My Generation (2017) di Upi Avianto

“My Generation” è il racconto di Suki, Konji, Zeke e Orly, quattro adolescenti amici per la pelle che trascorrono un’estate tra mille divertimenti, drammi, crisi e scontri con propri genitori.

Potrebbe sembrare un racconto come un altro, ma l’affermata regista indonesiana UPI – nome d’arte di Upi Avianto – riesce a dipingere questi ragazzi con grande realismo, complessità e trasporto, rendendo l’intero prodotto un racconto di formazione aggraziato e contemporaneo. Questo nonostante i protagonisti abbiano ben poco dei millennials, o generazione Y, che i genitori criticano aspramente e indistintamente come vanesia e superficiale: i quattro adolescenti non stanno tutto il giorno con il naso sul cellulare, oppure alle feste a riempirsi di alcool e droghe, preferendo invece trascorrere le giornate fuori casa, parlando faccia a faccia. I loro dialoghi (sempre vivaci e  brillanti) vertono su problematiche comuni a tutti gli adolescenti: il sesso, il rapporto con i coetanei, i propri sogni e l’incapacità di comunicare con i propri genitori.

Ognuno dei ragazzi ha un carattere diverso dagli altri, generato da un dramma (più o meno grande) e/o da una famiglia diversa: Konji ha dei genitori super protettivi e bigotti ed è estremamente timido e insicuro; Zeke è in parte responsabile del coma in cui è caduto il fratellino e i genitori lo ignorano chiusi nel loro dolore; Orly ha una madre che tra selfie, toy-boy e post sui social non riesce a comportarsi da madre con la figlia; Suki ha dei genitori che non comprendono lei, né il suo latente malessere psico-fisico.

Proprio questa incapacità di fornire ai ragazzi una direzione fa sì che questi la cerchino da sé, sostenendosi a vicenda e dicendosi l’un l’altro le parole di conforto, affetto e sostegno che invece mancano da parte delle famiglie, troppo chiusi nel loro rigore genitoriale, nella propria immagine o nel proprio dolore per avere la pazienza di ascoltare e parlare con i loro figli. Vediamo infatti sovente i ruoli ribaltati: i quattro adolescenti risultano a volte più maturi e saggi dei genitori e non a caso l’estate nella quale si svolge tutta la vicenda (periodo usato come pretesto per permettere ai ragazzi di esprimersi al meglio della loro giovinezza, fuori dall’abitudine quotidiana) segnerà un passaggio di questi ragazzi all’età adulta, pur tra dolori e fratture.

Nonostante il racconto si mantenga sempre leggero e aperto nell’affrontare le proprie tematiche, non mancano certo scene di grande patetismo e forse fin troppo estremizzato: tuttavia, non ce la sentiamo di biasimare UPI, poiché sembra quasi che abbia voluto riprendere i ragazzi ed i propri sentimenti con un occhio da adolescente, in modo da far rivivere anche al pubblico le sensazioni di quell’età in cui la gioia, il dolore, la rabbia, l’amore, sono spinti all’estremo, tremendi e bellissimi. Ne forniscono una rappresentazione migliore Suki e Zeke, che appaiono leggermente più in evidenza degli altri due ragazzi. Tuttavia, mentre il dramma familiare del ragazzo viene delineato più a fondo, l’inadeguatezza di Suki sembra essere mantenuta un po’ in superficie.

Ciononostante, ognuno di loro ha la prova ultima da affrontare, anche a costo di mettere in gioco la propria vita: ferite necessarie per la crescita, il superamento dell’ostacolo comunicativo e il raggiungimento comprensione reciproca, non solo per i ragazzi, ma anche e soprattutto per i genitori. Questi infatti, pronti a sfruttare la giovane età come una scusa per non comprendere i figli e per etichettarli come una generazione difficile, non si rendono conto che (come conclude uno dei ragazzi)  questa non è altro che il risultato delle generazioni precedenti ed è stata cresciuta da una generazione che forse, così perfetta non è.

Potrebbe sembrare una critica sterile alle generazioni precedenti, ma così non è: gli scontri generazionali tra padri e figli esisteranno sempre e ogni generazione ha le proprie debolezze, così come i propri punti di forza. Nessuno di noi sceglie se e quando nascere, per cui si può solo sperare di vivere la propria vita al meglio e di dimostrare il valore della generazione alla quale si appartiene.

Trailer di My generation sul sito ufficiale del FEFF

Francesca B.

 

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