Un premio per i direttori della fotografia: Le giornate della luce

Per il secondo anno le strade e i luoghi del piccolo paese friulano di Spilimbergo si animano di cinefili ed esperti. Si è conclusa domenica 19 giugno la seconda edizione del festival “Le Giornate della Luce”, evento dedicato al mondo e agli autori della fotografia nel cinema.

Programma alla mano, la proposta degli organizzatori si è articolata nella proiezione serale di film tutti italiani e tutti datati 2016, ma già dal pomeriggio era possibile incontrare i registi, come Veronica Pivetti che raccontava del suo primo lavoro “Ne Giulietta ne Romeo”, cosi come Luca Bigazzi, a commentare il film d’apertura del festival “Il Natale della mamma imperfetta”, del quale era autore della fotografia.

E che dire, le FEMS potevano mancare? Inserite nella giuria giovani abbiamo soggiornato per tre giorni in Friuli, ma prima di raccontarvi dei film che abbiamo visto, due parole per il contorno. Prima delle proiezioni si poteva passeggiare tra le foto di scena della mostra “Friuli Venezia Giulia al cinema. Scatti sui set del Terzo Millennio” in collaborazione con FVG Film Commission, oppure ancora Antonio Maraldi dal Centro Cinema Città di Cesena propone “Pupi Avati: un autore italiano. Film 1998 – 2015”Altre due mostre “Dalle rive del mare… sculture luminose” di Alessandra Aita e “War is over!” in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà.

L’ultimo giorno, prima di assegnare i premi in serata, dalla mattina si è svolta “Giocare con la luce per evocare immagini”, una masterclass con Pupi Avati, Alberto Fasulo, Debora Vrizzi, Krzysztof Zanussi; aperta a tutti la lezione è stata pensata soprattutto per le scuole di cinema e fotografia ospitate al festival, provenienti da Roma, Milano, Gorizia, Lubjiana, Bolzano e Venezia.

Arriviamo ora a parlare di premi: i tre film finalisti, proiettati da giovedì sera, sono stati gli italiani “Suburra”, “La corrispondenza” e “La pazza gioia”. “Suburra” di Stefano Sollima con fotografia di Paolo Carnera è un esempio magistrale di uso narrativo della luce; la storia è forte, cruda, e forse ci colpisce ancora di più per la ipotetica vicinanza alle vicende che realmente sono accadute nei giorni narrati. La fotografia taglia la storia facendone una prima narrazione, insostituibile. Meno soddisfatto il pubblico della seconda sera di fronte a “La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore con D.o.P Fabio Zamarion; all’uscita della proiezioni molte critiche per un film con una storia debole, noiosa e ripetitiva tenuta in piedi da un cast d’eccellenza dove a fare da perno c’è Jeremy Irons, con un personaggio che non arriva ne a piacere ne a dispiacere. A nulla vale la fotografia magistrale che è spettacolare e maestosa, ma si perde nella banalità del film. Terza e ultima proiezione, arriva “La pazza gioia” di Paolo Virzì, D.o.P Vladan Radovic che ha conquistato sorrisi e anche qualche lacrima di commozione con l’interpretazione emozionante di Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, due adorabili donne instabili alle prese con la vita. Talmente bello e coinvolgente da percepire l’aspetto fotografico, ma come un elemento perfettamente fuso in un prodotto filmico notevole.

A conquistare il Quarzo della giuria presieduta da Pupi Avati è proprio “La pazza gioia”, che si aggiudica quasi all’unanimità anche il premio delle scuole di cinema e fotografia, il Quarzo dei giovani. Pubblico con gusti diversi, il terzo riconoscimento va all’autore della fotografia di “Suburra”.

È chiusa la seconda edizione delle Giornate della Luce, salutiamo il Friulia Venezia Giulia, ma solo per quest’anno speriamo.

 

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