Ryuzo and His Seven Henchmen di Kitano Takeshi

L’ex-yakuza conosciuto nei tempi d’oro come Ryuzo il Demone, è ormai un vecchio acciaccato e disprezzato dai suoi familiari. Deciso a non arrendersi all’età che avanza e convinto di poter ancora dimostrare il suo valore, decide di mettere insieme la vecchia ghenga per poter fronteggiare un gruppo rivale di veri criminali.

La rappresentazione delle vicende degli yakuza, tanto divertenti nelle loro contraddizioni di criminali giapponesi (in un certo senso un ossimoro) quando crudeli e spietati, non è certo una novità per Kitano Takeshi (che nei titoli di coda, di fianco al personaggio da lui interpretato, decide di utilizzare il suo nome da comico, Beat “Biito” Takeshi). Eppure questa volta sceglie di estremizzare il lato ridicolo ponendo davanti alla macchina da presa un gruppo di anziani acciaccati che giocano ancora a fare i giovani: già un simile concetto di per sé suscita il riso, ma quando l’impasto viene lavorato da un autore di simile vena comico-cinica, il risultato è di indubbio successo. Il solo personaggio di Mac – Sparalesto (chiamato così per la sua passione per Steve MacQueen, del quale replica ancora lo stile con improbabile abbinamento di chiodo di pelle e sciarpa bianca), affetto da galoppante Parkinson, vale l’intero prezzo del biglietto.

Durante la visione di quest’opera si ride quindi fino alle lacrime, ma amaramente: nonostante il ridicolo atteggiamento da eroi immortali e sprezzanti del pericolo dei protagonisti, una realtà ben lontana dai loro ideali romantici è pronta a schiacciarli. Ma loro, forse anche perché già con un piede nella fossa, sono pronti a correre il rischio e dimostrare ancora una volta il loro valore, come dei veri samurai.

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