Rogue one di Gareth Edwards- A Star wars debate

Star Wars è tornato ancora una volta, Rogue one – A Star Wars Story ci racconta un episodio cruciale compreso nell’intervallo temporale tra la Vendetta dei Sith e Una nuova speranza: chi e come è riuscito a rubare i piani della Morte Nera (il pianeta in grado di distruggerne un’altro) e consegnarli alla Principessa Leila? La risposta racchiusa in 2 ore e trenta di film implica l’atto eroico di un gruppo di guerrieri fuori dal comune, capeggiati da Jyn Erso, Felicity Jones, alias la figlia dell’ingegnere creatore dell’arma.

Come spesso accade in questi film “evento” i fan si sono scatenati: vale la pena vederlo? E’ meglio o peggio di Il risveglio del forza? E’ ben legato alla vecchia saga?Abbiamo interrogato tre persone diverse (Dario Ardossi, un vero esperto di Star Wars e due FEMS Maria e Francesca) riguardo alcuni punti cruciali e tematiche significative, di modo da creare un’analisi critica davvero completa.

Rogue one

star-warsRogue (tra gli altri) vuol dire furfante. La traduzione potrebbe sviare e farci pensare a una sorta di I guardiani della Galassia in salsa Star wars. Invece la maggior parte dei componenti della squadra sono soldati, alla ricerca di una missione che raggiunga lo scopo che le loro azioni passate non erano state in grado di fare. L’unico vero fuorilegge (One) è Jyn (una sorta di Han Solo al femminile), anche se, a causa di qualòche buco di sceneggiatura, in effetti non sappiamo né quale sia il suo crimine, né perchè dovremmo considerarla un furfante…

Al di là del significato letterale di mina vagante, stella pericolosa in quanto fuori traiettoria, Rogue One rievoca tutto un immaginario nei fan di Star Wars. Infatti i Rogue sono i ribelli dei ribelli, i reietti, quelli che non riescono a trovare un loro spazio un po’ per le loro origini un po’ per il loro rifiuto delle regole. La squadriglia Rogue di Wedge Antilles, nominato ad un certo punto del film (sarà un caso? io non credo), ha avuto ampio spazio nell’universo espanso formato da romanzi fumetti e videogiochi ma è stata eliminata dalla continuty narrativa una volta che la Disney ha acquisito i diritti della Lucas FIlm. Scegliere questo titolo è in un certo senso un raccoglierne l’eredità ma anche una promessa per i fan “non vi abbiamo dimenticati”.

Parlando invece in un senso genericamente cinefilo, il titolo è anche un appiglio ad alcune pellicole a cui Rogue One si rifà appieno, ovvero i film di guerra degli anni ’60. I cannoni di Navarone, Dove osano le acquile, Quella sporca dozzina e Il grande Uno rosso sono i diretti modelli da cui deriva il nuovo, e primo spinoff, capitolo della saga di Staer Wars. Per altro ne “Il grande uno rosso”, di cui si noti la somiglianza nel titolo, ha recitato anche Mark Hamill (coincidenze? io non credo).

Ricalcando ancora una volta il Viaggio dell’eroe, tanto caro a George Lucas, il film è diviso principalmente in tre fasi: infanzia di Jyn, la missione con l’ufficiale Cassian Andor (Diego Luna) e l’attacco al Pianeta.

star-wars-structureLa struttura di base del film è la stessa di tutti gli Star wars, anche alcuni episodi cardine si ripetono: la nascita e vita su un pianeta desertico, la missione centrale, la morte del maestro, la fuga, l’attacco finale con scudo/generatore da distruggere per compiere la missione. Solo il finale è ampiamente diverso.

C’è un forte stacco tra la prima parte e l’introduzione del personaggio di Jyn adulto, e si ha difficoltà a capire cosa le sia successo in questi vent’anni. Qualche battuta in più, decisamente non avrebbe guastato, ma pare siano andate tutte perdute in fase di rimontaggio, inoltre c’è odore di prequel  … (Felicity Jones ha un contratto per due film).

L’ultima parte è sicuramente la sezione del film più riuscita: dinamica e coinvolgente. Scopriamo allora che Tony Gilroy non è stato solo l’ultimo a rivedere la sceneggiatura, ma ha anche rigirato il finale… 

Le forze ribelli ci appaiono divise e piene di lati oscuri.

Sicuramente le forze ribelli non fanno sempre e solo cose buone, sembra una cosa scontata ma è il primo film di Star Wars che la pensi in questi termini!

Meno utile ci sembra l’introduzione della frangia estremista mediorientale, forse perché essendo così legata al contemporaneo disturba il fatto che venga sviluppata malamente, o forse il problema è che il capo di questi estremisti, pur essendo un personaggio cardine non è minimamente approfondite (altre scene tagliate?!?).

star-wars-rebelsLa ribellione, la forza univocamente positiva rappresentata nei vecchi film, viene per la prima volta vista da vicino: i suoi soldati e capi hanno facce e nomi e sono divisi, le fazioni si scontrano tra di loro in quella che è quasi una guerra interna e i più estremisti vivono relegati in un pianeta desertico e semidistrutto, Jedha. Viene da pensare quanto l’attuale contesto storico abbia influenzato questa rappresentazione, che mostra i lati oscuri di ciò che nei primi film rappresentava unicamente luce, speranza, eroismo. Per la prima volta ci rendiamo conto che i ribelli compiono anche azioni moralmente discutibili, mentre niente negli altri film ci aveva portato a porci questo dubbio. La ribellione in Rogue One è dolorosa, dura e realistica.

Il ribelle Cassian Andor entra in scena come un assassino senza scrupoli, e rivela un improbabile idealismo pragmatico: ciò che fa, lo fa per la ribellione e ne accetta il peso, purché sia utile.

