“My uncle” di Yamashita Nobuhiro

Al piccolo Yukio (Onishi Riku) viene assegnata la composizione di un tema che descriva un membro della sua famiglia. Dopo qualche riflessione decide che il sua tema tratterà dello zio (interpretato da Matsuda Ryuhei), indubbiamente il personaggio più interessante da descrivere. Sedicente filosofo contemporaneo, il suddetto zio giustifica la sua ignavia e le sue giornate passate a leggere manga articolando citazioni filosofiche a caso e fuori luogo. Oltre alla sua incorreggibile allergia a tutto ciò che possa rappresentare un qualunque tipo di sforzo fisico o mentale, l’uomo possiede anche un notevole ego, secondo solo alla sua incapacità di assumersi qualsivoglia tipo di responsabilità. Il parassitare sulle spalle della famiglia del fratello avrà fine nel momento in cui sua moglie, esausta, cercherà di combinargli un incontro con una donna. Aiutata dalla sorella, farà incontrare il cognato con Eri, una giovane fotografa Hawaiana di origini giapponesi. L’attrazione scatterà immediatamente, ma Eri rivelerà di dover tornare a breve nel proprio paese per badare alla sua piantagione di caffè. Riuscirà così a strappare al suo innamorato la promessa di andare al più presto a farle visita. Come farà lo squattrinato e fannullone zio di Yukio a raccimolare la cifra sufficiente al viaggio verso la sua innamorata quando ha difficoltà persino a comprarsi le sigarette? Una serie di avventure si susseguiranno, non senza qualche ironico e a tratti spassoso colpo di scena, nonché un omaggio al cinema italiano.

Non si può dire che Yamashita Nobuhiro sia un regista sempre uguale a se stesso: passando dal dramma alla commedia, dal fantasy al nonesense, riesce sempre a creare storie che tengano lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine. Ne sono un esempio sia My uncle che le altre due pellicole di Yamashita presentate quest’anno al FEFF di Udine. Parliamo di Over the fence, seconda opera del regista in concorso a questa edizione del festival, nonché di Ramblers, pellicola del 2003 presentata in occasione della mostra dedicata all’opera del mangaka Yoshiharu Tsuge dal titolo L’uomo senza talento. In tutte queste rappresentazioni c’è sempre un forte senso di malinconia e tristezza nell’esistenza dei personaggi. Essa viene però raccontata con grande ironia, quasi come se Yamashita si volesse prendere gioco dei protagonisti.

Lo stesso vale infatti anche per lo zio di My uncle, tratto dall’omonimo romanzo di Kita Morio del 1972. Lo zio in questione si considera un grande pensatore e spera di poter rimanere rintanato nella propria inutile vita per sempre, senza invece rendersi conto di essere ridicolo, oltre che intellettualmente inferiore al nipote, di soli 9 anni ma decisamente più sveglio e saggio. Il rapporto fra i due viene scandito dai salaci e spassosi scambi di battute, resi perfetti dalla bravura dei due interpreti Matsuda Ryuhei e il piccolo Onishi Riku, attore non più debuttante nonostante l’età e dai tempi comici perfetti. Il suo saggio candore di bambino irriverente nei confronti dello zio si contrappone alla bravura di Matsuda nell’interpretare un personaggio inerme e dallo sguardo spento, ma tronfio e dalla battuta pronta.

Tutte le scuse e le menzogne messe in piedi da questo zio borioso, contrapposte al misero fallimento di tutte le sue iniziative, rendono questo personaggio tragicomico, come un nipponico Fantozzi. Il tutto soprattutto se visto in rapporto al nipote, unico componente della famiglia dotato di talento, intelligenza e incredibile senso ironico, che si fa candido portavoce (anche grazie al fatto di essere la voce narrante all’interno della storia) della visione dello stesso Yamashita e, di riflesso, anche dello spettatore. Un’opera gradevole, spiritosa, sorprendente fino alla fine.

Per gli interessati, ecco qui sotto il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=XmM9pP538o0

Fra B.

Share This: