Salma, Leila, Noor e la vita a Tel Aviv: Libere, Disobbedienti, Innamorate

Vediamo la sinossi di “Libere, Disobbedienti, Innamorate. In between”, film nelle sale ora firmato da Maysaloun Hamoud. Tre giovani donne, Salma, Leila e Noor vivono assieme condividendo un appartamento. Tra di loro ci sono grandi differenze: per scelte di vita, lavoro, carattere. Durante il film, partendo da posizioni molto distanti, passano attraverso diverse difficoltà. Grazie a queste difficoltà le tre protagoniste si avvicinano e diventano amiche. Sembra un banalissimo film, una commedia romantica già trita e ritrita.

Aggiungiamo alcuni elementi: l’ambientazione prima di tutto. La vicenda si svolge a Tel Aviv. Nella caotica città israeliana si muovo le nostre ragazze, tra luoghi di lavoro, svago e la casa situata nel quartiere yemenita. L’appartamento è ampio, con tre stanze, un bagno, una cucina e un grande salotto. Visiteremo spesso la casa, durante il film. Il salotto è originale, e soprattutto, è costellato di vinili, mozziconi di sigarette e filtri, bottiglie di birra vuote, cuffie. Una delle inquiline infatti, è una dj a tempo perso e barista per pagare l’affitto. Piena di tatuaggi e piercing in bella vista. La prima scena si apre su una festa dove ai piatti c’è lei, che fa ballare diverse persone tra le quali un gruppo in preda ai festeggiamenti per l’addio al nubilato. Spicca tra di loro il volto di una ragazza estremamente bella quanto provocante e appariscente. Il piglio è chiaro da subito:”Quando abiterai a casa di tuo marito dovrai chiedergli il permesso anche per accenderti una sigaretta”. Trucco marcato, vestiti provocanti, e un aria di sfida dipinta sfrontatamente in volto. Sono Salma e Laila, due coinquiline e soprattutto due ragazze alle prese con una vita sesso, droga e musica elettronica. A pochi minuti dall’inizio, appena inquadrati i primi due personaggi, piomba nel gioco filmico la terza pedina. Noor, coinquilina non prevista, è una ragazza molto credente e agli antipodi rispetto alle scelte di vita di Leila e Salma.

La storia si srotola senza fatica sui binari che possiamo ben immaginare: le tre giovani donne inizialmente sono distanti, ma nel corso della storia quello che ci conquista sono le continue bombe che esplodono nelle loro vite. Ognuna di loro è continuamente messa alla prova. E quello che rende allo stesso tempo sconvolgente e coinvolgente la vicenda è un contesto potenzialmente molto ostile verso le donne, capace di acuire, e di molto, le difficoltà di ognuna delle tre protagoniste. L’agognato avvicinamento arriva a seguito di una svolta estremamente drammatica, quanto drammaticamente presente tra le righe. Dall’inizio della storia aleggia innegabilmente lo spettro di un rischio crescente nell’essere nata femmina.

La vicenda risulta così alla stesso tempo normale e terrificante, lasciandoci nel limbo del reale e della finzione. A propendere verso la realtà è l’assenza di un lieto fine; presentissime invece, le scelte che Leila, Salma e Noor devono prendere anche se a malincuore. Con una prova di regia molto ben strutturata, Maysaloun ci prende per mano e ci conduce in un contesto ben specifico. Un mix calibrato di fotografia allo stesso tempo intima e sfrontata, un approccio ideale alle storie di Leila, Salma e Noor. le tre ragazze diventano un emblema dell’identità femminile soffocata, tre paladine che combattono con i mulini a vento. Proprio questo le conduce a scelte difficili, poste davanti ad un bivio non sanno se restare e accettare la situazione a testa alta, o partire e abbandonare la loro terra d’origine. L’ormai ex fidanzato di Leila si fa portavoce di un approccio culturale diffuso: “Indossa quello che vuole la gente, ma mangia quello che vuoi tu. Non puoi cambiare il mondo in un solo giorno”. E purtroppo la sensazione finale è che nonostante la testa alta e i gesti di sfida, quest’affermazione sia parzialmente verità. Il titolo originale di questa pellicola acquista in questa sensazione tutto il suo significato. Bar Bahar non ha una traduzione letterale completamente esaustiva. Si potrebbe definire come lo stare “in mezzo” né in un luogo né in un altro. Le nostre protagoniste sono in una sorta di terra di mezzo, possono essere ribelli, ma non accettate, o sottostare alle pretese della società tradizionale. Allo stesso modo potrebbe essere anche un luogo temporale, un periodo transitorio che ha come punto di arrivo l’emancipazione della donna. E in questo senso, auspicabilmente, le tre protagoniste sono l’incarnazione degli sforzi di tutte le donne di Tel Aviv.

Share This: