The Green Knight – Sir Gawain e Il cavaliere verde

Un’insolito film Natalizio questo The Green Knight, tratto dal romanzo cavalleresco Sir Gawain e il Cavaliere Verde:

Re Artù è a Camelot per celebrare il Capodanno. Intorno a lui i cavalieri della Tavola Rotonda, «in splendida festa e spensierato piacere». È costume del re ascoltare, prima di dar inizio al pranzo, la «strana storia di qualche avventura». Ed ecco, prima che qualcuno cominci a narrare un racconto meraviglioso, si fa avanti il meraviglioso stesso. È un gigantesco cavaliere, tutto vestito del verde più puro, in mano ha un’ascia «mostruosa ed enorme». Quando parla, è per proporre una sfida che fa tremare.
(Ed. Piccola Biblioteca Adelphi, a cura di Pietro Boitani)
Gawain (il sempre bravo Dev Patel) si offre di raccogliere la sua sfida e per tanto può colpirlo per primo, un anno dopo però dovrà recarsi in una remota chiesa per ricevere indietro il colpo sferrato. Gawain decapita il Cavaliere Verde, ma questi riprende la propria testa e ripete la sua profezia, che ora suona come una condanna a morte. Il giovane cavaliere passa un anno di scellerati piaceri, ma il Natale si avvicina…
Il film di David Lowery riprende la trama del romanzo e la rielabora, aggiungendo diversi episodi ed incontri lungo il cammino:
Fiaba, Avventura, magia, esoterismo, misticismo, amore e morte sono i temi che hanno sempre reso affascinante questo racconto che mischia la leggerezza della fiaba natalizia con lo scontro uomo natura, l’amor cortese, la magia ed il significato stesso dell’essere cavaliere.
La quest di Gawain, che qui è soprattuto un viaggio iniziatico, si svolge sempre al limitare tra la vita e la morte (a volte ci sorge il dubbio che il cavaliere sia morto nell’impresa e che non stiamo più seguendo qualcosa di reale, ma solo un sogno),
la verità e l’inganno si mescolano, e sta allo spettatore discernere e trovare la migliore chiave di lettura: “Cosa significa essere cavaliere?” “Chi è o cos’è davvero davvero il cavaliere verde?” “Chi è la dama interpretata da Alicia Vikander e perchè ha un doppio ruolo? (il suo monologo e la prova a cui sottopone il cavaliere sono la chiave di quasi tutto il racconto) “… dubbi che ci portiamo avanti fino al folgorante finale.
Lungo la strada pur se affascinati dalla messa in scena, ed i riferimenti all’arte medievale non possiamo non notare che il ritmo meditabondo e pensieroso, a volte invece che aiutare ad immergersi in un substrato mistico stanca, certo una quest potrebbe svolgersi tutta nella mente del cavaliere…ma è l’avventura ed il ritmo che rendevano queste storie affascinanti nel medioevo, come oggi. Il film non riesce a fare quel salto dal fascino alla bellezza che ha portato un titolo analogo come “Excalibur” (a cui Lowery si è sicuramente ispirato) a diventare cult, ma sicuramente si tratta di uno dei film più interessanti tratti dai romanzi medievali, da lungo tempo a questa parte.

 

 

 

 

 

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