The Wachowski(s): Fine di una storia

The Wachowskis/i Wachowski, più spesso ricordati come i “Fratelli Wachowski”, prima Andy e Larry, oggi Lana e Lilly, sono stati tra gli autori (qui qualche critico storcerà il naso) più influenti della mia generazione: quella formatasi tra gli anni 90’ e il primo decennio del 2000.

I Wachowski infatti esordiscono sul grande schermo nel 1996 con il dimenticabile Bound – Torbido inganno  ma è nel 1999 che si fanno conoscere al mondo, con un titolo che ha cambiato non solo il modo di girare i film d’azione occidentali, ma che ci ha aperto gli occhi sul cambio di secolo, tra usi, costumi, paure e tecnologie: stiamo parlando naturalmente di  Matrix.

Sono passati esattamente vent’anni e probabilmente non vedremo più nulla di loro (almeno a breve termine), lo scorso Ottobre infatti non solo si sono ritirati ma hanno messo in vendita il loro ufficio di produzione di Chicago, dichiarando di non avere più progetti o idee in cantiere. Il loro ultimo film insieme è la prima stagione del serial cult “Sense8”,  e forse dovremmo considerarlo il loro “addio” al pubblico, una sorta di testamento, ed in effetti la serie si presenta proprio così: come un concentrato della loro filosofia, delle loro fissazioni, gusti, stili, amicizie e vita.

Un percorso che vediamo rispecchiarsi e maturare attraverso la loro filmografia:

Matrix

regia: The Wachowskis

cast: Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving,

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Australia

Premi: Oscar al miglior sonoro, Oscar ai migliori effetti speciali,

Distribuzione: Warner Bros

cit. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.

E’ incredibile pensare, al giorno d’oggi, che a due ex attrezzisti di scenografia con un progetto folle, e alle spalle solo un pessimo film (Bound) venga dato in mano dal uno dei maggiori produttori di Hollywood Joel Silver e Warner Bros un budget sufficiente a creare un megafilm d’azione come Matrix, ma erano altri tempi, siamo negli anni 90’ il cinema era ancora nel pieno delle sue possibilità e i produttori potevano e sapevano rischiare.

Da questa scommessa nasce un film davvero geniale e unico: dal punto di vista estetico mescola i film orientali e gli anime giapponesi, al classico film d’azione americano – le coreografie di lotta curate in ogni singolo particolare, il “bullet time”(sì lo hanno inventato loro) e molto altro- mentre nello svolgersi di una trama semplice, ma conturbante ed efficace, troviamo elementi e riferimenti precisi della filosofia greca, del ‘500, romantica, classici della letteratura, dogmi della religione cristiana, il tutto mescolato e shakerato, all’interno di un racconto dal ritmo serratissimo.

Un mondo che sembra reale ed è invece solo un paravento per nascondere la realtà vera. Seguendo un tatuaggio sulla spalla di una ragazza, l’hacker Neo scopre che la cosiddetta ‘realtà’ è solo un impulso elettrico fornito al cervello degli umani da un’intelligenza artificiale. La Terra era sopravvissuta alla catastrofe ma l’umanità ha avuto bisogno delle macchine per sopravvivere. E queste hanno vinto. Ma le macchine necessitano degli uomini e della loro energia. L’illusione in cui li fanno vivere è finalizzata a ‘coltivarli’ meglio. Nessuno è a conoscenza del tempo che è passato da quando il neurosimulatore ha assegnato una data fittizia al tempo. Solo Neo, con l’aiuto del pirata informatico Morpheus e della bella Trinity, può tentare di scoprire la verità. Ma non sarà facile.  Giancarlo Zappoli – Mymovies

Il cast azzeccato, mescola razze e fisici, con i due protagonisti Neo “The One” interpretato da Keanu Reeves e la sua metà, o meglio trinità “Trinity” interpretata da Carrie Ann Moss: sono talmente simili da sembrare due volti della stessa persona, inguantati in quei vestiti neri di pelle, con cappotti e occhialini, che all’epoca consideravamo davvero “fighi” e ora forse un po’ fetish (no, non è vero sono sempre fighi!)…

All’effetto “Wow” della visione che influirà tantissimo la filmografia successiva occidentale si unisce la sensazione che questo film dica molto sul mondo in cui stavamo vivendo: un mondo perfetto, senza pericoli  apparenti che celava una realtà terribile,  invisibile per la maggior parte delle persone “normali”…

L’attentato del 2001 poi ha fatto vedere le cose sotto una luce ancora più oscura.

Il clima di terrore che si instaura negli Stati uniti a partire da quella data genera quella che considero la seconda opera per importanza nel loro racconto artistico: V for Vendetta 2006.

