Venezia 74: ‘Downsizing’-ovvero riportare tutto alla giusta misura

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia n. 74 ci regala un inizio pieno di buone intenzioni. Downsizing, di Alexander Payne, film di apertura e primo presentato del concorso internazionale è un buon film, uno di quei film che possono non entusiasmare nell’immediato, ma che non lasciano indifferente uno spettatore attento.

In un futuro prossimo, dove la sovrappopolazione è il principale problema del pianeta Terra, uno scienziato norvegese sembra aver trovato la soluzione trovando il modo di rimpicciolire gli esseri viventi. Un umano può arrivare a misurare pochi centimetri, riducendo così in proporzione la quantità di rifiuti prodotta e aumentando in modo inversamente proporzionale il suo potere d’acquisto.

E proprio soprattutto per quest’ultimo motivo, dopo qualche anno le persone che sceglieranno di rimpicciolire saranno sempre più numerose, compreso Paul Safranek (Matt Damon), terapista occupazionale che sognava un futuro da medico e che assieme alla moglie cerca nel rimpicciolimento (downsizing, appunto) un nuovo inizio e una vita migliore in una delle numerose città nate per gli “small”, i rimpiccioliti, che offrono ogni lusso e comodità.

Ma come spesso accade nella vita, le cose non vanno come ci si aspetterebbe e il nostro Paul si ritroverà a dover affrontare da solo un nuovo inizio.

Poche cose valorizzano un film come il giusto titolo, e “Downsizing” in questo caso è un titolo perfetto. Il rimpicciolimento fisico del protagonista è infatti anche un ridimensionamento, una scoperta, in questo nuovo mondo dei piccoli, della misura delle cose, soprattutto quelle che contano. Ma quello che il film piano piano ci dimostrerà è che questo rimpicciolimento non cancella la natura dell’uomo e queste nuove comunità small non faranno altro che riprodurre in scala ridotta le stesse ingiustizie, le stesse dinamiche di sfruttamento e prevaricazione e gli stessi disequilibri delle comunità umane tradizionali.
Ma Paul sarà fortunato e l’incontro con Gong Jiang, dissidente vietnamita in fuga (la meravigliosa Hong Chau) gli permetterà di trovare il suo scopo, il suo posto e la sua misura.

Il film non si allontana mai dai toni della commedia, nonostante un pizzico di black humour e una deviazione che sfiora l’apocalittico verso il finale. L’impressione nell’ultima mezz’ora è quella di uscire un po’ dalla trama iniziale, ma il tutto torna a scorrere nella bella scena finale, che racchiude un po’ tutto il senso di Downsizing e la sua capacità di farci riflettere sulla nostra società e di spingerci all’autocritica sul nostro ruolo in essa.

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