Recensioni FEMS: Oceania di Ron Clements e John Musker!

L’Oceano ha scelto me per una ragione.

Oceania è una sintesi armonica e quasi perfetta dell’evoluzione dei lungometraggi di animazione Disney negli ultimi anni. Sintesi che al momento in cui scriviamo viene premiata con un notevole successo di pubblico e recensioni largamente positive. In Italia il 56° classico Disney ha dominato i botteghini da quella giornata cruciale che è il 26 Dicembre, quando tradizionalmente si va al cinema. Certo, Rogue One è stato il film più visto nel weekend di Natale, ma a livello di incassi Oceania ormai lo tallona da vicino: sorprendente se si considera che il film d’animazione è nelle sale da appena una settimana. Quali sono gli ingredienti di questa vittoria Disney che ha conquistato anche noi FEMS? Scopriamolo.

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Oceania fra Tradizione e Trasformazione

Ron Clements e John Musker, due mostri sacri di casa Disney (La Sirenetta, Aladdin, Hercules, la Principessa e il Ranocchio), si trovano qui alla loro prima opera di animazione CGI e sperimentano con gusto, ma con un controllo perfetto, sia della storia che della tecnica. Almeno due sequenze cantate sono assolutamente gustose sul lato visivo: la canzone di Maui, “Tranquilla” mette in scena un meraviglioso ballo di tatuaggi maori, mentre il canto degli antenati si trasforma in un’apparizione quasi mistica di navi e marinai che ci ricorda un’altra opera, forse ingiustamente sottovalutata, del formidabile duo di registi: L’Isola del Tesoro. Oceania si rifa alla tradizione delle storie e dell’animazione Disney con elementi che vengono riadattati e reinterpretati con mano sapiente, senza risultare ripetitivi. La stessa base della storia ha il sapore di un classico arrivato a noi dalla notte dei tempi.

Il film comincia con un prologo mitologico che ricorda vagamente – e non a caso – l’inizio di Hercules. Si narra la leggenda di Te’Fiti, divinità dotata del potere della creazione. Il suo cuore fu rubato dal semidio mutaforma Maui e da allora l’oscurità si diffonde nel mondo. Ma un giorno un navigatore costringerà Maui a restituire il cuore e salverà gli uomini dall’oscurità. La leggenda narrata all’inizio descrive di fatto l’ossatura della trama: Oceania è una vera e propria quest, dove c’è bisogno di un eroe per salvare il mondo dal male incombente. La struttura base della vicenda segue alla perfezione il cammino classico dell’eroe da fiaba, tra scontri, difficoltà, momenti di scoramento, epifanie spettacolari. Ci sono gli oggetti magici e gli aiutanti. Ci troviamo in un contesto antico dove leggende e visioni sono strettamente intrecciate alla realtà quotidiana. La magnifica novità è il modo in cui viene utilizzata questa struttura immortale.

Niente animali parlanti, per cominciare. Oceania riduce intermezzi e distrazioni all’osso, lasciando ai protagonisti il compito di reggere sia i momenti leggeri che le fasi più intense della trama. Questo minimalismo si sposa bene con il contesto: due persone e un pollo matto – non parlante – nella vastità dell’oceano ci trasmettono il senso dell’avventura. Il pollo, del resto, è fuorviante, perché i veri aiutanti muti sono due: l’oceano e il tatuaggio animato di Maui. Una trovata al tempo stesso poetica e spesso esilarante. Di fatto buona parte della comicità è fornita proprio dagli irresistibili siparietti fra Maui e il suo alter ego in forma di tatuaggio: una splendida chicca di animazione 2D.

Niente veri cattivi, per continuare. Pirati e granchi avidi sì, oscurità che divora il mondo certo, ma nessun Jafar, nessuna Ursula, dunque nessun cattivo primadonna in stile Disney. Il candidato ideale per questo ruolo sarebbe il granchio che dalla sua ha anche un numero canoro – peraltro ispirato a David Bowie – ma il suo ruolo è in fondo marginale e sembra più un inside joke sull’egocentrismo di tanti personaggi malvagi che si fanno battere per puro narcisismo. Il vero personaggio spaventoso del film, Te’Ka, è un mostro di lava muto e non ricorda nessun cattivo Disney: rimanda piuttosto ai robot distruttori di un altro gigante dell’animazione, Miyazaki. Quando lo si vede, è impossibile non pensare a Nausicaa della Valle del Vento. Si capisce presto che Te’Ka è un’istanza ecologista, rappresenta la natura distorta e mutata dall’avidità umana. Il cuore di Oceania sono i profondi simbolismi e la chiave di lettura viene data allo spettatore dai complessi personaggi principali: in primis Vaiana.

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Oltre la Principessa e il Principe: Vaiana e Maui nuovi modelli Disney?

La protagonista è una fusione di tante donne Disney: le più evidenti sono Pocahontas con il suo desiderio di libertà, la curiosità verso l’ignoto e il contatto privilegiato con la natura e Mulan con il suo profondo senso del dovere e il coraggio di infrangere le regole per proteggere i propri cari. Vaiana però supera tutti i modelli. È particolarmente indicativo un dialogo con Maui: lui la prende in giro chiamandola principessa, in virtù del vestito e dell’animaletto da compagnia, ma lei rifiuta categoricamente.