(Nel frattempo tra il 1999 e il 2006 da Matrix sono generati due sequel dimenticabili Matrix reloaded e Matrix revolution (sempre girati dai Wachowski), una serie antologica animata sperimentale Animatrix disegnata da autori occidentali e orientali mescolando diverse tecniche classiche e innovative)

V for Vendetta

Regista: James McTeigue

Cast: Hugo Weaving, Natalie Portman

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Germania

Distribuzione: Warner Bros

cit. C’è molto più della carne dietro questa maschera. C’è un’idea, e le idee sono a prova di proiettile.

Qui i Wachowski sono alla sceneggiatura, che si basa sull’omonima graphic novel di  Alan Moore ,mentre alla regia troviamo  James McTeigue (The Raven, Sense8). Di fatti il film è decisamente meno fine esteticamente rispetto ai loro precedenti, ma vede la sua maggiore forza non solo, ancora una volta, nell’incanalare un sentimento comune, ma anche nella creazione del protagonista, interpretato dallo Hugo Weaving il cattivissimo di Matrix, che qui invece è il rivoluzionario, potente, colto e logorroico “V”: un uomo senza volto che si cela dietro una maschera di Guy Fawks.

Guy Fawks storicamente è il rivoluzionario che non riuscì a fermare il governo di Re Giacomo I d’Inghilterra, le sue prepotenze e persecuzioni, ma che ogni anno in Inghilterra viene ricordato il 5 di Novembre.

“V” , invece, grazie al supporto del popolo, è il rivoluzionario che ce la fa, ferma un governo totalitario (stile 1984 ) nato dalla paura, ma perde anche la sua natura di uomo, diventando un ideale.

Il film non è un capolavoro e non è un mega successo al botteghino ma ha una forte influenza culturale, V diventa davvero un simbolo della lotta al sistema, tanto che il gruppo hacker, più famoso del mondo, “Anonymous” ne prende il volto come pure ilsistema comunicativo. Credo in effetti che non ci sia modo migliore di far prendere vita alla filosofia dei Wachowsky se non con un gruppo hacker che combatte il sistema e il mondo del terrore: in fondo anche Neo era un hacker!

Sul set di V for Vendetta, Natalie Portman stava leggendo l’Atlante delle nuvole di David Mitchell

Subito dopo aver girato Speed racer 2008 dal manga di Tatsuo Yoshida i Wachowski cominciano a lavorare alla sceneggiatura del loro film più ambizioso: Claud Atlas 2013, nel frattempo Larry diventa Lana, o meglio come dice di solito si evolve in Lana.

Il film che vorrebbe essere quello che 2001 Odissea nello spazio era stato per la fantascienza degli anni 70′, viene girato negli Studios di Berlino insieme al regista coautore Tom Tykwer, considerato uno dei volti del nuovo cinema tedesco (ricordate tutti Lola corre ?).

Claud Atlas 

Registi: Tom Tykwer, The Wachowskis

Cast: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Germania, Cina, Singapore
Eagle Pictures

cit: La nostra vita non ci appartiene. Da grembo a tomba siamo legati ad altri. Passati e presenti. E da ogni crimine, da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro

Il progetto, come dicevo, è ambiziosissimo, forse persino troppo:

6 flussi narrativi ambientati in luoghi e tempi diversi (presente, passato, passato remoto, futuro, futuro remotissimo) si mescolano in maniera non lineare all’interno di un racconto intrecciato, dove i volti degli stessi attori si ripetono deformati interpretando persone di sesso e specie diverse, tutte tra loro collegate, come in una costellazione, grazie alla loro forza interiore o forse è solo il destino.

Sei storie si svolgono in parallelo anche se ambientate in sei epoche diverse, come se fossero presenti in un’unica dimensione senza tempo. A metà ottocento un avvocato americano si adopera contro la schiavitù, negli anni ’30 un giovane compositore bisessuale viene incastrato da un grandissimo autore presso il quale lavora, a San Francisco negli anni ’70 una giornalista cerca di svelare un complotto per la realizzazione di un reattore nucleare, ai giorni nostri in Inghilterra un anziano editore viene incastrato e internato in una casa di cura da cui cercherà di fuggire, nella Seul del 2144 un clone si unisce ai ribelli e scopre che quelle come lei sono utilizzate come cibo per altri fabbricati e infine nel 2321 in una Terra ridotta all’eta della pietra da una non ben identificata apocalisse un uomo entra in contatto con i pochi membri di una civiltà tecnologicamente avanzata e si ribella alla tribù dominante. Gabriele Niola – Mymovies

Effettivamente si tratta davvero, ancora una volta di qualcosa mai visto prima.

