Manifesto (2015) di Julian Rosefeldt

Cos’è l’arte, oggi? Rosefeldt, regista tedesco classe 1965, si pone questa domanda dando molteplici risposte, ognuna attinta da un precedente manifesto, non a caso spesso dichiarazione di intenti artisitca, oltre che politica o religiosa.

Rosefeldt colleziona quindi i principali manfesti, politici o artistici, degli ultimi due secoli: da Marx a Von Trier, assistiamo quindi alla presentazione di un sunto in forma di dodici sketch, delle idee che hanno caratterizzato il nostro mondo a partire dall’industrializzazione. Non dev’essere quindi un caso che tutti gli sketch siano stati girati a Berlino, ognuno di essi declamato da una Cate Blanchett sempre in vesti diverse: un barbone vecchio e folle, una maestra delle elementari, una coreografa scandinava.

Ognuno degli sketch è a se stante e autoconclusivo, eppure in qualche  modo sono tutti legati l’uno all’altro nei concetti espressi, talvolta persino in totale opposizione e contrasto. La modalità di presentazione è tuttavia sempre diversa, sorprendente e sperimentale: Rosefeldt fa infatti declamare alla Blanchett i manifesti come entità superiore priva di forma che controlla un gruppo di scienziati in una fabbrica futurista (curioso, poiché il futurismo non è il soggetto di questo sketch, ma viene presentato successivamente), oppure attarverso un elogio funebre come vedova, o ancora come punk britannica strafatta.

Sembra che Rosefeldt abbia selezionato a proposito questi dodici manifesti poiché adattabili all’arte contemporanea in tutte le sue forme. Essi inoltre sembrano descrivere e denunciare la realtà urbana del nostro tempo. Ciò che sembra dire il regista con le immagini è: “La struttura e il progresso sono al primo posto, in questo momento. Non c’è spazio per i sentimenti o i rapporti umani, se non a livello formale e opportunistico. Se invece sei ancora ancorato ai sentimenti, alla tua vita e alla tua pelle, sei inferiore, o pazzo, o un outcast.”

Sono quindi un lavoro e una rappresentazione molto interessanti quelli proposti in questo film, benché il contenuto non abbia aiutato Rosefeldt ad uscire dalla cerchia dei festival ed essere apprezzato ad un pubblico più ampio. La poca popolarità dello sperimentalismo e degli enunciati artistico-intellettuali tra le masse non è stato superato nemmeno dalla presenza (unica e molteplice) della star hollywoodiana Cate Blanchett.

Eppure la pigrizia mentale dello spettatore cinematografico medio non dovrebbe essere l’unica da biasimare, poiché anche la qualità del prodotto era senz’altro perfettibile: Rosefeldt vuole presentare in veste nuova e sperimentale dei concetti che possono risultare ancora attraenti grazie all’anticonformismo della loro forma. Eppure, lo fa attraverso inquadrature e scene che scadono spesso nell’accademico, talmente spesso che ci si domanda se anche questa mossa non sia stata intenzionale. Inoltre, Cate Blanchett è stata molto brava e coraggiosa a mettersi in gioco accettando questa sfida, sicuramente divertita dall’idea di poter mettere in pratica le sue doti interpretative. Tuttavia la sua teatralità, come sovente accade agli attori d’oltreoceano, risulta talvolta eccessiva, mentre il suo autocompiacimento traspare troppo spesso e non convince.

Ciononostante molti concetti sono proposti in brevi e semplici espressioni, interessanti e che giocano da spunti di riflettessione anche per lo spettatore più sconcertato. Inoltre, la gravità di alcuni sketch viene intervallata dall’apparente leggerezza di altri, presentati con ironia e spirito: citiamo ad esempio il Dogma 95  spiegato ad una classe delle elementari come fosse un compito di disegno, la preghiera a tavola prima di pranzo, oppure il botta e risposta sull’arte concettuale e minimalista tra la giornalista TV e l’inviata, anch’ella interpretata da Cate Blanchett.

Un prodotto interessante e di grande potenzialità, sfortunatamente non completamente sfruttate. O magari siamo noi a non comprenderne l’immenso valore artistico in esso contenutoe quindi a non apprezzarlo. Dopotutto, Rosefeldt ci sta sbattendo in faccia una verità che è fredda, distaccata, sporca, sola. E “La verità…”, si sa, “…non è sincerità.”.

Fra B.

Trailer italiano ufficiale

Share This: