Oscar 2019: prevedibili, ma giusti

Si è appena conclusa la serata più attesa di tutto l’anno cinematografico, almeno per le produzioni oltreoceano. Tutti i pronostici sono stati rispettati, nessuna sorpresa (eccetto qualche delusione, come ad esempio per Glenn Close) ha sconvolto lo scorrere della serata, rivelatasi parecchio tranquilla e sobria.

A partire da un Red Carpet piuttosto calmo, si è continuato con il susseguirsi di presentatori, nessuno dei quali si è distinto per grinta o carisma, a sostituzione del canonico “host”, per la prima volta assente a tenere le redini delle premiazioni, nonché l’attenzione dell’audience.

Per fortuna le esibizioni che intervallavano le premiazioni, così come i discorsi dei vincitori hanno mantenuto attiva la platea: da notare soprattutto il concitato discorso di Spike Lee, premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale per “BlacKkKlansman” (“Le elezioni sono vicine“), nonché il farneticato ed esilarante discorso di ringraziamento di Olivia Colman, migliore attrice protagonista per “La favorita” (scusandosi con Glenn Close, suo personale mito da sempre).

Senza indugiare oltre, andiamo a presentarvi la lista di premi Oscar di questo 2019.

Migliore attrice non protagonista 

La prima statuetta della serata per la migliore attrice non protagonista va a Regina King per “Se la strada potesse parlare”. L’attrice omaggia l’autore James Baldwin, dal quale Barry Jenkins ha creato la trasposizione cinematografica.

Miglior documentario

Il secondo Oscar della serata è al miglior documentario e viene consegnato a Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi per “Free Solo”, il film che racconta della sfida dello scalatore Alex Honnold sulle vette di El Capitan nel 2017.

Miglior cortometraggio documentario
E’ Rayka Zehtabchi a vincere la statuetta per il miglior corto documentario grazie alla sua opera “Period. End of Sentence”, che parla di un gruppo di donne indiane che, contro lo stigma che circonda le mestruazioni, iniziano a produrre assorbenti igienici.

Migliori trucchi

I migliori trucchi vanno a Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney per “Vice – L’uomo nell’ombra”. Statuetta più che meritata per aver completamente trasformato Christian Bale rendendolo più vecchio e più imbolsito, nonché per aver reso Sam Rockwell un credibilissimo George Bush Jr.

Migliori costumi

I migliori costumi sono merito di Ruth Carter per “Black Panther”, che ha sbaragliato la collega pluripremiata Sandy Powell, in lizza per i costumi di “La favorita”.

Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro

Entrambi i premi vanno rispettivamente a John Warhurst e Nina Hartstone e a Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali per “Bohemian Rhapsody” per aver ricreato e trasmesso la magia del rock più potente e vero della storica band The Queen.

Alfonso Cuarón

Arrivati a questo punto, dobbiamo aprire una categoria a parte solo per Cuarón, che senza pietà si porta a casa altri 3 Oscar per la migliore fotografia (uno splendido bianco e nero che restituisce però tutti i colori dei vividi ricordi dell’infanzia del regista), per il migliore film straniero, nonché per la miglior regia con “Roma”. Oltre ad aver fatto ottenere il primo Oscar al Messico nella categoria film stranieri, Cuarón ha anche il merito di aver portato ancora più in alto la quota di Oscar (peraltro nelle categorie più importanti) portati a casa da parte di registi messicani negli ultimi 5 anni. Alla premiazione, il regista ringrazia il Messico e la propria famiglia.

Miglior attore non protagonista

Per la seconda volta in soli 3 anni (!) si aggiudica questo titolo Mahershala Ali per “Green Book”. Con “Moonlight” aveva già messo tutti d’accordo sulle sue eccezionali capacità interpretative e quest’Oscar ne è la conferma.

Miglior film d’animazione

Quest’anno è “Spider-Man – Un nuovo universo” ad aggiudicarsi l’Oscar, diventando la sesta opera del mondo Marvel ad ottenere l’ambita statuetta.

Miglior corto d’animazione

Il miglior corto di animazione è “Bao” di Domee Shi, la tenera storia della piccola pagnotta di riso cotta al vapore che prende vita per permettere all’anziana signora che l’ha cucinata di prendersi di nuovo cura di qualcuno. L’opera è prodotta dalla Pixar Animation Studios.

Miglior sceneggiatura originale

Sono Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly ad ottenere la statuetta alla miglior sceneggiatura originale per “Green Book”. Nick Vallelonga è il figlio di Frank Anthony Vallelonga Sr., meglio conosciuto come Tony Lip, ovvero l’Italo-Americano protagonista del film ed interpretato da Viggo Mortensen.

Miglior sceneggiatura non originale

Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee si aggiudicano invece l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per “BlacKkKlansman”. Spike Lee, in completo viola per omaggiare Prince, ricorda che “Le elezioni del 2020 sono vicine. Scegliamo l’amore, non l’odio.“.

Miglior canzone originale

La miglior canzone originale è “Shallow” per “A star is born”, grazie alla toccante interpretazione di Lady Gaga con Bradley Cooper, che hanno incantato la platea anche durante la serata prima della loro premiazione. In occasione della loro nomination, durante la serata ha presenziato anche Barbra Streisand, che esattamente 42 anni fa vinse la stessa statuetta per un’altra versione di “E’ nata una stella” (1976, regia di Frank Pierson).

Migliore colonna sonora e migliore scenografia

Entrambi gli Oscar sono stati aggiudicati da “Black Panther”, rispettivamente grazie allo splendido lavoro di Ludwig Göransson, Hannah Beachler e Jay Hart.

Miglior montaggio
“Bohemian Rhapsody” si aggiudica un terzo Oscar grazie al lavoro perfetto e senza sbavature di John Ottman.

Migliori effetti visivi
Sono Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm a portare a casa l’Oscar per i migliori effetti visivi per “First man – Il primo uomo”, il film su Neil Armstrong diretto da Damien Chazelle.

Miglior cortometraggio 
L’Oscar per il miglior corto va a “Skin” del filmmaker israeliano Guy Nattiv, che racconta l’impressionante storia di un neo-nazi dell’Ohio.

Miglior attrice protagonista

Non se lo aspettava Olivia Colman, Oscar alla miglior attrice protagonista per “La favorita”, che tra lo stupore, la commozione e la confusione non riesce ad articolare un discorso di ringraziamento organico, riuscendo solo a ridere, piangere, chiedere scusa a Glenn Close per il torto di averle soffiato l’Oscar e mandare un bacio a Lady Gaga.

Miglior attore protagonista

Decisamente meritata la statuetta per il miglior attore protagonista a Rami Malek, premiato per la sua impeccabile trasformazione nell’irraggiungibile Freddie Mercury in “Bohemian Rhapsody”. Malek sottolinea che per lui, figlio di emigrati egiziani, interpretare un omosessuale figlio di immigrati Pakistani ha un significato ancora più forte e che abbiamo bisogno di più storie come questa.

Miglior film

Quest’anno l’Academy ha voluto premiare “Green Book” di Peter Farrelly come miglior film. Con una sceneggiatura e degli attori da Oscar (come è stato -quasi totalmente- confermato questa sera) e un tema che oggi è vivo più che mai, beh…noi non possiamo che essere d’accordo. E, in fondo, abbiamo fatto il tifo per quest’opera.

Buonanotte e i prossimi Oscars!

Fra B.

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