Vaiana non è una principessa, è la figlia del capo. Da questo punto di vista, ricorda Elsa di Frozen: Elsa non è una principessa, è la regina di Arendelle, in quanto tale destinata a governare. In Frozen però c’era comunque una principessa, Anna. Qual è dunque la differenza principale tra principesse e regine o figlie del capo? Il principe. Nessuno dice che Vaiana – a differenza di Pocahontas – dovrà sposarsi per comandare la tribù. Se nel caso di Elsa possiamo comunque immaginare che una volta diventata regina si porrà il problema della successione, per Vaiana l’elemento sentimentale o dinastico è totalmente assente. Nessuno mette in dubbio che sarà lei il capo, anzi tutta la prima parte del film è dedicata a mostrare la sua preparazione alla successione come guida della tribù di Motunui. Vaiana è il futuro capo, ed è un navigatore. Se il padre cerca di impedirle di superare la barriera corallina, non è perché lei è una ragazza, ma perché sono le regole del villaggio. Nessuno supera il reef.

La femminilità è al centro del film, in svariate forme: cura, coraggio, creazione, creatività, adattamento, voglia di scoperta, tradizione, distruzione. La nonna di Vaiana, saggia e un po’ matta, non può non ricordarci una Nonna Salice in salsa marina: il suo personaggio dà voce all’io più profondo della protagonista; la madre rappresenta invece l’amore per le persone: aiuta Vaiana a capire le necessità del suo popolo e a comprendere l’affetto della famiglia, senza costrizioni. La protagonista, come è raro nella Disney, ha entrambi i genitori: madre e padre di Vaiana giocano ruoli diversi nella sua educazione, e sono ben delineati come personaggi. La triade mamma-papà-nonna ricorda ancora una volta Mulan, anche se qui madre e nonna hanno ruoli ben più importanti.

Cosa ci dice dunque Oceania sul ruolo degli uomini? Il padre di Vaiana appare affettuoso, ma protettivo e legato a una tradizione restrittiva che si rifiuta di guardare all’essenza vera del suo popolo. Maui a una prima visione è un Hercules in versione tatuata e furba: un semidio che nasconde con uno strato generoso di spacconeria un repertorio di ansie di abbandono e sete di accettazione da far felice qualunque psicoanalista. Il personaggio si rivela a poco a poco, in gran parte grazie al suo già citato piccolo alter ego. Mini-Maui infatti, oltre a essere una trovata spassosa, è per il suo ‘portatore’ ciò che la nonna è per Vaiana: la sua essenza profonda, fatta di coraggio e generosità.

Maui rientrerebbe nella tradizione Disney delle spalle brontolone, ma non è una spalla. È il coprotagonista alla pari di un buddy-movie. Diventa così il personaggio più difficile da interpretare in questo film; in un altro contesto o fase storica sarebbe forse lui il protagonista. In fondo però noi sappiamo chi è Maui, perché qualcosa di simile lo conosciamo già: Maui è Prometeo. Nella mitologia greca Prometeo era un titano che più volte imbrogliò gli dei per aiutare gli uomini; i due hanno molto in comune, tra cui rubare il fuoco per regalarlo all’umanità. Possiamo dedurre dunque che anche Maui come Prometeo sia il simbolo del progresso. Un progresso rappresentato al maschile che ha portato la rovina e ora non sa più quale sia il suo posto nella storia. Il ruolo più profondo di Vaiana è riconciliare gli uomini con la propria vulnerabilità, il progresso con i propri limiti.

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Oceania: un Oceano di Significati e di Meraviglie

Come si sarà già intuito, Oceania è un film con molteplici livelli di lettura. I personaggi si trasformano, a volte alla lettera come Maui il mutaforma, altre volte nel loro presentare numerose sfaccettature. La cultura polinesiana, soprattutto nei tatuaggi, viene ripresa e celebrata con grande cura e rispetto. Ci sono state alcune polemiche perché il personaggio di Maui appariva ‘sovrappeso’ anziché muscoloso e palestrato, ma al netto di una morbidezza di disegno che sembra caratterizzare tutti i personaggi e richiama il film ‘parente’ geografico Lilo e Stitch, Maui di fatto appare molto simile a un massiccio giocatore di rugby. Una nota: dispiace che in italiano il nome della protagonista Moana sia stato cambiato, perché in lingua maori vuol dire Oceano e la coerenza culturale ne risente.

Dal punto di vista dell’animazione in senso stretto, i disegni sono meravigliosi. Il film presenta una valanga di citazioni cinematografiche che spaziano fino a Mad Max: Fury Road. Musker e Clements si concedono battute per adulti sui film Disney o sulla società moderna che rendono il film godibile anche per un pubblico adulto. Forse un paio di risvolti di trama sono risolti in modo vagamente semplicistico (su un’isola minuscola è improbabile che la protagonista non conosca una montagna sacra), ma si possono perdonare.

Le canzoni sono molto più belle in inglese che in italiano, per cui è da consigliare se possibile la visione in lingua originale. Le voci in italiano non sono sgradevoli quanto quelle di Rapunzel (che rimane almeno per chi scrive il punto più basso, soprattutto per le canzoni), ma i testi originali emanano una magia che manca nella versione italiana. Le musiche sono comunque meravigliose, al livello del bellissimo e sottovalutato La Principessa e il Ranocchio.

Oceania è un film mutaforma: sposa culture antichissime e una commistione di animazione classica e moderna per creare qualcosa di nuovo che parli del nostro tempo. Il messaggio è semplice: per salvarci dobbiamo avere il coraggio di recuperare il rapporto stretto con la madre terra, ritrovare Te’Fiti. E per farlo, bisogna che l’umanità-Vaiana vada a prendere il progresso-Maui per un orecchio e lo costringa a restituire alla natura la sua importanza, il suo cuore.

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Dalla Colonna Sonora: We Know the Way (Song of the Ancestors) – Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foa’i

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