Quello che poteva essere il punto di forza maggiore del film d un certo punto si rivela un boomerang. Infatti tutti personaggi ribelli nella parte finale si dimenticano di queste sfumature ed agiscono in piena armonia verso il fine comune, in questo modo alcuni comportamenti iniziali dei personaggi alcuni ordini più da imperiali che da ribelli buoni, perdono in parte valore e credibilità. Peccato.

 Se la ribellione non appare più cristallina come un tempo, anche l’Impero smette di essere un buco nero di malvagità, e ospita uno dei personaggi più luminosi e forti del film.

Jyn Erso/Garen Erso: un tema fondamentale il rapporto padre – figlia.

Da circa quattro capitoli della saga non incontravamo individui tanto sfaccettati e tormentati. L’indiscutibile protagonista, Jyn Erso, appare come una Katniss Everdeen adulta con una sfacciataggine degna del migliore Han Solo, eppure rivela presto un conflitto interiore legato al rapporto con la ribellione e alla scomparsa del padre. I padri, sempre fondamentali in Star Wars, anche in questo spin off ricoprono un ruolo fondamentale.

star-wars-fatherTale rapporto/conflitto generazionale è uno dei temi portanti della serie di Guerre Stellari e credo derivi dalla partenza autobiografica che ha avuto la saga. Lucas ha inserito molto della sua gioventù in Star Wars. Anche in Rogue One, come ne Il ritorno dello Jedi, Jyn è l’unica che ha fiducia nel padre e questa fiducia viene ricambiata, ancora una volta il padre muore tra le
braccia di un figlio lasciandogli il compito di rimediare agli errori. Ancora una volta la vita di un eroe/eroina/antieroe è segnata dall’assenza di un genitore.

Jyn viene due volte  abbandonata dal proprio padre, quello reale e quello adottivo (il leader estremista). Ciononostante soprattutto verso il primo continua a provare un’amore e un’ammirazione sconfinata, qualsiasi cosa gli altri ne pensino, dopo il pessimo rapporto Kylo Ren – Han Solo, e il difficile Anakin-Luke, ci voleva un po’ di sano amore padre – figlio!

Il risveglio della forza e Rogue one.

In definitiva io credo che quello che discosta lo spin off della saga principale non siano la struttura o la filosofia di base, nonostante un aspetto palesemente più dark, ma nel tentativo di rifarsi ad un solo genere, il suddetto genere di guerra virato però come fantascienza. Episodio VII invece(assieme ai precedenti) è un sovrapporsi di suggestioni e di rimandi a molti altri generi (fantasy e fantascienza in primis, ma anche western, guerra, peplum in costume, battaglie navali e quant’altro). La critica principale di poca originalità de Il risveglio della Forza è facilmente smontabile con il fatto che è nella natura stessa di Star Wars quella di rimasticare e reinterpretare quello che è venuto prima, anche se stesso.

star-wars I due film per molti punti di vista potrebbero sembrare opposti e invece sono perfettamente complementari. JJ Abrams ricalca il montaggio, e le riprese di George Lucas con venerazione, con quello stile camaleontico che solo lui sa fare, solleticando i vecchi fan e creando quasi un reboot per le nuove generazioni. Anche Gareth Edwards pur usando una fotografia più ‘dark’ riprende potentemente l’estetica dei film ’70 e ’80, recuperando e montando persino le scene inedite del ’77 e ricalcando moltissime delle riprese dell’epoca, ma lo fa con uno stile meno fedele che ci ricorda più il lavoro dei registi di L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello jedi, che non Lucas stesso.

Rogue One rappresenta una svolta importante nel franchise di Star Wars. Non solo perché è il primo episodio della serie di spin off Star Wars Story. Non solo perché è senz’altro il film più crudo e violento all’interno della saga fino ad ora, tanto da essere stato definito “un vero e proprio film di guerra”. Rogue One è importante perché non somiglia a nessun altro film di Star Wars.
È evidente come gli sceneggiatori si siano divertiti a giocare con stereotipi e certezze. Una ventata d’aria fresca dopo un settimo episodio appassionante ma molto legato ai canoni dei film originali e pieno zeppo di rimandi e citazioni. Rogue One non rompe i legami con la saga principale, ma taglia molto sul fan service e reinterpreta con originalità ciò che ripropone.

Partiamo dal principio. Appena il film comincia, notiamo subito che manca qualcosa. “A long time ago, in a galaxy far far away” non appare. I titoli a scorrimento non esistono. Lo spettatore è catapultato immediatamente nello spazio con addosso un senso di smarrimento. Arriviamo sul pianeta Lah’mu e facciamo subito la conoscenza di Galen e Lyra, una coppia che evidentemente si trova in guai grossi. Insieme a loro incontriamo una bambina di nome Jyn e qualcosa ci dice che potremmo averla già vista nei trailer. Ma non sappiamo nulla. O meglio, la nostra conoscenza dipende da quanto abbiamo letto e visto nel periodo precedente all’uscita del film, che nel mio caso corrisponde al minimo indispensabile.

 L’assenza dei titoli di testa ci priva di punti di riferimento, il che aumenta il pathos del film, visto che siamo costretti a scoprire personaggi ed eventi man mano che si svolgono davanti ai nostri occhi. 

Un capitolo con personaggi che appassionano come non succedeva da un po’ nella saga. In confronto, i protagonisti del Risveglio della Forza, specialmente i cattivi, si muovono come figure cartonate sullo sfondo della propria storia, lasciandoci a sperare in sviluppi più interessanti. Rogue One è un film adulto, una Star Wars Story matura. Speriamo sia un buon segno.

 

 

VERDE: Francesca Maria Solinas

BLU: Maria Parisi
VIOLA: Dario Ardossi

 

 

 

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