“The tiger” di Park Hoon-jung

Ha aperto il 18° FEFF il film “The tiger” di Park Hoon-jung, già noto al pubblico per il suo “The showdown” presentato a Udine 5 anni fa.

La storia, ambientata nella Corea del 1925, è quella del vecchio cacciatore Man-duk che dopo la morte della moglie rinuncia alla caccia per badare al suo unico figlio Seouk. Parallelamente un gruppo di cacciatori capeggiati da Gu-kyung al servizio delle truppe nipponiche stanziate in Corea cerca ostinatamente la grande tigre dall’occhio solo, considerata da tutti “Il signore della montagna”. Tra feroci attacchi sia da parte della tigre che degli esseri umani e i piccoli eventi quotidiani nella vita di Man-duk e suo figlio, che vorrebbe entrare a far parte del gruppo di cacciatori ed intascare così una somma sufficientemente decorosa per poter sposare la propria amata, si svolge una parabola da cui nessuno esce vincitore.

Al di là delle semplici considerazioni sulla presentazione di un mondo capovolto, in cui la tigre è di gran lunga più umana degli uomini ossessionati dall’idea di super-potere e conquista della montagna, territorio appartenente alla divinità (almeno secondo la credenza nipponica), possiamo notare un gruppo di attori eccellenti nell’interpretazione dei propri personaggi. Da Choi Min-Sik (Man-duk), bravissimo nell’impersonare tanto un giovane e agile cacciatore quanto uno stanco e malconcio vecchio che battibecca sempre col figlio (imperdibili i loro dialoghi), a Jeong Man-sik (nella pellicola Gu-kyung, nonché impressionante versione coreana di Watanabe Ken!), sanguinario e spietato cacciatore che perde tutta la sua umanità per perseguire il proprio scopo.

Impossibile non percepire il parallelismo tra Man-duk e la tigre, che durante lo svolgimento della pellicola attraversano un percorso simile, ugualmente penoso e che condurrà entrambi a comprendersi a vicenda, nonostante un destino comune che sembra segnato.

Spiace assistere all’esagerato numero di scene climax, che se da una parte scuotono i momenti di “bassa pressione”, dall’altra interrompono la tensione che sarebbe necessaria per vivere davvero appieno il momento in cui lo scontro finale incalza. Allo stesso modo è esagerato il numero di flash-back e retroscena di una storia che non aveva necessità di accentuare la propria drammaticità e che quindi scade un po’ nel pietosismo.

Ciononostante si tratta di un buon prodotto, soprattutto dal punto di vista della fotografia e delle musiche, per cui vale sicuramente la pena di vederlo (ed ascoltarlo).
Nella speranza quindi che scopriate quest’opera, vi invitiamo a godere degli splendidi fermo-immagine tratti dal film stesso.
https://www.flickr.com/photos/fareastfilm/sets/72157667041011036/

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