune discutibili scelte di regia che alle volte spezzano il pathos e l’immersione che si crea dalle prime inquadrature, Tempête è un racconto intimo che mette a nudo il protagonista. Il lavoro di Samuel Collarey è da vedere soprattutto sapendo che “During a trip at the Atlantic coast in western France I met Dom, a French fisherman and he got my entire attention since our first encounter. I discovered a flamboyant guy, nearly a boaster, but I realised that behind this façade he was a clumsy, sometimes inappropriate, but anyhow such a loving dad. At the time we met, his family life was tormented. I saw a promising story, a possible film. I wanted to tell the story of a man, who struggles between the duties of a father and the necessity of not giving up what he is.”. Ed ecco che Dominique, Mailys e Mattéo Leborne non sono nomi di fantasia, ma i veri nomi on i quali i componenti della famiglia si chiamano ogni giorno, in una storia che sta a cavallo tra il documentario e l’immaginario.

 

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