Il film funziona, grazie anche al solito effetto WOW, ma non tanto quanto dovrebbe: il legante tra i personaggi e i racconti infatti è talmente flebile ed inspiegabile, che non basta uno dei migliori montaggi mai visti a giustificarlo completamente. Non tutti i racconti poi sono alla stessa altezza, uno dei più riusciti è quello del vecchietto che organizza una grande fuga dalla casa di riposo, e qui finalmente scopriamo che Wachowski sanno anche far ridere, mentre nella Tokyo del futuro, ritroviamo il gusto cyberpunk di Matrix, in un racconto con anche molte affinità di trama con il loro primo film (i malvagi del “governo”, gli esseri umani usati come carne da macello, la rivoluzione, il predestinato, la storia d’amore, il sacrifico,…).

La protagonista di questo racconto, l’attrice  coreana Doona Bae, sottile androgina, ci ricorda un po’ il nostro vecchio Neo e diventa l’attore feticcio dei Wachowsky, tanto che la ritroviamo anche  nel loro film successivo Jupiter ascending.

Jupiter ascending

regia: The Wachowskis

cast: Channing Tatum, Mila Kunis, Sean Bean, Eddie Redmayne

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Distribuzione: Warner Bros

Cit: Caine: “Your Majesty, I have more in common with a dog than I have with you.”

Jupiter Jones: “I love dogs. I’ve always loved dogs.”

Jupiter ascending è un supermegaproduzione Hollywoodiana targata Warner Bros (come la maggior parte dei loro film), un progetto costosissimo che è stato anche uno dei più grandi flop della storia del cinema recente, ed ha decretato la fine del super film d’azione “originali d’autore”, i Wachowski infatti avevano totale libertà creativa, con una sola direttiva: creare una storia per tutti che potesse diventare una saga.

Jupiter, figlia di immigrati russi, pulisce i bagni per vivere, sogna un domani migliore ma nel suo presente dorme in una stanza con i suoi parenti e non pensa di valere più del lavoro che fa. Un giorno, a sorpresa, in un salvataggio rocambolesco scopre di essere l’oggetto del desiderio di una famiglia di nobili alieni e viene così rapita da quello che diventerà il suo oggetto del desiderio, un mercenario mezzo uomo-mezzo cane. Dopo aver passato in rassegna i tre fratelli del nobile casato che si litiga la sua amicizia per interesse, come fossero fantasmi dickensiani, scoprirà di poter finalmente lottare per se stessa assieme al suo cavaliere. Gabriele Niola – Mymovies

Ho letto da poco un articolo interessante su questo film (https://www.syfy.com/syfywire/next-cult-classic-jupiter-ascending-should-be-recognized-as-royalty), che ne evidenzia le potenzialità di diventare un cult nel futuro, gli elementi che ne venivano evidenziati sono in particolare nella protagonista, interpretata dall’attrice di origine ucraina/russa Mila Kunis: un’immigrata dell’Europa dell’Est, che per lavoro fa la signora delle pulizie, non particolarmente intelligente, né dotata ma davvero tosta, sulle cui spalle pesa la responsabilità della salvezza, non solo della propria famiglia, ma dell’intero pianeta Terra. Alla fine del racconto la sua vita non è apparentemente cambiata, ma interiormente è una persona diversa: sicura di sé e per questo in armonia con il mondo e con la propria famiglia. Il coprotagonista, maschio, non le ruba mai la scena, è un personaggio forte dalle grandi capacità di lotta, ma come un cane fedele, protegge ed ama incondizionatamente la sua padrona.

L’effetto estetico WOW qui diventa davvero portentoso, scenografie folli incastrano cattedrali monumentali all’interno di astronavi, lotte aeree tra grattacieli, orgie sospese nell’aria composte da centinaia di corpi galleggianti, piscine con vista universo degne di divinità greche e molto altro…Pur all’interno di un contenitore esteticamente ambizioso la storia al suo interno è semplice, ed è con i racconti semplici che i due registi danno del loro meglio, come si era già visto con Matrix, ed ancor di più poi con Sense8 infatti, pur essendo il loro sogno creare delle saghe sull’orma de Il signore degli anelli o giochi di ruolo infiniti alla Dangeons and dragons hanno difficolta a sviluppare trame complesse, tanto che spesso è proprio nel “non detto” che hanno più forza.

