Pecore in erba (Alberto Caviglia)

Il giovane Leonardo è sparito e tra l’allarme generale della sua famiglia e di tutti coloro che l’hanno conosciuto si cominciano a muovere i media, pronti a catturare dettagli sulla vita di questo ragazzo all’apparenza come tutti gli altri, ma che cela un’attitudine alquanto peculiare, oltre che un genio eclettico tutto da scoprire.

L’assurdità del mondo distopico rappresentato dalla pellicola, in cui si estremizzano i canoni della libertà di pensiero fino al loro completo ribaltamento e alla conseguente glorificazione dell’antisemitismo, potrebbe sembrare un’altra idea partorita dalla geniale quanto demenziale mente di Maccio Capatonda. Invece trattasi dell’esordiente Alberto Caviglia, appena trentenne e con tanta strada davanti ma con chiare intenzioni di lasciare il segno provocando e divertendo.

La critica che gli si può muovere è quella di aver abusato dei personaggi famosi a sua disposizione, andando a scomodare nomi quali Mentana, Fazio, Elio, Marchioni, tra i tanti. Non sarebbe stato altrettanto geniale e provocatorio, pur senza cotanta sequela? Ci si può scusare ribattendo che solo così si è riuscito a rendere più verosimile la trama, mostrando la potenza della ripercussione di una storia su tutto il mondo mediatico, quando veicolata dai giusti mezzi (in questo caso, la televisione). Ciononostante, indubbiamente originale e divertente.

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