Uno splendido trentenne: chi è il Torino Film Festival

35453194_torino-film-festival-2015-presentato-il-programma-0Il mese di novembre a Torino, per chi ci vive o ci passa solo un po’ di tempo, ti stupisce sempre un po’. Quando ormai dalle montagne scende il freddo e la gente si infila nei cappotti pesanti, la città sfodera tutte le due armi per non farti rimanere a casa, srotolando un calendario di eventi che anche l’ultimo dei pantofolai non può ignorare.

C’è Artissima, Paratissima, C2C e chi più ne ha più ne metta, ma soprattutto per i cinefili più curiosi c’è il Torino Film Festival, che viene annunciato da eventi collaterali come il Moving TFF per iniziare a scaldare l’atmosfera ed accendere la curiosità. E funziona: da qualche giorno ormai girano sottobanco i programmi cartacei, spiegazzati, pieni di frecce, pieghe, orecchie, occhi, di bisbigli di confronto, di programmi sovrapposti.

Quest’anno il calendario di proiezioni riempirà le agende dal 20 al 28 novembre, con un paio di “pre-eventi”: il 18 al Cinema Classico la proiezione di “Bella e perduta” di Pietro Marcello, mentre il 20 la proiezione di “Suffragette” di Sarah Gavron per il gala di apertura.

Ma chi è questo splendido trentenne che riesce a mantenere quest’allure sempre un po’ giovane e un po’ indie? Quello che noi conosciamo come Torino Film Festival, o per gli amici TFF, è nato con un altro nome. E’ il 1982 quando tra i corridoi dell’Università si inizia a vociferare di un nuovo festival cinematografico, il primo in città dopo l’esperimento fatto solo un anno prima da Marco Muller, che aveva lanciato un progetto dedicato al cinema cinese riscuotendo un successo strepitoso. Edizione uno, o puntata pilota se vogliamo, Ombre elettriche non viene ripetuto, ma serve a catalizzare l’attenzione sulle potenzialità sopite della città. A Torino il DAMS indirizzo cinema, raccoglieva un gruppo di studenti corposo e vivace, molto attivo soprattutto intorno alla figura di un professore che in realtà andrebbe denominato “IL” professore, Gianni Rondolino. Gravitano intorno a lui alcuni studenti che, lo scommettiamo, avete già sentito nominare; proviamo ad elencarne alcuni come ad esempio Roberto Turigliatto, Steve Della Casa, Alberto Barbera, che già collaboravano sotto la guida attenta di Baldo Vallero alle attività del Movie CLub e dell’AIACE.

Quindi vediamo gli ingredienti per un ottimo cocktail:

1 stimatissimo ed amato Professore di Storia del Cinema

1 gruppo (più o meno corposo) di giovani studenti appassionati di cinema e molto attivi

1 Assessore alla Gioventù ben disposto alle novità

1 Città giovane in via di ridefinizione ed appassionata di cinema

1 buona idea

Creatività qb

 

Mescolate tutto con energia e servite freddo. Il cockatil ci chiama Festival Internazionale Cinema Giovani.

La prima edizione si svolge in poche sale cittadine, che vengono affollate attirando appassionati di cinema, ma non solo, anche studenti e torinesi che si guardano volentieri un nuovo film. La capacità attrattiva del festival è data dalla sua impostazione: alla base della programmazione sta una sola regola: i film proposti devono ruotare intorno al concetto di cinema giovane, con le declinazioni del caso che vanno da cinema fatto per i giovani, che affronta le tematiche giovanili, o che sia fatto da giovani. Insomma tutte le declinazioni di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Altra regola, le opere devono essere prime, o al limite seconde, per il resto ampio spazio all’immaginazione: non a caso, a lato del concorso ufficiale (non competitivo), si staglia uno dei progetti più interessanti del festival, la sezione “Spazio Aperto”, dove senza selezione vengono proiettate tutte le opere che chiunque può proporre con le conseguenze del caso: tanto bene o tanto male, si evidenziano anche prodotti molto interessanti. Altro punto di forza, le retrospettive, che attirano non solo gli appassionati ogni anno alla scoperta di un tema diverso.

Ecco qual’è il segreto del festival: senza troppe cerimonie si aprono le porte delle sale e si accoglie chi ha voglia di dire o di ascoltare qualcosa: non c’è tappeto rosso, non ci sono troppe star, ed ecco che magari a prendere il caffè lungo via Po ci si ritrova a fianco di qualche regista o attore o studioso famoso.

Ma stavamo parlando del 1982, e degli anni ne sono passsati. Anche il festival è cresciuto tanto, e come tutti ha sviluppato una sua identità, è diventato grande e ha cambiato nome: nel 1997 diventa Torino Film Festival, con una vocazione più internazionale, ma rimanendo sempre legato alla sua impostazione friendly e orientata ai giovani. Nonostante le turbolenze che lo hanno segnato, i problemi interni e le difficoltà, non ha mancato di stupirci nemmeno un anno, travolgendo via Po e le sale di appassionati cinefili e giovani studenti infreddoliti, per una settimana in cui ogni necessità è bandita: programma alla mano, si dorme poco, si mangia al volo e ci si ritrova tutti un pochino storditi a fine giornata, dopo una maratona di 5 o 6 film. Ma, si sa, così è la dura vita del cinefilo, e quindi meglio continuare sotto lo sguardo benevolo della Mole Antonelliana che ci controlla dall’alto, anche quest’anno ci ritroviamo in sala.

 

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