The Room di Tommy Wiseau: la recensione FEMS del padrino del cinema trash

I did not hit her, it’s not true! It’s bullshit! I did not hit her! I did not! Oh hi, Mark.

Alla fine ci siamo arrivate: la nostra breve serie di articoli sul cinema trash si conclude con una recensione. E quale film potevamo recensire se non The Room, il Quarto Potere del cinema brutto? Bando agli indugi, e tuffiamoci in questa meravigliosa giostra di nonsense!

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Ooookay….

La trama di The Room: quale trama?

La trama base di The Room, o perlomeno l’unico filo di trama che proceda con un minimo di coerenza lungo tutta la durata del film, è il triangolo amoroso fra Johnny, Lisa e l’amico Mark. Johnny è una persona di successo con un lavoro fantastico in cui fa una montagna di soldi, ma di cui non si sa nulla per tutto il film, Lisa è la sua fidanzata che non sembra avere altro scopo se non ordinare pizza, ricevere regali e pianificare corna, e Mark è l’amico figo, o perlomeno l’unico che si salva, uomo oggetto per eccellenza in quanto il suo personaggio ha il solo scopo di fungere da oggetto a Lisa e in una certa misura anche a Johnny.

Questi individui deliziosamente bidimensionali si incasinano quando Lisa si stufa del suo futuro marito Johnny e decide di sedurre Mark. La relazione va avanti in un escalation di cinismo da parte di Lisa e conflitti interiori da parte di Mark, finché la festa di compleanno di Johhny non porta tutto allo scoperto. Johnny si suicida in una scena talmente drammatica, assurda ed esagerata da fare invidia a Nicolas Cage, e gli altri sono tutti profondamente traumatizzati.

Questa la trama principale. Tuttavia durante il film compaiono fili di storie che vengono vagamente accennati e subito prontamente abbandonati. Questi fili sono perlopiù legati ai personaggi secondari, come la madre di Lisa – unica voce vagamente ragionevole che a tratti sembra prendere in giro il film stesso – e Denny, un ragazzino inquietante che è stato grossomodo adottato da Johnny e ha grandi potenzialità da stalker. Ecco i principali fili perduti:

  • Il cancro: durante un dialogo, la madre di Lisa afferma di avere un cancro al seno; Lisa liquida la cosa con un “They cure people all the time” e il cancro non viene mai più nominato durante il film;
  • Lo spacciatore: una scena che sembra essere presente solo per mostrare il coraggio e la prestanza fisica di Johnny; Denny viene minacciato da uno spacciatore con cui ha un debito, gli altri lo fermano e tutti – a parte la madre di Lisa – sembrano avere una tale fretta di chiudere la faccenda che ci si chiede se siano complici.
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“Oh, Denny!”

Perché The Room rientra fra i film brutti

  • La recitazione (da scarsa convinzione a telenovela brasiliana in zero secondi);
  • La regia amatoriale;
  • L’originale assenza di messa a fuoco;
  • La musica imbarazzante;
  • Le voragini di sceneggiatura;
  • I fili di trama che si perdono come in un maglione mangiato dalle tarme;
  • La scelta dei costumi (football in abito da cerimonia, anyone?);
  • I green screen;
  • Le immagini stock di San Francisco;
  • I capelli di Johnny;
  • Gli attori sostituiti durante la lavorazione, senza però rigirare le scene precedenti;
  • “Hi Mark”, “Hi Johnny”, “Hi Lisa”, “Hi Denny”…
  • I dialoghi deliranti;
  • La continuity presa a pugni e lasciata ad agonizzare in un angolo;
  • I quadri con i cucchiai;
  • Praticamente tutto.
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It’s bullshit!

Perché amiamo The Room e potreste amarlo anche voi

  • La genuinità dei sentimenti del suo autore Tommy Wiseau, ben rappresentata in questo articolo di BadTaste scritto da Gabriele Niola, che ci sentiamo di citare:

“a differenza di tanti film fatti senza un vero perché, per compiacere qualcun altro, per convenienza, per raggiungere un successo cavalcando elementi di moda o per sfruttare un talent famoso (solo per rimanere in Italia si pensi ai recenti Game Therapy o agli storici Troppo Belli e Alex L’Ariete, film che non esprimono la personalità di nessuno), vedendo The Room si ha la netta impressione di aver capito benissimo cosa ci sia dietro questa storia, quali pulsioni e quali frustrazioni. Che è ben più di “qualcosa”, significa aver fatto di un’opera, brutta, un volano per i propri sentimenti.”

  • Il gusto della visione in compagnia, dell’interazione con l’opera, della caccia a tutte le caratteristiche strane e gli errori di sceneggiatura o di regia, come già abbiamo detto nella precedente guida al cinema trash, è ciò che rende l’esperienza coinvolgente e affascinante; nel caso di The Room, questo può avvenire anche al cinema, se riuscite a partecipare a una delle numerose proiezioni in giro per il mondo. La maggior parte sono negli Stati Uniti, però, per esempio, a Londra viene proiettato una volta al mese al Prince Charles Cinema. Se avete la possibilità, approfittatene, e portatevi una scorta di cucchiai di plastica!
  • La storia incredibile e ancora misteriosa del film e del suo autore: chi è Tommy Wiseau? Da dove viene? Dove ha trovato sei milioni di dollari per finanziare un’opera che ne ha guadagnato poco più di un migliaio al momento della sua uscita nei cinema? Tutte queste domande rimangono senza risposta. La storia di The Room è stata raccontata dall’attore coprotagonista Greg Sestero, “Mark”, nel suo libro cult “The Disaster Artist”; se il titolo vi pare familiare, è perché quest’anno è uscito al cinema il film omonimo di James Franco tratto dal libro. Anche quello è un bel film, da vedere dopo “The Room” per continuare a stupirsi e scoprire tutte le – ultraespressive – facce di Tommy Wiseau.

In conclusione: mettete da parte il cinefilo elitario che c’è in voi, e date una possibilità a The Room, un film brutto, ma genuino, sconclusionato, ma originale, delirante e commovente nel suo delirio, un film che a modo suo, usando gli stereotipi del dramma in modo stridente e assolutamente fuori posto, riesce secondo l’autore della definizione “Quarto Potere dei film brutti” a “esporre la natura artificiosa di Hollywood”. E a scatenare risate e stupore nel frattempo, tanto che il film è amato da molti autori contemporanei di commedie come Paul Rudd, Kristen Bell, Jonah Hill, Edgar Wright.

Come dice Dave Franco-Greg Sestero alla fine di “The Disaster Artist”,

“Quante volte credi che Hitchcock abbia avuto una reazione come questa?”

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