Donna Bae, che non è l’unica del cast di Cloud Atlas ad essere presente anche in Jupiter, qui è una cacciatrice di taglie che lavora per la nobile famiglia Abrasax, famiglia che naturalmente fonda la propria ricchezza nel consumare le vite degli esseri viventi, di cui si nutrono per avere la vita eterna, ancora una volta i Wachowski si autocitano, rendendo palese la loro autoreferenzialità che raggiunge l’apice con la serie Sense8.

Sense8

ideatori: The Wachowskis, J. Michael Straczynski

cast: Jamie ClaytonDoona BaeTuppence MiddletonDaryl Hannah

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Distribuzione: Netflix

Cit: Sometimes… you make a mistake. You’ve got two choices: you live with it, or you fix it.

La serie vede 8 protagonisti con 8 storie diverse in 8 luoghi differenti della terra (non vi ricorda Cloud Atlas?), il legame tra i protagonisti è molto forte a livello sensoriale ed in momenti inspiegabili: durante inseguimenti, scene di lotta, ma anche mentre ascoltano la musica, nuotano o fanno l’amore le loro personalità e sensi vanno a sovrapporsi creando dei momenti di condivisione davvero unici.

Si tratta ancora una volta di qualcosa mai visto prima.

Montaggio, fotografia, colonna sonora, si uniscono in un’opera che vuole meravigliare esteticamente in ogni momento, nel crearla fanno un lavoro di “famiglia” tornando a lavorare molti attori dei film precedenti ma soprattutto con gli amici registi: Tom Tykwer e James McTeigue , con cui si dividono le location sparse per il mondo. I luoghi e le storie poi non sembrano scelti a caso: Berlino e Nairobi, sono due città dove Tom Tykwer ha lavorato a lungo e le conosce molto bene, Donna Bae è la protagonista delle avventure Seul e da sfogo a scenografie di arti marziali, curate come danze (vi ricorda Matrix?),  Chicago è la città dei Wachowski e San Francisco quella del movimento LGBT di cui Lana Wachowski  è considerata portavoce, questo permette un buon approfondimento dei luoghi lontani dal solito stereotipo da cartolina (ad eccezione dell’India…).

La serie è un concentrato di “Wachowski”, tanta azione di vario genere,  la passione per i film d’azione di serie B (vedi il personaggio di Lito Rodriguez), un po’ di filosofia new age,  l’amore per la storia dell’arte (le scene al Rijeksmuseum e all’Anahuacalli su tutte), la musica e l’arte di ogni momento e fotogramma (si vedano le “orge sensoriali” e la disquisizione in classe sul sesso come arte), insieme a tantissime citazioni, riferimenti e auto-citazioni, ma anche soprattutto c’è tanto delle biografie dei Wachowski stessi che si mescolano con quelle dei personaggi.

In particolare il primo pensiero va alla hacker (ancora!) transessuale Nomi e la sua fidanzata rasta multicolore (proprio come Lana) Amanita Kaplan, il suo rapporto con la sorella (che potrebbe essere una forma diversa di Larry), ma anche un po’ di Lito Rodriguez e la sua passione per i film di serie B e forse anche degli altri…persino il secondario Puck potrebbe essere un riferimento divertito al passato come stella del sadomaso della compagna di Lana, Ilsa Strix?

Le 8 trame singole sono perfettamente sviluppate e portano a un’ottimo coinvolgimento emotivo dello spettatore, la trama principale, che come al solito vede un complotto internazionale, invece più si complica più perde forza, infatti da il suo meglio nella prima serie, grazie ai dubbi che genera nello spettatore grazie a tutto il non detto.

Con Sense8 i Wachowski hanno avuto la possibilità di realizzare uno dei sogni della loro vita: un racconto declinabile, dove i personaggi seguendo i loro ruoli (per un approfondimento: http://www.serialthings.com/sense8/), si evolvono, si inter scambiano, in una sola puntata avevano la possibilità di cambiare più volte genere narrativo (dal thriller, alla commedia, dal gangster movie, alla storia d’amore), parlare di megacomplotti governativi (una vera fissazione) e di sentimenti in modo completamente libero con il budget per una serie tv tra i più costosi di sempre…la pacchia non poteva durare in eterno e mentre Andy abbandona la serie alla seconda stagione per evolversi in Lilly, la serie chiude i battenti, per decisione di Netflix, poco dopo, con il film Amor vincit omnia.

Amor vincit omnia non è proprio il più fine e studiato degli addi (forse è la puntata con la scrittura più grossolana) ma è comunque un addio accompagnato  da un sentimento positivo, come dice il titolo stesso, ed è ancora una volta una citazione dotta, il film è un atto d’amore a tutti i fan della serie e forse a tutti i fan dei Wachowski in generale: la fine di una storia.

Omnia vincit amor et nos cedamus amori (Publio Virgilio Marone)

 

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