Padrona del suo destino (A dangerous beauty) di Marshall Herskovitz

“Padrona del suo destino” in originale “A dangerous beauty” racconta la vita e le avventure della cortigiana onesta Veronica Franco.

La Franco, poetessa e cortigiana estremamente influente nella Repubblica Serenissima della prima metà del ‘500, viene interpretata dalla bellissima Catherine McCormack (in molti la ricorderanno come la moglie di Wallace in Braveheart).

La storia

La trama, nonostante sia romanza (è tratta dal romanzo best seller The honest cortesan di Margaret Rosenthal)  si avvicina molto alla vita delle stessa, tramandataci da storici, pittori, dai suoi carteggi e dalle sue stesse poesie e tenzoni.

La giovane Veronica, cresciuta libera tra l’educazione maschile del fratello e le frequentazioni dell’alta società veneziana, intraprende, come la madre, la carriera di cortigiana, costretta dalla povertà della famiglia, ma anche allettata dalla possibilità poter accedere a tutti i luoghi e gli studi preclusi o sconsigliati alle donne e poter diventare l’amante del patrizio Marco Venier (un bravissimo Rufus Sewall doppiato in italiano con accento veneziano).

Da lì fino all’abbandono della professione diverrà la cortigiana più famosa d’Europa, sarà coinvolta in affari di stato, comporrà poesie, disfide e tenzoni (rappresentate nel film come duelli di parole e stoccate), snodo centrale della pellicola è la competizione con il poeta Maffio Venier appartenente al suo stesso circolo del mecenate Domenico Venier, sopravviverà alla peste, alla guerra e la persecuzione della santa inquisizione…

Padrona Del suo destino

Le fonti

Pezzi di vita attestati dai versi e dalle epistole della stessa (Lettere familiari a diversi, Venezia, 1580 , tra le quali la più famosa è quella che tratta del mestiere della cortigiana), di Marco e Maffio (famosa è la sua poesia Veronica, ver unica puttana a cui Veronica rispose nelle Terze rime), oltre che dalle cronache del tempo, versi che diventano parole nelle bocche dei protagonisti all’interno della densa sceneggiatura del film.

«Io sono tanta vaga, e con tanto mio diletto converso con coloro che sanno per avere occasione ancora d’imparare, che, se la mia fortuna il comportasse, io farei tutta la mia vita e spenderei tutto ‘l mio tempo dolcemente nell’academie degli uomini virtuosi…».
(Lettere familiari a diversi, Venezia, 1580)

Padrona del suo destino nonostante le tematiche affrontate riesce ad amalgamare dramma storico e commedia romantica con tatto e delicatezza, senza mai sfociare nel melodramma.

Recitazione e costumi sfarzosi (di Gabriella Pescucci) sono al servizio di questa storia bellissima, e purtroppo poco studiata, ambientata in una Venezia che, nonostante sia quasi totalmente ricostruita in studio, risulta molto più reale e fedele che in tante altre rappresentazioni in “location”.

Padrona del suo destino 2

Le location e Corte del Remer

Infatti fin dalle prime immagini sarà chiaro che la maggior parte di Padrona del suo destino è girato a Cinecittà e in alcune ville fuori Roma, eccetto alcune brevi sequenze, come quella finale che vede Veronica e Marco in gondola nel bacino di San Marco (o forse anche quello è un inganno visivo?), brevi attimi che esperti come Jeff Cotton e Michael Pigott in World film locations Venice hanno già cercato di rintracciare con precisione, definendo l’intero impianto della ricostruzione “Tiepolesca”, riferimento pittorico insieme al Giorgione (che ritrasse la Franco) e molto più palese del qui riportato Canaletto: https://www.fictionalcities.co.uk/venicefilms.htm

Io invece mi sono divertita a ritrovare la casa di Veronica, che più volte vediamo nella pellicola, la quale pur se ricostruita in studio, si rifà sicuramente a un modello: il bellissimo e nascosto campiello del Remer, con la sua scalinata il porticato, l’affaccio sul Canal Grande e quel gusto goticheggiante.

Tradizione dice in effetti che qui vi fosse proprio una delle case della Franco (non la prima della madre attestata a Santa Maria Formosa), un campiello pregno di storia, qui infatti qualche centinaio di anni dopo nacque il circolo letterario di un’altra donna intellettuale dalla fama controversa: Margherita Sarfatti.

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